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«Per scrivere libri e per essere medico serve empatia»

Nel suo “Fante di cuori”, Giovanni Perdonò racconta una storia di amore e di guerra

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Un libro di amore e di guerra, in cui le avventure personali del soldato Franco si intrecciano con le vicende politiche e storiche dell’Italia partendo dagli anni della seconda guerra mondiale. Questo il sunto del romanzo “Fante di cuori” di Giovanni Perdonò, medico in pensione di Cairo Monte­notte, basato su fatti realmente accaduti e raccontati allo scrittore dai diretti protagonisti. L’ottimismo innato del giovane Franco, originario del sud e inviato a Venezia per svolgere il servizio militare, viene ben presto travolto dagli eventi bellici e dai molteplici spostamenti che porteranno il ragazzo in varie città d’Italia e d’Europa in un viaggio intenso, a tratti doloroso, che gli permetterà di scoprire una forza che non sapeva di possedere.

Signor Perdonò, quando è nata l’idea di scrivere questo libro?
«Era tanto tempo che desideravo scrivere un romanzo ma attendevo il momento giusto che si è presentato quando ho dovuto assistere mia madre all’ospedale per un periodo piuttosto lungo. Ho iniziato così a riflettere sul passare del tempo e sulla fragilità dei ricordi che, per loro natura, tendono a scomparire, questo romanzo è il mio modo per lasciare un segno».

Si tratta di un romanzo basato su fatti storici reali.
«Sì, sono partito dalla storia di due persone a me care. Di una ho ricordi nitidi e diretti mentre dell’altra ho usato le vicende che mi sono state raccontate. Ma non posso svelare di più ai futuri lettori…».

Certo. Può raccontarci però qualche dettaglio ulteriore?

«Si tratta di una storia romanzata ovvero della vicenda umana del protagonista, Franco, che nel marzo 1940 viene chiamato a Venezia per il servizio militare. Da qui viene inviato ad Albenga e poi, con i suoi commilitoni, ad invadere a piedi la Francia in una fallimentare impresa militare e in seguito in Albania, dove è ferito, rimpatriato e poi destinato a funzioni amministrative co­me furiere nel comune di Cairo Montenotte, nel cosiddetto “campo di concentramento”».

Gran parte della trama segue le vicende della guerra ma il titolo, “Fante di cuori”, evoca anche qualcosa di romantico, c’è una storia d’amore?
«Il titolo vuole sottolineare un tratto significativo del carattere di Franco ovvero un particolare magnetismo verso le donne, prima del suo matrimonio. Questo aspetto della sua personalità è tutt’altro che secondario nella vicenda perché anche in guerra ha giocato a suo favore, come nel caso di un interrogatorio da parte di una tenente tedesca in cui è riuscito, con il carisma, ad evitare il peggio».

Nella vita lei è medico, questo contatto costante con il pubblico l’ha aiutata ad osservare meglio le persone e quindi anche tratteggiare con più profondità i suoi personaggi?
«Credo che se non si possiede un minimo di capacità introspettiva sia impossibile scrivere un romanzo. Lo stesso vale per il mio lavoro. Se non usassimo tutta la nostra empatia con i pazienti, saremmo soltanto dei tecnici, non dei medici».

Cosa la lega al Piemonte e alle Langhe?

«Mia moglie, che è di Cuneo e ha vissuto ad Alba, ma soprattutto l’anno del servizio militare a Saluzzo che ha creato un legame molto forte anche con i miei commilitoni, che rivedo ogni anno partecipando ai raduni. Gli anni da militare ai miei tempi ti sottoponevano a delle rinunce e fatiche che potevi vincere solo se le condividevi con qualcuno, per questo si creavano amicizie che sarebbero durate tutta la vita. Se dovessi combattere una guerra da solo, si sa, la perderesti per la disperazione prima che per i colpi delle armi nemiche».

Qual è stata la parte più impegnativa durante la stesura del testo? Ha dovuto apportare modifiche significative alla struttura?
«In realtà, no. La scaletta è venuta lineare e senza grandi modifiche, il testo è stato scritto in quattordici mesi. È servito invece un grande impegno di tempo per la verifica di tutti i dettagli storici, delle date, dei luoghi che mi erano stati tramandati a memoria. Su questo desideravo essere preciso per cui sono andato a documentarmi personalmente con accuratezza. La vera difficoltà è stata far vedere la luce al testo considerando che appena avuto la versione definitiva è arrivata la pandemia che ha congelato tutto. Finalmente il 9 luglio lo abbiamo presentato al teatro di Cairo in uno spettacolo che intervallava letture, musica e canto. Mia moglie è una cantante e quella sera ha presentato un repertorio speciale».

Dopo questa intervista qualche lettore si sarà incuriosito e vorrà leggere il suo libro. Dove possiamo trovare “Fante di cuori”?

«Per ora possono rivolgersi alle librerie di Cairo Montenotte e Savona. In alternativa si può richiedere a questo indirizzo mail: giovanni.perdono@tiscali.it».