Alberto Cirio «La battaglia al virus mutato»

Il Governatore del Piemonte evidenzia le criticità della variante “inglese” del Covid e lancia un messaggio di speranza: «Molto dipenderà dai vaccini ma, quando sarà possibile, non si rinunci agli eventi. La Fiera di Alba ha aperto una via»

0
152

Si tinge di nuovo di arancione il Piemonte “covidizzato”. Il “se­-ma­foro dei contagi” è infatti tornato a classificare la regione sabauda tra quelle a rischio medio-alto, obbligando al­l’ennesima stretta. Ne abbiamo parlato con il presidente della Re­gione, Alberto Cirio.

Presidente, è un campanello d’allarme?
«I numeri dicono che, negli ultimi giorni, la diffusione del virus ha subìto un’accelerata; lo si evince purtroppo anche da quanto sta accadendo negli ospedali, dove i ricoveri, seppure in misura lieve, sono in crescita. In più, incombono le allerte legate alla diffusione delle varianti di Covid-19».

Anche il Piemonte, quindi, è alle prese con le mutazioni del virus…

«Sì, anche da noi il virus non è più quello della scorsa primavera. Sta mutando per poter so­pravvivere ai medicinali, ai vaccini e all’autoimmunizzazione».

Qual è la variante che ci interessa più da vicino?
«Quella “inglese”: si diffonde con maggiore velocità e colpisce persone più giovani».

Come la si può contrastare?
«Intervenendo in maniera “chirurgica” laddove si presentano i focolai. Si spiegano così le “zone rosse” che sono state istituite nei giorni scorsi in Pie­monte. Va invece fatto un di­scorso a parte per le scuole».

Sarà di nuovo necessario chiuderle tutte?
«Come dicevo, il virus è mutato e ora rappresenta un’insidia an­che per i più giovani; di conseguenza, le scuole sono sotto osservazione. Con le altre Re­gioni, abbiamo chiesto al Co­mitato Tecnico Scientifico di esprimersi circa l’opportunità di variare le misure restrittive da adottare negli istituti scolastici».

In generale, potremmo piombare in un “lockdown” generalizzato?
«Le restrizioni messe in atto durante l’emergenza di novembre hanno mostrato una certa efficacia. Mi auguro, dunque, che la “zona arancione” possa essere sufficiente per arginare la nuova possibile ondata».

Come sono i rapporti con il nuovo governo?

«Finalmente c’è dialogo. Un dialogo tra una parte che parla, ovvero la nostra regione, e una che ascolta, il Governo. Per troppi mesi, abbiamo parlato a vuoto, non tanto per l’indisponibilità da parte del ministro Boccia, che si è comunque dimostrato un buon interlocutore, ma perché, di fatto, non venivamo ascoltati. Adesso c’è la possibilità di interagire, anche sui decreti».

In merito ai decreti, a che punto sono gli aiuti per i settori più colpiti?
«Il Governo si è assunto degli impegni. Noi, dal canto nostro, stiamo facendo la nostra parte. Ad esempio, solo guardando agli interventi più recenti, abbiamo stanziato 20 milioni di euro per sostenere comprensori sciistici, gestori di impianti, maestri di sci, agenzie di viaggio».

Anche il comparto delle manifestazioni è in ginocchio. Quali sono le prospettive?
«La Fiera Internazionale del Tar­tufo Bianco d’Alba, organizzata lo scorso ottobre, deve essere l’esempio. Ha assicurato piccole boccate d’ossigeno agli operatori, senza che si creassero focolai. Questo perché è stata organizzata in modo straordinario, con cura, attenzione e con i presidi necessari. Alla luce di ciò, credo che gli eventi, seppure in maniera rimaneggiata e contingentata, si possano organizzare. Nel pieno rispetto delle norme, si potrebbero già immaginare alcune iniziative tra maggio e giugno».

A proposito di tartufo, i francesi sarebbero riusciti a creare le condizioni per produrlo…
«Sono un romantico e concepisco il tartufo bianco d’Alba come il frutto di un terreno reso fecondo dal fulmine di Zeus. Questo per dire che le “pepite albesi” sono irripetibili e non sono riproducibili “in laboratorio”».

La volontà di ripartire è tanta, come dimostra l’impegno profuso dalla Regione per ospitare nel 2021 eventi sportivi di richiamo mondiale, come il Giro d’Italia di ciclismo e le Atp Finals di tennis.

«Abbiamo voluto scommettere sul Giro come strumento di ri­partenza, specie per il settore “outdoor”. Ecco spiegata la partenza da Torino: sarà una giornata storica, così come sarà storica la tappa con arrivo a Canale, capitale dei vini del Roero. Per quanto riguarda le Atp Finals, c’è la volontà di portare gli eventi collaterali presso le città piemontesi che hanno una tradizione tennistica, come, solo per fare due esempi, Cuneo e Alba».

Rimanendo nel campo degli eventi, cosa accadrà in estate?

«Molto probabilmente predominerà ancora il turismo locale. È per questo che continueremo a omaggiare di un pernottamento gratuito chi sceglierà le destinazioni piemontesi come meta delle proprie vacanze. In autunno, invece, non è da escludere che le manifestazioni possano aprire ai visitatori stranieri, presumibilmente quelli europei. Dipenderà molto dal procedere della campagna vaccinale».

In ogni caso, il ritorno alla normalità resta per ora un miraggio.

«Il Piemonte è la terza regione d’Italia per numero di vaccini inoculati in rapporto a quelli a di­sposizione. Abbiamo già superato l’80%, peraltro prevedendo la scorta necessaria a garantire la seconda inoculazione a chi ha già ricevuto la prima dose. La sfida è proprio quella dei vaccini».

Immaginando che l’emergenza sanitaria sia parzialmente superata, per favorire l’afflusso dei visitatori bisognerà comunque risolvere le questioni viarie…

«Le criticità maggiori riguardano le aree recentemente alluvionate e il Colle di Tenda. Sul Tenda, c’è tanto rammarico, perché, mentre il Governo francese ha già stanziato le risorse necessarie, quello italiano deve ancora rendere “operativo” il ruolo del nuovo commissario».

Sul fronte dell’Autostrada Asti-Cuneo le cose vanno meglio?

«I lavori procedono e, con la ditta incaricata, si sta cercando di capire se, contestualmente all’allestimento del “villaggio di cantiere”, in corso in questi giorni, sia possibile realizzare già alcuni degli interventi migliorativi previsti per la Strada Provinciale 7. Ora sa­rà importante progettare il secondo tratto, quello che consentirà di concludere interamente l’infrastruttura».

Lo dice con determinazione…

«Dopo aver portato a termine i lavori per l’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno, che è così potuto entrare in funzione, vogliamo chiudere anche questa partita. Non solo: attraverso un apposito bando, in via di definizione, cercheremo di dare l’impulso decisivo affinché vengano completate anche le altre incompiute piemontesi. Insomma, vogliamo lanciare un segnale forte: le opere si iniziano e si finiscono».