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«La mia priorità è stare al fianco di chi soffre»

La nuova “prospettiva” del vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Graglia

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Francesco “Franco” Gra­­­glia, ex sindaco, vi­cepresidente del Con­­siglio Regionale del Piemonte e «miracolato», come si definisce lui stesso, non si sente un politico. O, almeno, non sente di appartenere a quella politica che è solita prendere le decisioni nelle “stanze dei bottoni” lasciandosi guidare dalle “lo­giche” di partito. Non ha torto: lui è effettivamente di­verso. Al centro del suo impegno civico mette il «piccolo gesto» che aiuta a superare le difficoltà quotidiane, i rapporti umani, «quelli veri», la «trasparenza», l’«altruismo» e la «solidarietà». È così che la nostra chiacchierata sull’attualità piemontese, si trasforma in un dialogo profondo, quasi spirituale, come del resto era stato quello di quasi un anno fa, quando Graglia ci aveva raccontato, la­sciando fluire ogni sua emozione, del dramma personale che aveva appena vissuto: una pancreatite acuta lo aveva messo “a tu per tu” con la morte, costringendolo a 157 gior­ni di ospedale e a un difficilissimo cammino di ri­a­bilitazione.

Franco Graglia, prima di tutto, co­me sta?
«Ho lottato e sono sopravvissuto a una ma­lattia subdola; mi è stata offerta una seconda possibilità. Per questo, non mi la­mento più di nulla. Me lo sono imposto. Lo devo a me stesso, a chi mi è stato e mi sta tuttora vicino, a chi mi ha salvato. Det­to questo, a oltre un anno di di­stanza, le conseguenze della pan­creatite si fanno purtroppo ancora sentire».

Cosa dicono i medici?
«Dicono che non sono completamente ristabilito e che servirà ancora del tempo, probabilmente un anno, per tornare a sentirsi meglio. Dentro di me, però, sto già benissimo».

In che senso?
«Come le dicevo, tendo a non lamentarmi più di nulla. In generale, ho mutato la prospettiva dalla quale guardo il mondo».

Cosa vede da tale prospettiva?

«“Vedo” la vita di ciascuno come il bene più prezioso che possa esserci. Ho capito che non abbiamo tempo da perdere, perché in un attimo può succedere l’irreparabile. Di conseguenza, soprattutto nella mia sfera privata, cerco di avere a che fare con persone vere e oneste, con chi si fa guidare da sani princìpi. Ma non è facile…».

Perché?
«Nella nostra società ci si è abituati a correre, ad arrivare pri­ma, sempre e comunque. Ma vuole sapere la verità? Tutta questa frenesia e tutto questo materialismo non contano un ficosecco. Glielo assicuro».

Come declina questo pensiero in politica?
«Faccio parte di un partito, ma non sono un politico. Rispondo prima di tutto a me stesso, alla mia coscienza. Alla luce di ciò, mi impegno al massimo delle mie capacità, con sincerità, onestà e trasparenza, senza raccontare panzane».

Si sente una “mosca bianca”?

«No. Per fortuna, ci sono ancora diversi amministratori che ba­sano il loro operato sui valori più autentici».

Come giudica Cirio nel ruolo di governatore?
«Quando, nel pieno della pandemia, sono rientrato in Re­gione, ho trovato un amministratore, oltre che un amico, impegnato a fronteggiare il “mo­­­stro” Covid e tutte le difficili scelte che ha comportato. In più, si è aggiunta l’alluvione e adesso c’è pure la delicata questione dei vaccini da risolvere. Il presidente Cirio ce la sta mettendo tutta, sacrificando anche la sua vita privata. Mi feriscono gli insulti gratuiti che vengono indirizzati contro di lui. Una volta ci sarei passato sopra, ma ora sono più sensibile».

La gente inizia a essere esasperata, però…

«Lo capisco bene, è naturale. Ma oggi più che mai servono comprensione e buon senso».

E aiuti concreti, mi permetto di aggiungere…
«Certo. Stiamo attendendo l’arrivo degli importanti contributi annunciati dal Governo. La Regione cercherà di investirli nel modo migliore, prestando un’attenzione particolare a chi sta soffrendo maggiormente le conseguenze della pandemia da coronavirus, e sen­za dimenticare le aree mes­se in ginocchio dall’alluvione».

Il Governo ha compreso le priorità?
«La scelta di creare un governo di unità nazionale mi farebbe rispondere “sì”, ma il fatto di non aver nuovamente chiamato gli italiani al voto mi fa pensare l’opposto. E poi ci sono altre co­se che non vanno: le tem­pi­stiche con cui vengono comunicati i “colori” alle re­gioni, i ritardi nell’erogazione dei ristori, la “gestione” del trasporto pubblico, le decisioni “del­l’ultimo minuto”, come quel­la che ha imposto lo stop del­le attività sciistiche a poche ore dall’apertura. A volte si ha come l’impressione che i decisori romani vivano in un’altra realtà».

Quali sono le sue di priorità?
«Negli oltre cinque mesi di ospedale, ho chiesto la grazia alla Ma­don­na e mi è stata concessa, anche attraverso la bravura dello staff medico che mi ha curato. Ora ho il dovere di “restituire”, a par­tire da chi non mi ha mai ab­bandonato, come mia mo­glie, mia mamma, mia sorella e mio cognato, i nipotini. Il loro è stato un calvario. I miei sogni adesso sono due: recuperare quella “normalità” fisica che ancora mi manca ed essere di aiuto in Re­gione e nella mia comunità, anche nelle piccole situazioni. Perché provocare negli altri un sorriso è la cosa più straordinaria della vita».

BaNNER
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