Home Home in evidenza «Con l’autonomia servizi più giusti per i cittadini»

«Con l’autonomia servizi più giusti per i cittadini»

IDEA ha intervistato il ministro agli Affari Regionali, Roberto Calderoli: «È inconcepibile che il nostro ordinamento non dica chiaramente cosa lo Stato è tenuto a dare agli italiani in cambio delle loro tasse»

0
2

Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri che ha approvato il disegno di legge sull'Autonomia differenziata, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, Roma, 02 febbraio 2023. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Il Consiglio dei Ministri, giovedì scorso, ha dato il secondo via libera, all’unanimità, al disegno di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata. Il provvedimento, che ha già avuto l’ok della “Stato-Re­gioni”, passa ora al Parla­men­to che dovrà esaminarlo e poi votarlo. La premier Meloni l’ha definita come «una svolta necessaria». Parole di soddisfazione anche da parte di Al­berto Cirio, presidente del­la Regione Piemonte: «Fi­nal­men­te – ha detto il Go­ver­na­tore – si dà attuazione a un per­corso previsto dalla nostra Costituzione da più di 20 an­ni, dato che la riforma del titolo V è del 2001. Il fatto che sia proprio la nostra Carta co­stituzionale a prevedere l’autonomia differenziata cre­do sia la migliore prova e garanzia della sua utilità». E ha ag­giunto: «Auto­nomia si­gni­fi­ca risorse usate in modo più efficace e con meno sprechi. Si­gnifica responsabilizzare gli amministratori pubblici, mettendoli nella condizione di fare bene, ma an­che di fronte alle proprie re­spon­sabilità quando le cose non vengono fatte». Per approfondire il te­ma abbiamo colloquiato con il promotore del di­segno di legge: il ministro per gli Af­fari Regionali e le Auto­no­mie, Roberto Calde­roli.

Ministro, perché la pro­posta di legge che lei e la Le­­ga sta­te por­­tando avanti è così im­portante per il Paese?
«Perché va a colmare una gra­ve lacuna. E lo fa sta­­­­­bilendo i li­­velli essenziali del­­­le prestazioni su diritti civili e sociali che devono essere ga­ran­titi su tutto il territorio nazionale. Nel momento in cui una determinata funzione viene affidata alle Regioni, devono esserci dei parametri di riferimento certi in modo tale che lo Stato possa assicurarsi che quei diritti previsti costituzionalmente siano effettivamente garantiti».

Un esempio concreto?
«Prendiamo il caso del rilascio del documento d’identità, una funzione statale che viene delegata alle anagrafi comunali. In alcuni comuni accade che il rilascio avvenga nel giro di poche ore o pochi giorni. In altri casi, invece, occorrono addirittura mesi. E questo non va bene. Quello che ho fatto è solo un piccolo e semplice esempio, ma è utile per fare capire l’attuale contesto in cui ci troviamo a operare. Servono delle regole per certi versi simili a quelle della sanità, dove i livelli essenziali di assistenza sono definiti. Il cittadino italiano deve poter sapere che tipo di servizi ha il diritto di ricevere a fronte del pagamento di tasse e tributi. Ecco, la nostra proposta di legge intende proprio definire criteri precisi nell’ambito di 23 materie».

Dalle sue parole emergono perplessità sul contesto attuale…
«Trovo incredibile l’aspetto che citavo prima, ossia che lo Stato dica sostanzialmente ai cittadini “posso prendere” sen­za tuttavia essere obbligato a spiegare “cosa do e come lo do”. In un quadro così incerto, diventa peraltro complicato stabilire le re­spon­sabilità e misurare le capacità di enti e amministratori».

Dopo il nuovo via libera del Consiglio dei Ministri, quali tempistiche attendersi?
«Ora la proposta di legge inizierà il suo percorso in Par­la­mento. In parallelo proseguirà il lavoro della cabina di re­gia incaricata di definire i livelli essenziali dei singoli servizi e le questioni finanziarie legate alle autonomie. Ragio­nevol­mente credo che questa attività possa concludersi entro la fine del 2023».

Come ha ritrovato l’ambiente “ministeriale” dopo i due di­casteri guidati in passato?
«Nelle mie precedenti esperienze da ministro, avevo fatto il possibile per snellire la burocrazia ed eliminare tanti “o­sta­­coli” che purtroppo contraddistinguono il nostro Pae­se. In particolare, ero riuscito a far cancellare molte leggi inutili perché addirittura si contraddicevano tra loro o, co­munque, erano ormai superate. Tuttavia, con le sole de­leghe che avevo in carico non era stato possibile intervenire sul capitolo delle leggi di bi­lancio, che ormai sono divenute delle normative “omnibus”, e su quello della previdenza e del lavoro. Per cui ci sarebbero ancora grossi margini di intervento».

Anche le contese tra Stato e Regioni costituiscono dei grossi impedimenti alla macchina pubblica…
«Assolutamente, sono tantissimi i contenziosi che si creano relativamente a provvedimenti assunti dalle Regioni e poi dichiarati incostituzionali. Ma pure su questo fronte, il nostro Governo è attento e attivo: in questi primi mesi, abbiamo fortemente abbattuto la percentuale di tali pratiche che gravano pesantemente sulla Corte costituzionale. Anche qui una efficace legge di autonomia differenziata da­reb­­be un contributo, con be­nefici per la macchina statale ma soprattutto per i cittadini e le imprese».

A proposito di imprese, come vanno le cose nella sua azienda di nocciole, a Cereseto, nell’Alessandrino?
«Il mondo corilicolo è in continua crescita e le opportunità sono certamente numerose. Ma ci sono anche parecchi pro­blemi, a partire dagli effetti del cambiamento climatico, come ad esempio la siccità. Pen­si che il laghetto che rifornisce l’impianto di irrigazione dei nostri noccioleti un tem­po, durante l’inverno, tracimava, mentre oggi, nello stesso periodo dell’anno, fatica a raggiungere la metà…».

Che fare?
«Si lavora a un decreto legge specifico e all’istituzione di un commissario straordinario: è una situazione che rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura».

Ma lei frequenta i noccioleti?
«Certo. Uso anche il trattore. È rigenerante lavorare la campagna, immersi nella natura».

Lo fa spesso?
«Purtroppo, da quando sono di nuovo ministro, no. Vorrei po­ter tornare più spesso a Ce­reseto, ma anche a Narzole (il paese di sua moglie, l’europarlamentare Gianna Gancia, nda) e nella mia Bergamo. In questi luoghi ci sono tanti modelli virtuosi da esportare».