Diego Rosa, roe­­­rino classe ’89, è un ve­­terano delle grandi cor­se a tap­pe. Conta cinque partecipazioni al Giro, due al Tour e due alla Vuel­ta, al fianco di alcuni dei principali interpreti del ciclismo moderno. Ora torna alla Cor­sa Rosa dopo un’assenza di cinque anni. Lo fa con la maglia del team italiano Eolo-Kometa e proverà a la­sciare il segno.

Diego Rosa, il suo ricordo più bello al Giro?

«Il mio primo Gi­ro, nel 2013. Si partiva da Na­poli. Ricordo tutto: il viaggio, la presentazione, il ca­lore della gente. È stato meraviglioso».

Il suo percorso preferito – in provincia di Cuneo – per allenarsi?

«Quando torno nel­l’Al­bese (oggi vive, con la fa­miglia, nel Principato di Monaco, nda), vado in auto fino a Piasco e poi faccio il Colle di Sampey­re e l’Agnello: un percorso di circa 120 chilometri e quattro ore e mezza di pedalata. Quan­do, invece, non devo allenarmi in quota, percorro le creste langarole: Benevello, Bos­solasco, Todocco. Tanti saliscendi, senza asperità difficili, e panorami bellissimi».

Il suo luogo del cuore nella Gran­da?
«Sono roerino e amo il Roero. Ma fare scampagnate tra i vigneti di Langa è una delle cose che preferisco».

Nel tempo libero?
«Mi dedico ai figli: Elia e Noah, di quattro anni e un anno e mezzo».

Momento goloso. Cosa mangia e cosa beve?
«Durante il Giro, fanno gola bir­ra fresca e snack al cioccolato… Ma ci ac­contentiamo anche del­la crostata (ride, nda). Giù dai pedali, mia moglie, Alessandra, mi vizia con in­salate di pesce, risotto ai carciofi: deliziosi».

La musica preferita?
«Non sono il deejay della squadra… Mi affido alle playlist dei giovani. Nei trasferimenti, comunque, meglio qualcosa di rilassante, poi, poco prima del via, va bene aumentare il volume per partire con la carica giusta».

Il motto preferito?

«Quello che ha fatto suo il nostro team manager, Alberto Contador: “Volere è potere”».

La pazzia più grande che ha fatto nella vita?
«Andare in bici, assieme a mio fratello Massimo, da Corne­liano d’Alba a Santa Maria di Leuca, in Puglia: quattro giorni di viaggio con soste improvvisate…».

La cosa più emozionante che le è successa finora?
«Il matrimonio e la nascita dei figli, ma anche la prima vittoria da professionista: la “Milano-Torino” del 2015. Correvo in casa, davanti ai miei tifosi…».

Un consiglio a chi sogna di diventare come lei?
«Bisogna sempre crederci e… mai montarsi la testa. E poi non rifiutate mai un consiglio da parte di chi ha più esperienza di voi: l’ho imparato con il tempo».