I vini di Teo Costa premiati al Concours Mondial de Bruxelles

Dalle radici al futuro, una storia castellinaldese che unisce il Nebbiolo con le opere di Ligabue

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C’è molto Roero, di quello con solide radici, nel ranking del “Concours Mondial de Bruxelles”, edizione 2020. Una competizione ai massimi livelli enoici: che ha registrato il suo atto finale in settembre, scegliendo come luogo della sfida finale la città di Brno, Repubblica Ceca, in una rotazione che un po’ ricorda eventi di altro genere come le grandi competizioni calcistiche.

E, proprio come accade in questi frangenti, ci sono molte cose da sapere, da vedere, fatti e storie da conoscere: come quando il pallone smette di rotolare, come quando ci si scambiano le maglie e sotto la divisa si vede la persona, il suo essere, semplice e complesso come il miracolo che dalla vigna porta al bicchiere.

Persone, appunto: come Antonio Costa, il patriarca dell’Azienda agricola Teo Costa da Castellinaldo d’Alba. Più di 65 vendemmie sulle spalle, nella sua vita: in una cantina partita all’epoca da circa 3 ettari, divenuti nel tempo 90, di cui 80 vitati, tra Castellinaldo d’Alba e Castagnito nel Roero e, nelle Langhe, a Treiso nella zona del Barbaresco e a Novello nell’area del Barolo, spingendosi poi sino a Montechiaro d’Acqui, nell’Alto Monferrato, dove le produzioni sono in prevalenza orientate all’Alta Langa Metodo Classico e a vari vini della Doc Piemonte.

Un’azienda che è come una cartolina nel grande, ideale bicchiere dei “nostri” paesaggi viticoli Unesco: e che, nel Concours Mondial, ha ormai una sorta di abbonamento speciale all’albo d’oro. Premiata altre volte, nelle precedenti 27 edizioni: onorata anche nel 2020, facendosi largo tra 8.500 vini in concorso, provenienti da 46 differenti Paesi. Con una soddisfazione in più: e sì che, assieme alla medaglia d’argento riservata al Barbaresco “Lancaia”, il titolo d’oro è arrivato per il Nebbiolo d’Alba “Ligabue”.

Una storia tutta particolare, la sua: la racconta Roberto Costa, figlio di Antonio, che assieme al fratello Marco, ai figli Isabella, Viviana e Manuel e a mamma Mariuccia, conduce ora questa piccola grande azienda fiera delle sue profondissime radici castellinaldesi, fulcro di tutto da quella sommità che porta all’eremo di San Servasio. «Più di vent’anni fa, scoprii casualmente che la mamma del pittore naif Ligabue di cognome faceva “Costa”.

Ci appassionammo alla vicenda fino a chiedere al Senatore Amadei, uno dei maggiori collezionisti di opere di Ligabue, la possibilità di usare i soggetti di alcuni di questi quadri per caratterizzare le etichette dei vini aziendali. Così, l’autoritratto di Ligabue venne abbinato al Nebbiolo d’Alba e da quel momento quel vino è per tutti “Ligabue”».

Arte e vino, nel segno del vitigno nebbiolo che è la base per entrambi i vini premiati a Brno: ma anche senso di famiglia, unita, in pieno equilibrio tra il suo retroterra eno-culturale e l’avvenire. Un po’ come a tracciare la rotta per le colline del Roero.

Paolo Destefanis