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«La crisi va risolta a livello globale le soluzioni ci sono»

Parola al direttore di Le Monde: «Lasciamo da parte i singoli punti di vista: dobbiamo unire le forze per affrontare i problemi nella loro totalità. Giornali e politica contribuiscano. Ai giovani dico di avere fiducia e di continuare a formarsi e informarsi. Delle Langhe amo paesaggi, gente e cultura»

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Jerome Fenoglio, atto se­condo. A dodici mesi di distanza dalla precedente visita, il direttore del celebre quotidiano francese Le Monde è tornato nelle Langhe. Ospite del Fe­stival della Tv di Dogliani, dove si è confrontato con Aldo Caz­zul­lo sui temi di maggiore attualità in questo momento – a partire dalle imminenti elezioni politiche italiane -, il gior­nalista d’oltralpe ha rimarcato il suo legame con la terra langarola. Del re­sto, le sue radici sono proprio in quelle che, a lun­go, sono state le colline della “malora”, in Alta Langa. Co­me IDEA ave­va raccontato, i suoi bisnonni erano infatti originari di Cor­temilia e Gorrino, frazione di Pezzolo Valle Uzzone.

Alla luce di ciò, l’incontro con i luoghi da cui è iniziata la sua storia è per lui ogni volta occasione di nuove scoperte, all’insegna di forti emozioni. Nel tour del 2021, Fenoglio, che in passato aveva già raggiunto le Langhe in un paio di occasioni (re­stando però in “incognito”), era stato guidato alla scoperta di Cortemilia, facendo pure tappa ad Alba, ospite, tra gli altri, del Centro Studi Beppe Fenoglio e della famiglia Ce­retto. Nella capitale della nocciola, poi, era stato nominato dalla locale Confraternita “am­basciatore della tonda gentile nel mondo”. E lui, stupito di un’accoglienza così calorosa, aveva fatto due promesse: «imparare a parlare bene l’italiano e tornare in Alta Langa con sempre maggiore frequenza». Sul palco di Dogliani, Fenoglio ha ripensato a quelle promesse: prima gli effetti dell’emergenza sa­nitaria, poi la guerra in Ucraina e la crisi energetica lo hanno tenuto lontano dallo studio dell’italiano. Ma il legame con le Langhe è rimasto intatto. Lo ha confermato esibendo con orgoglio la spilla ricevuta pochi istanti prima dalla delegazione della Con­fraternita giunta al Festival per salutarlo. E lo ha confermato nel corso dell’intervista che ci ha concesso.

Fenoglio, è sempre sorridente quando visita le Langhe.
«Quando riesco a fare ritorno in questo territorio sono davvero molto felice. E non è solo dovuto al fatto che i miei avi erano originari di qui…».

Cosa la colpisce maggiormente di quest’area?
«Anzitutto, i luoghi, i paesaggi, le atmosfere: è tutto fantastico. Poi le persone del posto: sono estremamente gentili e accoglienti. Devo ringraziarle perché ogni volta mi riservano un abbraccio particolarmente caloroso. E poi c’è un terzo aspetto: il valore che le comunità locali attribuiscono alle loro radici e alla cultura del luogo. È una qualità parecchio importante».

Una caratteristica negativa?
«Anche per ragioni di sostenibilità ambientale, avrei preferito recarmi in Piemonte utilizzando il treno. Ma purtroppo non è stato possibile. Spero che in futuro possa esserci un collegamento più veloce e comodo tra i nostri Paesi».

A proposito di problemi…
L’umanità ne sta in­contrando diversi in que­sto preciso periodo storico. Che fare?

«Aiutare le persone a orientarsi in una realtà sempre più complessa deve es­sere una del­le priorità per noi gior­na­listi. Dovrebbe comportarsi allo stesso modo la politica. C’è bisogno di analizzare i problemi nella loro totalità e nella loro complessità, la­sciando da parte i singoli pun­ti di vista ed evitando di cercare a tutti i costi dei colpevoli, come si fa con gli stranieri, ad esempio…».

Da dove si parte allora?

«Da una considerazione, ov­vero che i problemi degli altri sono anche i nostri, e viceversa. La vita, di per sé, è complicata, le cri­si che stiamo affrontando in questo mo­mento so­no com­pli­ca­­te. Ma ci so­no, sono rea­li, esistono per dav­vero e, pertanto, dobbiamo affrontarle. Dobbiamo affrontarle in­sieme. È questo che dobbiamo fare capire alla gente. Tale compito tocca a noi giornalisti e, come dicevo, anche ai politici. Se non ci si assume responsabilità del genere, diventa tutto ancora più difficile e articolato».

Cosa rimprovera ai politici?
«Una cosa soprattutto: cercano di far credere ai cittadini che per risolvere i problemi complicati esistono soluzioni semplici, ma non è così…».

Sottolineava l’importanza dell’informazione: i giornali “tradizionali” riusciranno a sopravvivere?
«Nonostante tutto, immagino per i giornali “tradizionali” un futuro positivo. Questo soprattutto per un motivo: grazie al continuo sviluppo dei media digitali, la schiera di potenziali lettori, soprattutto di giovane età, è in costante crescita. Quello che bisogna fare è potenziare le redazioni, rafforzare il loro ruolo e i loro obiettivi, “produrre” notizie articolate e approfondite, puntare sulla qualità».

È fiducioso, insomma.
«Sì, anche perché coloro i quali scelgono i giornali per informarsi desiderano usufruire di un servizio estremamente valido, professionale e di qualità. In sostanza, la chiave è proporre sempre un “buon giornalismo”».

E come si raggiungono le persone che non sono solite leggere i giornali?

«Le nuove tecnologie e i nuovi media sono, in questo caso, la so­luzione. L’informazione di­gi­tale, grazie anche ai social network, può arrivare a qualsiasi tipo di pubblico, può avvicinare chiunque alle notizie. Penso certamente ai giovani, ma anche agli anziani, ai professionisti, e potrei proseguire all’infinito perché le soluzioni che abbiamo a di­sposizione oggi possono praticamente consentirci di raggiungere tutti».

Per lei i giovani sono centrali. Quale messaggio si sente di rivolgere loro?
«Ai giovani dico di vivere il momento che stiamo attraversando, di restare attivi nella quotidianità. È vero, sono in atto diverse crisi: presi dal pessimismo, potrebbero ri­nun­ciare a tutto e dire che non ci credono più. Ma sarebbe un errore. Anche in questo periodo bisogna restare ottimisti. Se tutti lavoreremo in­sieme, uniti, guardando nella stessa direzione, potremo trovare le soluzioni. Questo per dire che non siamo condannati a vivere situazioni emergenziali sempre più gravi, che finiranno in autentici drammi. Le soluzioni esistono per davvero. A patto, però, di mantenere la fiducia».

Detta così, mi permetta, sembra una soluzione un po’ troppo facile, non crede?
«L’ottimismo e la fiducia, da soli, chiaramente non bastano. Vanno accompagnati dal ragionamento, dall’intelligenza. Dunque, non stanchiamoci di ragionare e di analizzare cosa sta accadendo attorno a noi. Informiamoci, documentiamoci, istruiamoci, educhiamoci. Così saremo sempre “agganciati” alla realtà».

CHI È
Nato a Tolone nel 1966, Jerome Fenoglio è un giornalista francese, di origini italiane, attuale direttore del noto quotidiano Le Monde. Dopo la laurea conseguita presso l’Ecole Supérieure de Journalisme, ha iniziato a lavorare a Le Monde nel 1991 con il ruolo di reporter sportivo

COSA HA FATTO
Nel 1996 ha assunto l’incarico di editorialista per la sezione France News, fino poi a diventarne
il responsabile. In seguito, è stato reporter per la sezione scientifica, quindi editore capo del settimanale di Le Monde, reporter internazionale ed editore capo dell’edizione digitale

COSA FA
Nel 2015 è stato scelto come direttore di Le Monde. Nel 2021 è stato confermato per altri sei anni. Legato all’Alta Langa, da cui provenivano i suoi avi, è stato nominato dalla Confraternita della Nocciola – del gran maestro Ginetto Pellerino – “ambasciatore della tonda gentile nel mondo”. Al recente Festival della Tv di Dogliani ha colloquiato con il vicedirettore del CorSera, l’albese Aldo Cazzullo

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