“Residenze sanitarie assistenziali: un futuro da ricostruire”

Il convegno di Confindustria Cuneo ha dato voce ai soggetti che, a vario titolo, sono chiamati a far fronte alla crisi del settore assistenziale, mettendoli a confronto con la Regione Piemonte

0
274

Si è parlato molto del passato recente e del momento presente delle Rsa nell’incontro organizzato da Confindustria Cuneo dal titolo: “Residenze sanitarie assistenziali: un futuro da ricostruire”.

Lo si è fatto nell’ottica di chi vuole partire dalle consapevolezze maturate a seguito di un periodo difficile come quello dell’emergenza Covid, per affrontare una fase diversa, in cui tener conto delle nuove criticità emerse – dal caro energia alla carenza di personale infermieristico qualificato -, con l’obiettivo di definire un percorso che dia serenità e sostenibilità economica al settore.

Come ha ricordato in apertura il direttore di Confindustria Cuneo, Giuliana Cirio, quello delle Rsa è “un tema strategico e imprescindibile per il nostro territorio e non solo. Le Rsa attraversano un momento difficilissimo anche perché sono vere e proprie imprese che sottostanno alle regole del mercato, ma che hanno un partner pesante come quello pubblico e, in più, giocano un ruolo sociale importante”.

Ruolo sociale a cui ha fatto riferimento anche il presidente di Confindustria Cuneo, Mauro Gola, il quale ha rimarcato come “il prodotto offerto dalle Rsa è il prendersi cura delle persone, il che significa non occuparsi solo del quadro clinico degli ospiti, ma anche offrire luoghi di vita”, dove trascorre la parte conclusiva dell’esistenza nella maniera più dignitosa e gratificante possibile.

Un compito destinato a essere quantitativamente più rilevante, se si tiene conto dell’invecchiamento della popolazione, come ha ricordato lo stesso Gola e rispetto al quale il sindaco di Cuneo e presidente della Provincia, Federico Borgna, ha citato un dato che fa riflettere: “I cittadini residenti a Cuneo nati nel 2021 sono all’incirca lo stesso numero dei cittadini residenti a Cuneo nati nel 1934. Questo pone il tema della sostenibilità dei modelli di welfare nel lungo periodo, specie quello legato alle case di riposo. Bisogna trovare nuovi paradigmi, a maggior ragione in conseguenza della ‘tempesta perfetta’ che ha colpito il settore”.

Camillo Scimone, presidente della Sezione Sanità di Confindustria Cuneo, ha ribadito il fondamentale ruolo giocato dalle Rsa, anche “per garantire una vita attiva e di qualità agli ospiti, cosa per la quale è indispensabile che gli operatori sanitari siano in numero adeguato e opportunamente preparati”.

A chiudere la parte istituzionale è stato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, collegato da Roma in videoconferenza, il quale ha ricordato: “A marzo 2020 abbiamo inserito le strutture delle Rsa nell’apposito Osservatorio regionale per monitorare l’evoluzione della situazione e creare una banca dati che in Piemonte non c’era. Se si guarda alle ondate pandemiche successive alla prima, per la quale eravamo tutti impreparati, si vede come le Rsa, da luoghi di fragilità, siano poi diventati i contesti più sicuri di tutto il Piemonte”.
“Le Rsa non possono essere lasciate sole”, ha concluso il Presidente. “Serve un adeguamento delle tariffe, non dimenticando, però, che molte famiglie sono già ora in difficoltà con il pagamento delle rette”.

Della situazione delle Rsa si sta occupando anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, la quale porta avanti una ricerca-azione sul tema che verrà presentata in tarda primavera. Daniela Cusan, vice-responsabile del Settore Promozione Sociale e Salute della Fondazione, ha sottolineato l’importanza di “individuare una direzione di modello sostenibile con alcuni requisiti fondamentali, quali la necessità di un’aggregazione territoriale di strutture e di un supporto alle Rsa per maturare una gestione manageriale a tutti gli effetti”.

Nessuno degli interventi ha potuto prescindere dall’emergenza Covid degli ultimi due anni, a maggior ragione quello del giornalista Marco Castelnuovo, direttore dell’edizione torinese del Corriere della Sera, chiamato a spiegare il modo in cui l’informazione abbia trattato il tema delle Rsa anche in relazione alla pandemia. “Viviamo in un periodo in cui non ci si informa; si viene informati”, ha affermato il giornalista. “Prima dedicavamo del tempo, poco o tanto, per informarci, ora la fruizione dell’informazione è passiva”.
“Facendo un parallelo tra informazione e ristorazione, oggi informarsi è come fare un pranzo a buffet, mentre una volta il menù era con più portate in ordine, dall’antipasto al dolce. Nel buffet ci si concentra sulle cose che piacciono di più. Arriva la portata calda e ci si concentra su quella. Nell’informazione la “portata calda” sono le notizie virali, quelle più commoventi, che suscitano più emozione. Se posso dare un consiglio, in una fase di crisi reputazionale come quella che stanno vivendo le Rsa, la comunicazione non va subita, ma è fondamentale governarla”.

Ad Aurelio Galfrè, coordinatore della cabina provinciale sulle Rsa, e a Livio Tesio, dell’Osservatorio regionale sulle Rsa, è spettato il compito di fornire numeri in grado di far comprendere i contorni della questione.
Il primo dato da segnalare è quello relativo alle strutture presenti in provincia: 152, di cui 113 nel territorio dell’Asl Cn1 e 39 in quello dell’Asl Cn2. Nel complesso i posti letto sono 7.416, con un tasso di occupazione dell’86%, mentre per raggiungere un livello di sostenibilità economica bisognerebbe arrivare almeno al 95%. Oltre la metà delle famiglie degli ospiti delle Rsa paga la retta per intero, con un esborso compreso tra i 2.500 e i 3.000 euro. È stato poi evidenziato come l’amento delle utenze incida per almeno 700 euro all’anno per paziente, cosa che rende ancora più urgenti un intervento da parte del partner pubblico e un adeguamento delle rette.

Alle considerazioni di Galfrè e Tesio sono seguite le proposte di Paolo Spolaore, vicepresidente della Commissione regionale Sanità di Confindustria Piemonte. Spolaore ha ravvisato la necessità di liberalizzare gli ingressi ai visitatori delle Rsa, perché, ha spiegato, “i famigliari sono una risorsa importante per gli ospiti e avere la possibilità di accedere liberamente al capezzale del proprio caro contribuirebbe ad aumentare il tasso di occupazione dei posti letto”.
“Servirebbero 50 milioni in più”, ha concluso Spolaore, “ma, visto che non ci sono, cerchiamo di usare al meglio i fondi a disposizione, per esempio mettendo il vincolo di bilancio di spesa. Per quanto riguarda le rette, invece, si potrebbe pensare a distribuire i fondi pubblici disponibili un pochino di meno, ma a molti più destinatari, per dare più aiuto a famiglie”.

A prendere la parola per ultimi, in risposta alle sollecitazioni arrivate nel corso dell’incontro, sono stati gli assessori regionali Luigi Genesio Icardi e Maurizio Marrone.

Icardi, titolare della delega regionale alla Sanità, ha ribadito come le difficoltà siano tanto delle famiglie quanto delle strutture. “Oggi le strutture sono residenziali-assistenziali, dove l’assistenza è assicurata dal medico di base”, ha spiegato. “Io penso che si debba andare verso una maggiore pregnanza della parte sanitaria, con una modifica radicale dell’assetto delle strutture. Viviamo un momento di grande cam¬biamento in cui bisogna sedersi intorno a un tavolo per capire come riorganizzare il settore, permettendo la sopravvivenza di tutti i soggetti coinvolti: la Regione, il sistema Rsa e anche le famiglie”.

L’assessore Marrone, titolare delle Politiche sociali e dell’integrazione sociosanitaria
con delega alle Rsa della Regione Piemonte ha chiosato: “Il Governo non può pensare di scaricare sulle Regioni gli oneri del Covid. Le Rsa hanno creato quel cuscinetto di interposizione che ha consentito agli ospedali di reggere l’urto e di fornire alle famiglie un servizio insostituibile. Siamo consapevoli che sia una risorsa irrinunciabile, per il servizio che eroga e per le ricadute occupazionali, per questo ci stiamo impegnando nel cercare anche risorse extra per garantire la sopravvivenza del settore: stiamo guardando al Fondo Sociale Europeo (Fse), che ha ricavato 150 milioni sulla parte di inclusione sociale, e pensiamo alla rimodulazione della proposta del bonus energetico, inserendo le Rsa come prima classificazione di destinatari”.

cs