«Per l’Asti-Cuneo impegno concreto obiettivo: 2024»

Il senatore Bergesio ha fatto il punto sulle principali infrastrutture attese dalla Granda

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Importante accelerata nei lavori per il completamento del­l’Auto­stra­da Asti-Cuneo. Nelle prossime settimane sono in programma nuove tappe cruciali, come la visita del ministro Salvini (circola la data del 3 aprile) e l’apertura al traffico del penultimo tratto. In merito a questi sviluppi – e ad altre interessanti tematiche, come l’emergenza siccità e il futuro della Rai – abbiamo intervistato il senatore e segretario provinciale della Lega, Giorgio Maria Bergesio.

Senatore Bergesio, entro apri­le è prevista l’entrata in esercizio della tratta Roddi-Verduno dell’autostrada Asti-Cuneo. Quanto è significativa questa tappa?
«L’Asti-Cuneo è sicuramente un’opera strategica, la tratta Roddi-Verduno lo è in modo fondamentale. Per questo è importante che, grazie al lavoro del Governo e della Re­gione Piemonte, la società Auto­stra­da Asti-Cuneo sia riuscita fi­nalmente a dare una decisa ac­celerazione al cronoprogramma. Quando il tratto sarà completato, sarà più agevole raggiungere l’ospedale di Verdu­no e per farlo non sarà necessario pagare alcun pedaggio».

A breve è in agenda il sopralluogo del ministro Salvini. Quan­to è importante la collaborazione tra Ministeri, Re­gio­ne e Provincia?
«Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Tra­sporti, Matteo Salvini, segue da vicino il dossier, a conferma della grande attenzione che il Mit riserva a quest’opera fondamentale per la provincia di Cuneo. Da cittadino cuneese, ringrazio il ministro Salvini, il ministro Sangiu­liano e il viceministro Rixi che hanno ben compreso le esigenze del no­stro territorio, e tutti coloro che stanno lavorando bene per concretizzare l’opera. La provincia di Cuneo attende da 30 anni questa via di collegamento e grazie al­l’impegno congiunto tra Pro­vincia, Regione e Ministeri fi­nalmente sarà possibile superare anche gli ultimi passaggi».

A questo proposito, rimane da sbloccare l’iter dell’ultimo lot­to. L’obiettivo di concludere nel 2024 è realistico?
«L’impegno del Governo è fattivo e l’inaugurazione definitiva potrebbe addirittura essere anticipata rispetto alle previsioni. L’obiettivo è concludere le opere nel 2024».

Quali sono le altre priorità nel territorio cuneese?
«La Granda deve affrontare vari nodi cruciali per il tessuto economico e sociale. Penso alle opere stradali quali il tunnel del Tenda che, grazie all’azione governativa, ha subito un’importante accelerazione nei lavori. Penso alla va­riante di Demonte che con lo sblocco sul quale stiamo la­vo­rando andrebbe a risolvere il traffico di una zona ormai con­gestionata, senza poi di­men­ticare la tangenziale di Fos­sano, i cui lavori procedono, e l’ammodernamento del­la Sta­ta­le 28 che ogni anno vede trop­pi incidenti stradali. Infra­strutture vuol poi dire anche affrontare la crisi idrica che sta affliggendo la nostra provincia, sia per quanto riguarda l’uso idropotabile che quello agricolo».

Il ruolo della Lega?
«In tema di viabilità, come Lega, già con il precedente Governo abbiamo favorito lo sblocco di importanti opere infrastrutturali quali il tunnel del Tenda e l’Autostrada A33, presidiando in parallelo le altre tematiche rilevanti. Un impegno quotidiano e costante che continuerà nei prossimi mesi per favorire il completamento di opere fondamentali per la Granda. Sulla siccità, invece, è di questi giorni la notizia che il tavolo del Go­verno sulla crisi idrica ha deciso di varare una cabina di regia per gli interventi strutturali di medio e lungo periodo e di nominare un commissario nazionale in carica fino al 31 dicembre 2023. Un primo importante passo per la realizzazione di opere infrastrutturali che dovranno consentire di mettere in sicurezza un diritto pubblico essenziale, quale l’utilizzo della risorsa acqua».

Proprio sulla questione siccità, di recente ha incontrato l’Amministrazione Comunale albese. Quali sono i suoi au­spici a questo proposito?
«Per mitigare gli effetti del cambiamento climatico l’unica strategia possibile consiste nell’adeguare la rete infrastrutturale alle mutate esigenze di contesto. Il mio auspicio è che si riesca a mettere in pratica quanto ormai richiesto a più voci dalle associazioni di categoria e dalle principali categorie produttive, a cominciare da una rete di invasi piccoli e medi che consentirebbero di immagazzinare l’acqua, risorsa preziosissima. Il “Pia­no laghetti”, con la disponibilità delle risorse del Fsc, il Fondo Sviluppo e Coesione, potrebbe contribuire a risolvere il problema, evitando la dispersione di acqua».

Cosa comporterebbe nello specifico?
«Oggi il sistema nazionale di gestione delle acque è in grado di accumulare e rendere di­spo­nibili per gli usi irrigui in agri­coltura, ma anche per gli usi industriali e civili, appena l’11% dell’acqua che cade sul territorio italiano, in media tra i 300 e i 320 miliardi di metri cubi l’anno. I nuovi bacini dovrebbero aumentare di più del 60% la capacità complessiva già esistente sul territorio nazionale. Si tratta di strutture che potrebbero portare quella percentuale dell’11% al 30%, forse 35%. La situazione è drammatica. Servono urgentemente interventi strutturali sulla rete idrica, che presenta carenze e perdite importanti: le risorse rivenienti dalla tariffa, oltre che da interventi statali, sono cospicue e dovranno consentire una rivisitazione complessiva del piano d’ambito provinciale al fine di realizzare interconnessioni e altre opere infrastrutturali di prospettiva, quale è stato ad esempio in passato l’Acque­dot­to delle Langhe».

Qualche giorno fa lei è stato nominato tra i componenti della Commissione di Vigilan­za Rai. Quali sono, a suo avviso, le linee guida da seguire per il futuro dell’azienda?
«A mio parere la Rai ha tutte le carte in regola per puntare a risultati sempre migliori. Dob­biamo lavorare a una profonda innovazione dell’azienda di Stato. Il rilancio passa da qui, dagli investimenti, dalla professionalità e da una concreta lotta agli sprechi e ai disservizi. La Lega, intanto, è impegnata sul tema canone, con l’obiettivo di sforbiciarlo. Il primo passo sarà toglierlo dalle bollette: dall’anno prossimo si dovranno individuare nuovi strumenti».

Gestione della risorsa idrica nel cuneese «si mettano
in campo strategie comuni»

Dopo il confronto avviato nelle scorse settimane con i soggetti responsabili dell’acqua pubblica, lo scorso 18 marzo, in Comune ad Alba, si è tenuto un incontro sul problema della siccità tra l’Amministrazione Comunale e i consorzi irrigui della zona. Il sindaco Carlo Bo e l’assessore Massimo Reggio hanno insistito sulla necessità di un dialogo costante per programmare strategie condivise sull’uso dell’acqua. Ospite dell’incontro il senatore Giorgio Maria Bergesio, presidente del­l’As­sociazione Acque Irrigue Cuneesi, che nell’occasione ha illustrato i programmi a livello regionale e nazionale, specie sulla creazione degli invasi sulle principali aste fluviali cuneesi e sul futuro dei sistemi irrigui canalizzati. I consorzi albesi hanno richiesto attenzione nei confronti di un “equo prelievo” su tutta l’asta del Tanaro in modo che i territori più a valle non risultino penalizzati dai prelievi di monte. Il Senatore a tal proposito ha garantito che promuoverà degli incontri a livello provinciale tra i consorzi per concordare delle strategie comuni.


Articolo a cura di Domenico Abbondandolo