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«Studio le famiglie europee attraverso i loro numeri»

Aleksandra Kolnd­rekaj, “bonelliana dell’anno” 2021, spiega il suo ruolo all’interno della Bce

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Eletto il 21esimo “bonelliano dell’anno”, o meglio bonelliana! Presso la Sala San Giovanni di Cuneo, all’interno della manifestazione “Il Bonelli incontra…” durante la quale è consuetudine per l’Istituto cu­neese premiare i migliori alunni, l’Associazione Ever­Green, costituitasi nel ’95 in occasione dei 130 anni dalla fondazione della scuola e che raccoglie ex-allievi, personale docente e no della medesima scuola, ha proclamato il “bonelliano dell’anno”, un ex-diplomato/a del glorioso istituto tecnico che si sia particolarmente distinto nel corso della propria vita lavorativa o nella propria esistenza e, talvolta, non necessariamente in linea con i tradizionali corsi di studio. Ad aggiudicarsi il riconoscimento per l’anno 2021, è stata Aleksandra Kolnd­rekaj, con il passaggio di consegne direttamente da Alessandro Ghio, bonelliano in carica in quanto premiato lo scorso anno in via telematica e anche lui intervistato a suo tempo dalla Rivista IDEA. Di origini albanesi, Aleksandra arriva in Italia nel 1998 e si diploma dieci anni dopo con il massimo dei voti, si laurea con lode prima nella triennale e poi nella magistrale presso la facoltà di Economia e Commercio di Torino. Per qualche tempo si dedica alla carriera universitaria come assistente all’insegnamento di Macroecono­mics, successivamente la chiamata parigina con lo stage all’ Ocse, presso il dipartimento di Employment Labour and Social Affairs, dove si occupa di riforme pensionistiche. In seguito si trasferisce alla European Training Foundation (agenzia dell’Unione Europea) dove studia le politiche di transizione scuola-lavoro dei paesi ai confini dell’Unione medesima. Infine, da ben quattro anni è approdata alla Banca Centrale Europea, ove ha lavorato sia nel dipartimento di statistica che nell’attuale di economia, occupandosi di indagini sulle piccole e medie imprese nonché sulle famiglie. Negli ultimi diciotto mesi si è dedicata principalmente ad indagare e capire le disuguaglianze economiche provocate dal Covid, tema di grande attualità.
L’economia, la statistica, i numeri, sono sempre stati un suo interesse fin da piccola o erano altri i sogni nel cassetto da adolescente?
«Credo di essere sempre stata bravina con i numeri e non mi sono mai dispiaciute le materie in cui si deve fare di conto in generale, ma in realtà mi piacevano molto anche quelle più letterarie e umanistiche. Detto ciò, sicuramente non credo mi si potesse definire una bambina/adolescente “genio prodigio” in matematica. Da piccola non ho mai pensato che i numeri sarebbero diventati il mio lavoro. Onestamente non ci pensavo molto al mio lavoro da grande, avevo una grande passione per la pallavolo da piccolina, sport che ho praticato per tanto tempo».
Quando ha scelto ragioneria, aveva già chiaro il percorso universitario o è stato anche grazie al percorso di studi e agli insegnanti se ha intrapreso la carriera universitaria in economia?
«Quando ho iniziato le superiori non avevo chiaro il percorso che avrei intrapreso una volta ottenuto il diploma, ma i miei genitori hanno sempre desiderato che facessi l’università. Inoltre, durante il percorso di studi ho capito che studiare piaceva anche a me perciò continuare l’università è stata una scelta molto naturale. Gli insegnanti hanno sempre valorizzato le mie capacità, quindi diciamo che il sostegno nel percorso è arrivato da tutte le parti».
Parigi e poi ora la Bce, quali sono le scelte fatte finora che rifarebbe ad occhi chiusi e quali invece sarebbe curiosa di sapere a cosa avrebbero portato se differenti?
«Sono contenta delle scelte che ho fatto, non sono sempre state facili perché ogni volta che si fa una scelta c’è una rinuncia da qualche altra parte. Credo di poter dire che la scelta di Parigi è stata quella che in seguito ha poi determinato l’indirizzo del mio percorso professionale; è stata sicuramente la scelta più difficile, perché la prima, ma la rifarei assolutamente e nuovamente tornassi indietro».
Cosa le piace di più in assoluto del suo lavoro?
«Da un punto di vista del contenuto quello che mi piace di più è che mi occupo di studiare concretamente cosa succede economicamente nelle famiglie europee, analizzando gli andamenti dei consumi, risparmi, redditi, occupazione delle famiglie. Sono temi che riguardano tutta la società e influenzano le scelte politiche ed economiche in Europa. In secondo luogo ho la possibilità di studiare questi argomenti in un posto di lavoro stimolante e multiculturale, attorniata da colleghi con diversi background scolastici e culturali e per me è indubbiamente fonte di crescita».
Com’è la vita (sociale e lavorativa) fuori dall’Italia in generale e in particolare a Francoforte?
«Sia Francoforte che Parigi sono città multiculturali dove l’integrazione è facile e difficile allo stesso tempo. Facile perché trovi tante persone con un percorso simile al tuo, perciò non ti senti “solo”. Difficile perché sono città dove la gente viene e va, quindi è difficile sentirti totalmente parte integrante della città stessa. A Francoforte si vive molto bene, la città è attiva, ma allo stesso tempo molto tranquilla. Ha una grande comunità internazionale e si può sopravvivere anche non sapendo il tedesco, ma utilizzando semplicemente l’inglese; fattore molto utile soprattutto all’inizio. Lavorati­va­mente parlando l’ambiente alla Bce è quello di una grande organizzazione internazionale dinamica».

BaNNER
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