In prima linea

Il documentario mostra quanto il lavoro del fotografo di guerra faccia cambiare profondamente una persona, segnandola nella parte più profonda dell’anima e lasciando delle cicatrici che non si rimargineranno mai del tutto

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Robert Capa, Joe Rosenthal, Larry Burrows, Nick Út, Steve McCurry. Quando sentiamo questi nomi viene subito in mente la fotografia di guerra e quelle incredibili e terribili immagini che hanno permesso di comprendere a chi non li ha vissuti gli orrori dell’umanità grazie a uno scatto. Ma quando si pensa a un fotografo di guerra l’immaginario comune lo vede subito come un super uomo senza paura, un osservatore esterno che non fa parte di tutto ciò. Matteo Balsamo e Francesco Del Grosso smentiscono questi stereotipi attraverso il documentario “In prima linea”, dove vengono riportate le testimonianze e si vedono gli scatti di 13 fotografi di guerra italiani (quattro donne e nove uomini).
Accompagnato dalle musiche di Paolo Fosso, che hanno svolto un ruolo fondamentale per quanto riguarda il pathos, il documentario mostra quanto il lavoro del fotografo di guerra faccia cambiare profondamente una persona, segnandola nella parte più profonda dell’anima e lasciando delle cicatrici che non si rimargineranno mai del tutto.
“In prima linea” ci ricorda che i guerrieri sono quelli che combattono con il fuoco e con le armi, ma anche quelli che combattono con l’anima, condividendo e vivendo impotenti le sofferenze della “front line”. Quando il fotografo è dietro l’obiettivo, deve riuscire a scattare, accantonando per una frazione di secondo la paura della morte e lo strazio che lacera lo spirito.
Questo lavoro è stato premiato all’International Filmmaker Festival di New York oltre che in molti altri Film Festival nel mondo e sarà disponibile al cinema a partire da oggi, giovedì 10 giugno.