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Beatles per sempre. Ma chiuse Lennon

Paul McCartney ha rivelato che fu John a voler lasciare la mitica band e non lui, all’alba degli anni ’70

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All’alba degli anni ’70, si concluse il percorso della più straordinaria rock band di sempre: i Beatles. Si trattava di un momento destinato a entrare nella storia, quella magia sembrava doversi interrompere all’improvviso. Sarebbe invece rimasta nell’aria per lungo tempo. E, a quanto pare, lo sarà per sempre. Ma in quell’istante, erano già passati quasi dieci anni da “Please Please Me”, l’album d’esordio dei “Fab Four”, cioè i quattro ragazzi di Liverpool capaci di creare canzoni meravigliose, una musica capace di parlare alla generazione dei giovani come mai nessuno prima, diffondendo bellezza e uno stile inconfondibile. Si chiudeva di fatto un’epopea artistica, ma l’influenza musicale, e non solo, dei Beatles avrebbe condizionato, come detto, in un modo o nell’altro tutta la musica degli anni successivi, fino ai giorni nostri.
Non a caso l’ultima notizia, diffusa di recente dalla Bbc, riporta l’attenzione sul reale motivo della separazione dei quattro. Riguarda quel mo­mento storico. È stato Paul McCartney a riaffrontare la questione come per liberarsi di un peso, per chiarire che, in realtà, non fu lui a prendere la decisione provocando la rottura. La rivelazione del 79enne ex leader del gruppo inglese fa parte di un’intervista rilasciata a Bbc Radio 4 nella trasmissione “This Cultural Life” che andrà in onda sabato nel Regno Unito. «Non sono stato io a provocare la separazione», ha detto McCartney, «è stato Johnny». Ovvero, John Lennon.
È noto come in quei giorni proprio Lennon avesse iniziato un percorso di vita de­stinato a farlo allontanare sempre più dal gruppo. Un po’ per la presenza ingombrante di sua moglie Yoko Ono, un po’ per l’impegno politico a cui si stava dedicando e, inoltre, per i contrasti interni e le liti in sala di registrazione con lo stesso Paul. «Un giorno Johnny ci disse: lascio i Beatles», ha rivelato alla Bbc quello che resta il frontman del gruppo, Paul, oggi anche curatore del patrimonio dei Beatles. Stan­do alle sue parole, se Lennon non avesse espresso chiaramente l’intenzione di voler intraprendere un percorso da solista, i quattro avrebbero continuato a suonare insieme. Del resto, per un po’ di tempo fecero finta di nulla: «Ma per me fu un periodo molto difficile: era la mia band, il mio lavoro, la mia vita. Avrei voluto continuare anche perché stavamo facendo ancora delle belle cose». La versione fin qui ufficiale voleva invece che fosse stato Paul a decidere la fine del gruppo firmando, il 10 aprile del 1970 un comunicato stampa che annunciava l’addio, giusto una settimana prima del lancio del suo primo album. E con un avvocato incaricato di risolvere tutti i problemi tra i quattro.
Ora McCartney ha raccontato altri dettagli. «John e Yoko si amavano e volevano costruire una vita insieme. A lui poi piaceva rompere gli schemi che la società cercava di attribuirgli». Il 9 novembre esce anche “The Lyrics”, la biografia di Paul McCartney in 154 canzoni. Altro materiale per gli appassionati. Ampio spazio è dedicato a “Yesterday”, il capolavoro che proprio il baronetto ha scritto quando aveva appena 22 anni. Una melodia arrivata al risveglio dopo un sogno, poco tempo dopo la morte di sua madre. Un suono rimasto nei pensieri di Paul per diverso tempo. Era talmente definito che in un primo momento credeva che fosse una canzone ascoltata da qualche parte. Provò ad associarle parole a caso e funzionava bene con “Scram­bled eggs” ovvero “uova strapazzate”, solo in un secondo momento scelse il titolo di quella meraviglia chiamata “Yesterday”.

BaNNER
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