Home Articoli Rivista Idea Vincitrice dell’Ambrogino, è stata nominata cavaliere da Mattarella

Vincitrice dell’Ambrogino, è stata nominata cavaliere da Mattarella

0
37

Suor Anna Monia Alfieri è nata a Nardò, in provincia di Lecce, nel 1975. Religiosa delle Marcelline, per le quali ricopre la carica di legale rappresentante dell’Istituto di Cultura e di Lingue, è laureata in Giurisprudenza e in Economia. Vive a Milano, città che nel 2020 le ha conferito il prestigioso Ambrogino d’Oro per il suo impegno speso in ambito scolastico con l’obiettivo di garantire a tutte le famiglie la massima libertà di scelta educativa per i propri figli. Nel corso del 2022 è stata inoltre nominata, dal presidente Sergio Mattarella, Cavaliere del­l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Tra le voci più autorevoli sull’organizzazione del sistema educativo, è spesso ospite di alcune delle trasmissioni di approfondimento più importanti e seguite del panorama televisivo italiano, come “Porta a Porta” di Bruno Vespa e “Quarta Repubblica” di Nicola Porro. Altrettanto significativi sono i suoi contributi scientifici su riviste specializzate e in volumi collettanei, come i saggi “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato” (in collaborazione con Marco Grumo e Maria Chiara Parola; Giappichelli, 2015) e “Lettera ai politici sulla libertà di scuola” (in collaborazione con Dario Antiseri; Rubbettino, 2018). Alla luce dell’imminente cambio di Governo, in virtù della sua pluriennale esperienza come collaboratrice esterna presso il Ministero dell’Istruzione, suor Anna Monia Alfieri auspica che il lavoro condotto negli ultimi anni possa presto portare a risultati concreti e favorire l’avvento di una scuola plurale e libera, che allontani la minaccia del monopolio educativo: «Mi auguro che il nuovo Governo – ha detto a IDEA – traduca il Family Act in decreti legislativi operativi, altrimenti il Paese verrà condannato al regime. Il regime che temo è quello del monopolio educativo, che è assai pericoloso. Mi piace pensare che la caduta del Governo Draghi possa servire almeno per fare le riforme già messe in cantiere, molto scomode e coraggiose, ma ottenendo l’appoggio del popolo, che deve essere attivo e consapevole».