Coldiretti fa battaglia per tutelare Moscato d’Asti e Dolcetto delle nostre colline

Il Decreto Etichettatura in via di discussione è un’occasione imperdibile per rimediare a storiche storture che fanno concorrenza sleale ai vini di qualità del territorio

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Tutelare Moscato d’Asti e Dolcetto, al pari della maggior parte delle varietà nazionali: è quanto chiede Coldiretti rispetto alla discussione, in atto in questi giorni, della bozza del Decreto Etichettatura.

È un’occasione da non perdere per porre rimedio alle storture che storicamente penalizzano Moscato e Dolcetto in etichetta: è necessario prevedere regole più restrittive che tutelino i nostri vitigni storici e scongiurino ogni possibilità di concorrenza sleale alla DOCG Asti e alla DOC Piemonte” evidenzia il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo Roberto Moncalvo.

La bozza di Decreto annovera le varietà in cinque allegati, ciascuno con un diverso livello di protezione. Coldiretti chiede che il Moscato e il Dolcetto siano spostati dall’attuale allegato 4, che consente di impiegare in etichetta il nome del vitigno sui vini spumanti privi di denominazione d’origine o indicazione geografica, all’allegato 3, che invece vieta l’utilizzo del nome del vitigno su vini generici.

Se non si provvede ad una correzione – rimarca il Direttore di Coldiretti Cuneo Fabiano Porcu – nel caso del Moscato, ad esempio, si continuerà a suggellare la produzione di spumanti anonimi, che da anni fanno concorrenza alla DOCG Asti e alla DOC Piemonte, provocando disvalore e turbative di mercato. La nostra è una battaglia per valorizzare le produzioni di qualità delle nostre colline e fare chiarezza per i consumatori che scelgono di acquistare questi vini”.

Sono 4.300 gli ettari coltivati a Moscato nella Granda e qui si concentra la metà delle 4.500 aziende viticole piemontesi che producono questo vino per un totale di 80 milioni di bottiglie, con un valore complessivo di 400 milioni di euro. Quanto al Dolcetto, nelle Langhe se ne coltivano 2.500 ettari, che comprendono sia vitigni convenzionali collinari sia vitigni “eroici”, caratterizzati da coltivazioni a terrazzamenti in aree più impervie.