«La filiera logistica è un’occasione unica per il Piemonte»

L’assessore regionale Marco Gabusi illustra le nuove opportunità legate allo sviluppo delle infrastrutture

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Quello che riguarda i trasporti e le infrastrutture è uno de­gli Assessorati più delicati ed essenziali, specie in una regione dinamica come il Pie­monte. Ne abbiamo parlato con il “titolare”, l’assessore Marco Gabusi.

Assessore, partiamo dal via libera dato dalla vostra Giunta alla Valutazione di Impatto Am­­bien­tale del progetto definitivo relativo all’Autostrada Asti-Cuneo. Quali sono le prescrizioni che avete sottoposto al Ministero del­l’Ambiente?
«Le prescrizioni riguardano ap­pro­­fondimenti e verifiche sulle componenti ambientali del progetto, in particolare aria, acque, atmosfera e territorio. È importante sottolineare che non sussistono criticità ostative alla realizzazione dell’opera, ma è giusto e doveroso procedere con le op­por­tune verifiche su questi elementi ambientali, da effettuarsi prima o durante la progettazione esecutiva al fine di ottimizzare il progetto per ridurre ulteriormente gli impatti sull’ambiente. Non dimentichiamo che ci troviamo in un’area tutelata dal­l’Une­sco che richiede un’attenzione specifica».

Che risposte immaginate?
«Il Ministero normalmente tiene conto delle prescrizioni regionali integrandole con le prescrizioni già espresse della Com­mis­sio­ne Ministeriale per la Va­lu­ta­zio­ne di Impatto Ambientale: l’atto finale sarà quindi composto dal­le prescrizioni regionali, appunto, e da quelle della Com­mis­sio­ne Ministeriale».

Quali sono le tempistiche?
«Come Regione Piemonte siamo riusciti a esprimere il parere fa­vorevole alla Valutazione di Impatto Ambientale in meno di due mesi; ora ci aspettiamo da Roma altrettanta velocità per un’opera che il nostro territorio non può più attendere».

Quando si potrà mettere la parola “fine”?
«La data di inizio lavori prevista dal cronoprogramma del “lot­toII.6a” è fissata per giugno 2022 con fine dei lavori dopo 30 mesi, ossia dicembre 2024».

A che punto sono invece i lavori del “lotto II.6b” attualmente in corso?
«Il 10 giugno 2021 il Ministero delle Infrastrutture ha approvato il progetto esecutivo del tratto da Alba a Roddi, la cui stima di costi è pari a 165 milioni di euro e i tempi di esecuzione sono di 900 giorni. A fine giugno 2021 è stato sottoscritto il verbale di consegna lavori del lotto al socio costruttore, Itinera, e at­tual­men­te gli interventi sono in pie­na esecuzione. La concessionaria e il socio costruttore han­no mobilitato le proprie strutture operative. Dagli avanzamenti lavori sappiamo che al 30 ottobre 2021 è stata realizzata una produzione di 3,5 milioni di euro e ci aspettiamo una produzione complessiva di circa 6,1 milioni di euro per lavori per la fine del 2021. L’ultimazione dei lavori del lotto è prevista il 15 dicembre 2023».

Come valuta la riattivazione della linea ferroviaria “Alba-Asti” in chiave turistica?
«La linea ferroviaria “Asti-Alba” fa parte delle cosiddette “linee so­spese”, risultato di una politica di riduzione dei costi e, di conseguenza, dei servizi avviata 10 anni fa. In realtà, i problemi per la “Asti-Alba” sono iniziati ben prima: dal 2010, infatti, il pro­gressivo ammaloramento del­la galleria “Ghersi” non ha più permesso la circolazione dei treni in sicurezza nella tratta “Al­ba‐Ca­stagnole Lanze”. Per la riattivazione della linea è perciò necessaria la messa in sicurezza delle cinque gallerie del tratto “Ca­stagnole-Alba”, tra cui anche la “Ghersi”, oltre al consolidamento e al ripristino dei tratti compresi tra le gallerie dove si sono verificate frane. Tale consolidamento richiede circa 16 milioni di euro e tre anni di lavori. Una situazione che nessuna amministrazione ha potuto affrontare. Da allora sono stati fatti tanti studi e tante proposte, tra cui quella di convertire la tratta in infrastruttura turistica, utilizzando la sede dei binari come pista ciclabile. Più recentemente, si è affacciata l’ipotesi di non rinunciare alla possibilità di riattivare il collegamento ferroviario: il Pnrr potrebbe infatti consentire un’improvvisa inversione di tendenza attraverso il fi­nanzia­mento della conversione da diesel a idrogeno. Abbia­mo infatti can­didato il Piemonte a “Hydro­gen Valley italiana” e, in tale contesto, è prevista anche la conversione di alcune “linee sospese”. È un’opportunità a cui non potevamo pensare prima poiché non vi era alcuna possibilità di finanziamento. Non di­mentichiamo, inoltre, che la Regione Piemonte ha appena approvato un ulteriore investimento da 150 milioni di euro per la sottoscrizione del contratto con Trenitalia per il servizio ferroviario regionale; anche questo capitolo di risorse può aiutarci a pensare a un futuro di nuovi servizi anche sulla “Asti-Alba”».

Intanto, è stato riattivato il ser­vizio Frecciarossa “Tori­no-Lione-Pa­rigi”. Quali sono le prospettive?

«Siamo felici di essere finalmente riusciti a ripristinare un collegamento internazionale importantissimo con un servizio italiano alternativo a quello francese; ora proseguiamo il lavoro per ri­connettere il Piemonte alle de­stinazioni principali e portare la nostra regione nel cuore del­l’Eu­ropa. Il prossimo obiettivo è fare in modo che questa linea abbia una fermata nelle nostre Valli Olim­piche. Nei giorni immediatamente precedenti al Natale abbiamo chiesto a Trenitalia di prevedere una sosta in Val Susa, a Bardonecchia o Oulx: è un’opportunità per valorizzare tutto il nostro territorio, favorendo l’arrivo di turisti italiani e stranieri in una valle co­nosciuta in tutto il mondo per le stazioni sciistiche e le bellezze naturali, oltre che per storia e tradizioni».

A proposito di collegamenti con la Francia, qual è la situazione al Colle di Tenda?

«La situazione è ancora piuttosto complessa. A 14 mesi dall’alluvione che ha cambiato per sempre il profilo della montagna sia­mo riusciti a riattivare completamente la linea “Cuneo-Limone-Ventimiglia” e a garantire così un trasporto pubblico alle comunità locali e ai turisti diretti alle stazioni sciistiche cuneesi. Più complicato, invece, il discorso per la parte stradale, dove il crollo del versante francese del cantiere del tunnel del Tenda bis ha di fatto compromesso l’intero in­tervento. Per scavalcare l’e­nor­me frana che ha distrutto i due ponti d’accesso alla galleria è sta­to ne­cessario rivedere il progetto prevedendo la costruzione di un nuovo pon­te a campata unica da 65 metri, con un costo aggiuntivo di circa 45 milioni di euro. Pre­vediamo di aprire il nuovo ponte e la pri­ma canna del nuo­vo tunnel per la fine del 2023, mentre si ipotizza l’apertura del­la seconda canna per il 2025».

Quali sviluppi attendersi dagli scali aeroportuali?

«“Caselle” sta riconquistando po­sizioni in classifica grazie alle politiche di Sagat, che è riuscita a portare a Torino la 16a base di Ryanair, con 32 rotte nazionali e internazionali. Que­sta importante implementazione è l’ideale completamento degli investimenti fatti dalla Regione per il collegamento ferroviario diretto con l’aeroporto, che, dopo tanti anni di stasi e rallentamenti, ve­drà la luce a gennaio 2023, connettendo “Caselle” alla città e al­la rete ferroviaria sia regionale sia ad alta velocità in meno di 30 minuti e con treni ogni 15. La nostra attenzione è puntata an­che sull’aeroporto cuneese. È si­gnificativa, in questo senso, la nuo­va denominazione dello sca­lo di Cuneo-Levaldigi: “Lan­ghe e Alpi del Mare”. Una denominazione che esprime un’attenzione particolare alla specificità territoriale e rappresenta un importante veicolo comunicativo del variegato patrimonio locale, evocando fin dall’atterraggio piacevoli atmosfere tra città, paesaggi collinari, vigne, montagne e il vicino mare».

Chiudiamo restando… in Li­gu­ria. In che misura i porti di Ge­nova e Vado Ligure rappresentano delle op­­portu­nità?

«Grazie a un emendamento al Decreto Genova, le Regioni possono definire ulteriori siti retroportuali da proporre per l’inserimento nella Zona Logistica Semplificata “Porto e retroporto di Genova”. Abbiamo chiesto ai Comuni interessati di inviarci le loro proposte di nuovi siti logistici, che dovranno rispettare criteri quali la compatibilità urbanistica con la destinazione d’uso, la distanza di massimo 180 chilometri da Genova, la vi­cinanza del sito con i caselli au­to­stradali (massimo 10 chilometri) e la prossimità a scali ferroviari o intermodali merci (massimo 10 chilometri). Chiara­men­te questo apre a opportunità interessanti anche per il Cu­neese. Stiamo inoltre lavorando con Rete Ferroviaria Italiana affinché si adegui al transito merci la “Savona-Fossano”: questo è il vero punto chiave per la logistica del Cuneese ma anche del porto di Vado. Il riflesso oc­cupazionale che la filiera della logistica è in grado di produrre sarà determinante per la crescita del nostro Piemonte».