Due maratone in otto giorni a 73 anni: la nuova vita “di corsa” del dronerese Mario Marino

Classe 1948, ottanta maratone, nove volte cento km

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Mario Marino alla Veronamarathon (Foto su gentile concessione dell'Asd Dragonero)

«Per andare a correre la maratona di Nizza prendevo la bici, salivo sul treno a Borgo o a Cuneo. Poi, passato il tunnel di Tenda vietato alle bici, scendevo a Breil e proseguivo di nuovo in bici. Avevo la scelta tra tre percorsi: salire a Sospel con una salita durissima e poi Nizza; scendere la valle Roya fino a Olivetta, poi Ventimiglia, Nizza; oppure scendere sulla costa a Mentone e proseguire per Nizza. Adesso prendo il treno, con la mia compagna».

Chi spiega è Mario Marino, dronerese doc e fortissimo atleta della Podistica Dragonero. Ne scriviamo perché le sue ultime due maratone, il 21 a Verona, il 28 a Nizza, la Nice -Cannes, le ha corse in otto giorni a fine novembre. Tempo identico, 4:10:17, alla velocità costante di 5.23, categoria Sm70, classe 1948. «A Verona non sono stato bene, avevo problemi intestinali. È andata meglio a Nizza, dopo due giorni di riso in bianco» spiega, «In compenso c’è stato un vento tremendo ad Antibes», aggiunge. Lui ha iniziato a correre, a piedi e in bici, quando, appena pensionato (panettiere a Dronero), ha perso prima la moglie, malata, poi la compagna, tumore. «Cosa potevo fare, non certo sedermi su una panchina e stare ancora peggio. Ho iniziato a correre, la mattina alle sei, il pomeriggio in bici. La fatica fisica scacciava le malinconie, allontanava il dolore».

Ha corso 80 maratone e 9 ultramaratone, come la 100 km del Passatore, da Firenze a Faenza per 5 volte. È sempre stata la più bella: primi 40 km in salita fino a 913m, poi la discesa. «È bellissimo, i paesi della valle sono in festa tutta la notte, la gente suona e canta, incitando chi corre», ricorda Mario. Diversa l’ultima 100 km, nel 2021, causa epidemia, corsa nell’autodromo di Imola con un percorso di 4,800 km da ripetersi 20 volte. «Sì, vero, duro, ma c’era mio figlio e mio genero…» si scusa.

«Corro per sfogarmi, per non pensare, per stare bene. Arrivo a casa stanco morto, faccio la doccia, mi sento la testa libera, in paradiso. La mia prima maratona? Dopo i 50 anni in 3 ore e 10 minuti, ora impiego più tempo ma ho più resistenza. Sì, ho dovuto anche fermarmi: un anno e mezzo fa sono stato operato al menisco. Ho ripreso, 6 mesi dopo con 100 km. Il traguardo? È lì dove c’è la mia compagna che mi aspetta. Non voglio che si preoccupi per me. Così le dico un tempo, ma io arrivo prima». La prospettiva della vecchiaia è cambiata. Ora c’è chi gli vuole di nuovo bene. «La vita riserva delle sorprese: mai come adesso sono felice di stare con una persona che mi vuole bene». Non fermarsi, andare avanti.

c.s.