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Se la promozione culturale parte dagli archivi del tessile cuneese: il caso InDiTeC

Promotrice del progetto, iniziato lo scorso novembre, è l’associazione La Cevitou insieme al Comune di Caraglio e alla Fondazione Filatoio di Caraglio

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Sono in corso le attività del progetto InDiTeC: Innovazione Digitale per il Tessile Cuneese, proposto da una rete di enti operanti sul territorio delle valli e della prima pianura cuneese e finanziato dalla Fondazione CRC.

Capofila è l’associazione La Cevitou di Monterosso Grana, alla quale si sono affiancati il Comune di Caraglio e la Fondazione Filatoio di Caraglio. A questi enti operativi si è aggiunta una rete di comuni e realtà locali che hanno dato la propria adesione di intenti riconoscendo l’importanza delle idee di base del progetto e che si sono dati disponibili a facilitarne la realizzazione.

Importante snodo di InDiTec è la città di Racconigi. Qui si è innescata una preziosa collaborazione con l’associazione Amici della Storia di Racconigi che da anni salvaguarda alcuni archivi storici. L’architetto Domenico Perrone e il compianto Roberto Sanson, in particolare, salvarono, tempo fa, un archivio estremamente prezioso perché unico nel suo genere in Piemonte, quello dei Setifici Manissero.

Il progetto, iniziato lo scorso novembre, ha come obiettivo quello di promuovere la cultura e la tradizione tessile locale attraverso il recupero e la valorizzazione degli archivi storici del settore. Proprio per questo fanno parte della rete alcune realtà tecniche-archivistiche quali Acta Progetti, società torinese attiva da decenni nell’ambito archivistico, già protagonista di diversi e importanti interventi di conservazione sugli archivi del cuneese.

Si sono inoltre unite l’Associazione culturale Tacafile di Valdilana (Biella) quale promotrice di eventi su archivi di ambito tessile ed infine l’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI) nella sua sezione del Piemonte e della Valle d’Aosta, che affiancato il progetto tessile biellese fin dal suo nascere.

Il progetto parte dalla consapevolezza che il settore tessile (filande, filature, filatoi e tessiture) sia stato, a cavallo tra ‘800 e ‘900, una risorsa fondamentale per il territorio cuneese e vallivo, capace di modificare non soltanto gli stili e le modalità di vita locali ma addirittura l’aspetto urbano dei nostri paesi attraverso l’istallazione di numerosi opifici che ancora oggi rappresentano incredibili reperti di archeologia industriale. Siti che, in alcuni casi, sono stati mirabilmente recuperati e rimessi a disposizione delle comunità.

Si pensi al Filatoio Rosso di Caraglio, alla filanda Favole di Boves o ancora ad alcuni spazi dei Setifici Manissero di Racconigi. InDiTeC vuole realizzare alcune attività che rappresenteranno il terreno fertile sul quale potranno germogliare altre iniziative dedicate alle filature a al tessile cuneese, prima tra tutte il censimento delle principali attività del settore attive tra l’Ottocento e il Novecento attraverso ricerche bibliografiche e d’archivio che porterà alla realizzazione di schede tecniche di alcune industrie tessili che verranno quindi organizzate e georeferenziate su una mappa interattiva e navigabile sul portale archivistico www.groupar.it. Sempre sul portale Groupar verranno riversate le informatizzazioni e le digitalizzazioni dell’archivio Manissero.

Individuare e georeferenziare le industrie tessili del territorio può inoltre fare intravedere interessanti percorsi che si adatterebbero molto bene ad un turismo lento e green. Sul territorio caragliese l’ente capofila di progetto La Cevitou, coadiuvato dalle competenze di giovani guide del luogo, aveva già, in passato, individuato un percorso sul tema della seta.

La georeferenziazione proposta da InDiTeC sembra condurre ad individuare delle direttive che collegavano le industrie tessili del cuneese. Il lavoro di questo progetto si sta rivelando propedeutico alla creazione di un percorso turistico esteso che colleghi diversi siti e che sfrutti le proposte locali già sperimentate e realizzate. Non solo, il censimento sta cominciando a far emergere conoscenze che sembravano perse. E questo potrà portare auspicabilmente all’individuazione di altri archivi storici delle industrie tessili da salvare, e mettere a disposizione della comunità sia scientifica, sia civile.

Sul versante della restituzione al pubblico del progetto nei prossimi mesi sui canali social dell’Ecomuseo Terra del Castelmagno verranno proposti alcuni video di presentazione del lavoro svolto e videolezioni sugli archivi d’impresa a cura di Acta Progetti.

c.s.