“Scuole aperte subito: famiglie e studenti sono allo stremo”

Si sono svolte oltre due ore di intenso e a tratti animato confronto tra il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e circa trenta rappresentanti dei movimenti spontanei

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Il flashmob in piazza Caduti per la Libertà a Bra

Attorno al tema della riapertura delle scuole nel pomeriggio di venerdì 19 marzo si sono svolte oltre due ore di intenso e a tratti animato confronto tra il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e circa trenta rappresentanti dei movimenti spontanei che, in tutta la regione e non solo, si sono attivati in questi mesi per chiedere che la scuola torni a essere bene essenziale nel Paese (Scuole aperte Cuneo, con rappresentanze territoriali da Alba, Bra, Cuneo, Dronero, Fossano, Saluzzo e Savigliano, Pas – Priorità alla scuola Piemonte in rappresentanza delle province di Torino, Novara e Asti, della città di Ivrea, Priorità alla Scuola Mondovì e Priorità alla Scuola Val Pellice, Mammadimerda, Forum provinciale delle famiglie).

Primo terreno di confronto: i dati epidemiologici su cui si basano le scelte della Regione. Ai numeri del dott. Carlo Di Pietrantonj (Gruppo Strategico Covid-19 della Regione) e del dott. Giovanni Di Perri (epidemiologo “Amedeo di Savoia” di Torino), ha però replicato la dott.ssa Sara Gandini (epidemiologa e docente di statistica medica alla Statale di Milano, top women Italian scientist hindex 65), mostrando i risultati dell’osservazione sulle scuole (studio di imminente pubblicazione sulla rivista Lancet): il tasso di positività nelle scuole resta a livelli bassissimi e la chiusura o l’apertura delle scuole non modifica l’Rt, che si muove per conto suo.

Conclusione: “Il bilancio costi benefici è a favore della riapertura”. Il dott. Di Pietrantonj e il dott. Di Perri si sono impegnati a leggere lo studio della dott.ssa Gandini e a tenerlo in considerazione quando dovranno sottoporre al Presidente Cirio la loro proposta in relazione all’apertura o alla chiusura delle scuole.

Invece da più di un anno le istituzioni continuano a chiudere le scuole come principale contenimento dei contagi. Come ammesso anche dal dott. Di Perri, le scuole vengono chiuse perché quando aumentano i contagi, non si riesce più a fare un tracciamento appropriato e, di conseguenza, questa è l’unica strategia messa in campo. Si creano danni a un’intera generazione di studenti a causa del prolungato uso della DAD e obbligo all’isolamento. Evitare il contatto interumano è innaturale. Questo avrà gravi ripercussioni, non sul virus, ma su altri tipi di malattie dell’educazione e psicologiche.

Lunghissimo è l’elenco di costi che famiglie, bambini, ragazzi stanno pagando per la chiusura delle scuole:

La famiglia: la dad mette in difficoltà tutti e soprattutto chi ha più figli: servono pc, connessione, spazi adeguati; i congedi parentali al 50% di retribuzione sono un lusso per pochi, non tutte le aziende lo concedono e non tutti possono permettersi di assentarsi dal lavoro per non creare difficoltà all’azienda per cui lavorano, soprattutto in caso di piccole imprese; il governo non ha tenuto conto delle richieste da parte della società civile di incrementare gli aiuti nell’ottica della parità di genere e di includere tutte le categorie di lavoratori per quanto riguarda il bonus babysiter; trovare una baby sitter non è come comprare un paio di scarpe; fare smart working e seguire i figli in dad è un’impossibile alchimia. Le chiusure vanno affrontate con un piano condiviso e azioni organiche. I genitori che non possono pensare al congedo, le categorie servizi pubblici essenziali e sanitari, chi non può o non vuole mettere a rischio la salute dei nonni, ha come unica soluzione il lasciare incustoditi i figli, con risvolti pratici anche gravi. Chi ne risponderà?

I bambini: “sono gli ultimi da tutti i punti di vista” ha denunciato Daniele Novara, pedagogista e Direttore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, perché la chiusura più semplice è quella delle scuole. Ma non possiamo equiparare la DAD alla scuola. Come ha detto lo stesso presidente Draghi, il 40% degli alunni non riesce a seguire la didattica a distanza, quindi non usufruisce del servizio scolastico. Come può un bambino della scuola materna stare in dad?

Sul piano psicologico: la distanza genera disagio, limita l’interazione tra gli individui. “Maggiore è il tempo in cui i bambini e i ragazzi sono privati dalla scuola maggiori sono i rischi che corrono”, ha affermato Alessandra Ronzoni, psicologo tecnico scolastico e Consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte. Dati dell’associazione di psicologi “donne e qualità della vita” svolto nel 2020 mostrano che su 600 soggetti tra i 12 e i 19 anni, 1 su 3 ha manifestato disturbi di tipo ansioso-depressivo, con gesti di autolesionismo, disturbi del comportamento alimentare, attacchi di panico e gravi stati dissociativi. A questo si uniscono lo studio dell’istituto di scienze farmacologiche Mario Negri di Milano, del Gaslini di Genova, del Regina Margherita di Torino.

Insegnanti, dirigenti, le scuole: ci sono 8 milioni di persone legate alla scuola. Chiuderla è la cosa più facile perché non ci sono ristori da dare. Ma “la scuola è sicura perché tutti gli istituti hanno adottato protocolli di sicurezza rigorosi e si fanno rispettare con scrupolo”, ha dichiarato Bruno Bruna, Dirigente IC Bossolasco-Murazzano, favorendo il tracciamento e il contenimento dei contagi. La scuola è un sistema complesso di relazioni sociali e la classe è piccola comunità fondamentale dal punto di vista conoscitivo.

Disuguaglianze sociali: ragazzi italiani che hanno fatto dad hanno perso il 20% delle competenze, percentuale che sale al 50% per i figli di genitori senza una istruzione superiore. Nella sola Torino, si prevedono 600 abbandoni scolastici nell’a.s. 2020/2021, 34 mila a rischio abbandono in Italia (dati Save the children). Serve riaprire le scuole per scongiurare un ulteriore allargamento delle diseguaglianze e dotare di congrui incentivi il diritto allo studio.

In perdita sono anche: le pari opportunità, perché la pandemia ha esacerbato le disparità esistenti tra donne e uomini in quasi tutti i settori della vita e la scuola in casa è una delle cause primarie di questa retrocessione; il confronto con i coetanei europei, perché il ritardo degli studenti italiani non è pari a nessuno in Europa; il saldo economico perché – dice la Banca mondiale – l’abbassamento dei livelli di apprendimento e il possibile abbandono scolastico mandano in fumo il 16% degli investimenti dei governi nazionali per l’istruzione.

Le richieste della rete per la scuola in presenza e di Priorità alla Scuola sono quindi:

1. garantire fin da subito il ripristino della didattica in presenza dagli asili nidi alla 3° media: sono scuole di prossimità territoriale, che si sono già adeguate ai protocolli sanitari

2. rivedere con urgenza le norme previste a livello nazionale per le zone rosse affinché non si chiudano più indiscriminatamente le scuole, ma si rinunci all’attività in presenza solo dove a livello locale lo richiedano i tassi di contagio. Le scuole sono un servizio essenziale al pari di ospedali, farmacie, alimentari e devono essere le ultime a chiudere.

3. se diventa indispensabile nelle zone rosse chiudere le scuole, si possano promuovere mini-gruppi classe all’interno degli spazi scolastici o all’aperto.

4. siano definitivamente risolti i nodi affinché dopo Pasqua, riprenda la scuola in presenza anche per la secondaria di II grado, che non deve chiudere più. L’emergenzialità e l’improvvisazione erano giustificabili lo scorso anno. Ora la mancanza di soluzioni è imperdonabile: trasporti, controlli fuori dalle scuole, tracciamento

5. di qui all’estate si progettino iniziative mirate e individualizzate per il recupero didattico, emotivo, relazionale, sociale, psicologico dei bambini e dei ragazzi, in una grande alleanza tra scuola, famiglie, mondo dell’associazionismo, terzo settore e le realtà culturali del nostro Paese

6. un rifinanziamento del diritto allo studio: rispetto all’anno scolastico scorso la Regione Piemonte ha tagliato del 30% i fondi destinati ai capitoli “trasporto, libri, POF” e “iscrizione e frequenza”, riduzione drastica che ha escluso moltissime famiglie e studenti idonei dai voucher e dalle borse di studio. Chiediamo che la giunta regionale si impegni a tornare almeno ai livelli precedenti di finanziamento, considerando che la crisi economica e sociale non farà altro che esacerbare le difficoltà.

Il presidente Cirio da parte sua ha assicurato che quanto emerso “verrà portato nelle riunioni competenti”. La scelta di chiudere le scuole “è una sconfitta per le istituzioni”. Per il presidente sarà indispensabile “far recuperare ai nostri figli quanto è stato perso. La scuola ci deve però aiutare”. Tassello fondamentale per la riapertura la campagna vaccinale tra gli insegnanti (a oggi 50700 vaccinati su 81000): saranno tutti vaccinati per la riapertura, che il presidente ha previsto per il 15 aprile. “Mi farò portavoce di quanto detto. Accoglieremo le vostre segnalazioni. Questa giornata è importante per darvi la prova che nessuno ha agito con superficialità. Sono state scelte meditate, approfondite con fondamento e dolore personale”.

L’auspicio è che le decisioni da ora in poi vengano prese in considerazione di tutti i dati statistici e la letteratura scientifica psicopedagogica già disponibile e che, pertanto, gli esperti a cui si affida la Regione tengano in considerazione anche lo studio illustrato oggi dalla dott.ssa Gandini” sottolineano le associazioni.

Domenica 21 marzo ci saranno molte manifestazioni in tutta Italia, organizzate dalla “Rete Nazionale Scuola in Presenza”. In provincia di Cuneo si svolgeranno a Cuneo ed Alba. Intanto la chiusura delle scuole è già stata prorogata fino alle vacanze di Pasqua. Se non riapriranno immediatamente dopo Pasqua, la mobilitazione non si fermerà. Le famiglie, i bambini e i ragazzi non ce la fanno più.