A colpi di deroghe si impedisce l’attuazione del decreto etichettatura su prosciutti e salumi

Da Confagricoltura Cuneo, Roberto Barge: "Con la motivazione dell’emergenza Covid, i macelli vorrebbero impedire quanto previsto dal provvedimento entrato in vigore solo qualche giorno fa"

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A colpi di deroghe si sta impedendo sul nascere l’obbligo di indicare nelle etichette di salumi, prosciutti e preparati l’origine delle carni suine. Lo denuncia Confagricoltura in relazione al decreto interministeriale 6 agosto 2020 – entrato in vigore in questi giorni – che obbliga a indicare in etichetta i Paesi di nascita, allevamento e macellazione dei capi. “Con la motivazione delle difficoltà legate all’emergenza sanitaria, i macelli vorrebbero impedire, almeno fino a fine gennaio 2021, la messa in atto di un provvedimento che rappresenta un doveroso atto di chiarezza nei confronti del consumatore e un valore aggiunto per il comparto suinicolo, in un momento di pesante difficoltà per gli allevamenti della provincia di Cuneo a causa soprattutto dell’invasione di carni straniere sul mercato italiano”, sottolinea Roberto Barge presidente della sezione suinicola di Confagricoltura Cuneo. Di questo e di molti altri aspetti relativi al difficile momento vissuto dal comparto si discuterà martedì 24 novembre, alle 17, all’interno di un webinar organizzato da Confagricoltura Cuneo, al quale prenderanno parte i vertici regionali e provinciali dell’organizzazione e il presidente della Federazione suinicola nazionale di Confagricoltura, Claudio Canali. In Piemonte sono attivi 2.750 allevamenti suinicoli, per un totale di circa 1.290.000 capi e la provincia che conta il maggior numero di animali è Cuneo, con circa 913.000 suini allevati in 844 stalle.

Tornando al decreto interministeriale in vigore dal 15 novembre, lo stesso aveva già previsto che confezioni e prodotti, non in linea con le prescrizioni di etichettatura ed immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, “possono essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte o, comunque, entro il termine di conservazione previsto in etichetta”.

Come se non bastasse con una circolare è stata disposta un’ulteriore deroga, concedendo alle industrie di trasformazione di poter utilizzare sino al 31 gennaio 2021 “le scorte esistenti di imballaggi ed etichette non conformi” disponibili a seguito di contratti antecedenti alla pubblicazione dello stesso decreto interministeriale, quindi prima del 16 settembre 2020.

In pratica sino a tutto gennaio prossimo, si potrà apporre su salumi, prosciutti e preparati di carni suine un’etichetta senza indicazione di origine della materia prima e successivamente immetterlo in commercio, arrivando così a disattendere potenzialmente l’obbligo anche, e chissà per quanto tempo, oltre gennaio 2021. Questo non consentirà ai consumatori di essere informati sulla provenienza delle carni utilizzate nelle produzioni nazionali in questa fase di prima attuazione del decreto.

Confagricoltura invita il Mise a ritirare la circolare ritenendo del tutto inopportuno questo ulteriore allentamento delle regole. Di fatto, con tale provvedimento, si è vanificato l’obbligo di etichettatura previsto, per altro, in via sperimentale solo sino al 31 dicembre 2021.