L’economia piemontese nell’attuale panorama macroeconomico

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La provincia di Cuneo è caratterizzata da una forte vocazione industriale, pari al 33,6%, una percentuale decisamente superiore a quanto osservato in Italia (23,9%), ma anche in Piemonte (28,8%). L’industria di questo territorio può far leva su una buona diversificazione produttiva e un’alta competitività sui mercati esteri (è cuneese il 19,2% dell’export piemontese). I settori di specializzazione territoriale sono: l’industria delle Bevande (vini in primis), la fabbricazione di Gomma e materie plastiche, le industrie Alimentari, l’Automotive, l’industria del Legno, la Meccanica e i prodotti e materiali da Costruzione. Nell’area del cuneese insistono anche tre distretti industriali costantemente monitorati da Intesa Sanpaolo: Dolci di Alba e Cuneo, Nocciola e frutta piemontese e Vini di Langhe, Roero e Monferrato.

La competitività di questo territorio si manifesta soprattutto sui mercati esteri. La propensione all’export è particolarmente elevata: le esportazioni sfiorano, infatti, il 50% del valore aggiunto (48,5% per la precisione), una percentuale superiore a quella osservata in Piemonte (36,1%) e in Italia (29,3%). Nel 2021 l’export ha toccato quota 9,1 miliardi. Tra il 2008 e il 2021 si è registrato un aumento delle vendite all’estero pari a 3 miliardi di euro (+49,5%). Per performance e presenza sui mercati esteri spiccano Agro-alimentare, Automotive, Bevande (Vini), Meccanica e Gomma e Plastica, tutti con aumenti superiori ai 300 milioni di euro tra il 2008 e il 2021. Le esportazioni cuneesi hanno mostrato una buona resilienza anche durante il Covid; nonostante la pandemia infatti il calo nel 2020 è stato contenuto al 6,9% e nel 2021 le esportazioni hanno superato i livelli 2019 del 7,8%.

L’ampio avanzo commerciale della provincia di Cuneo, pari a 4,5 miliardi di euro nel 2019 e pari a 3,7 miliardi di euro nel 2021, offre una misura sintetica della capacità di questo territorio di creare valore aggiunto, occupazione e ricchezza. Basti pensare che il tasso di disoccupazione è pari al 4,7%, su livelli del tutto fisiologici e molto basso rispetto al dato piemontese (7,6%) e italiano (9,3%).

La forte vocazione industriale del territorio, tuttavia, non è accompagnata da un’alta intensità brevettuale (numero di brevetti registrati all’European Patent Office per milione di abitanti: 91,7), buona ma nettamente inferiore se confrontata al dato piemontese (112,7), probabilmente a riflesso della bassa specializzazione produttiva nei settori ad alta intensità tecnologica (1,9 ogni 100 addetti, contro il dato piemontese di 5,1). Probabilmente sul territorio sono più diffusi processi di innovazione che passano attraverso meccanismi di diffusione della conoscenza tacita.

Il conflitto in Ucraina penalizzerà in parte l’export della provincia di Cuneo che nel 2021 ha esportato verso Russia e Ucraina 226,3 milioni di euro, con un’incidenza di questi mercati sul totale esportato del 2,5%. Il punto di massimo dell’export verso questi territori era stato raggiunto nel 2007 con 254 milioni di euro e un peso del 4,2% sul totale. Alcuni settori risultano ancora esposti: tra questi spiccano le Bevande (3,5%) e la Meccanica (4,1%).

Il maggiore canale di trasmissione della guerra è rappresentato dai rincari dei prezzi delle materie prime. Il balzo dei prezzi di petrolio e, soprattutto, del gas naturale, penalizzerà in modo significativo il reddito disponibile dei consumatori e i margini delle imprese con effetti sia sui consumi che sugli investimenti.

I prossimi anni saranno dunque decisivi per l’economia italiana e anche per quella cuneese. Il Pnrr potrà favorire un intenso processo di riforme per poter rilanciare investimenti in digitale, transizione green, infrastrutture, formazione e ricerca, con un’attenzione particolare a giovani, donne e precari.