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L’opinione di Ivano Martinetti – Vi spiego perchè

«la legittimità delle due camere sarà garantita; al contempo i processi decisionali verranno snelliti e si risparmierà»

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«La riforma costituzionale oggetto di referendum è stata approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza. Il referendum è fallito di fronte al tentativo di raccogliere mezzo milione di firme e si è concretizzato solo grazie alle firme di 71 senatori, soprattutto di centrodestra. L’ingrossamento del fronte del “no” è strumentale e nasconde secondi fini,tra cui la destabilizzazione politica. La proposta di legge prevede, dalla prossima legislatura e mantenendo quindi ben chiara la legittimità delle attuali Camere, una riduzione del numero dei parlamentari, modificando gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione,per passare dagli attuali 630 a 400 deputati e dagli attuali 315 a 200 senatori. L’obiettivo è duplice: da un lato favorire un miglioramento del processo decisionale delle Camere e, dall’altro, ridurre i costi. L’Italia risulta tra i paesi con il numero più alto di parlamentari direttamente eletti dal popolo (945); seguono Germania (circa 700), Gran Bretagna (650) e Francia (poco meno di 600). Il referendum è uno degli strumenti della democrazia della Repubblica. Alla Camera ci sono 14 commissioni permanenti e ognuna è composta da quasi 50 persone. In parallelo, ciascuno dei 630 deputati lavorain aula. Di conseguenzanon è difficile assisterea dibattiti infiniti e frastagliati. Peraltro, va detto che il Senato già oggi svolge il lavoro della Camera con la metà degli eletti. Un numero minore di parlamentari obbliga ad avere meno gruppi politici, possibilmente solo quelli che corrispondono a partiti e movimenti votati dai cittadini. Inoltre, la riduzione del numero di parlamentari riequilibra nei territori il rapporto numerico tra elettori ed eletti, intervenendo più drasticamente su realtà che finora risultavano sovrarappresentate. Come effetto secondario, ma non trascurabile, la riforma dei parlamentari produrrà un risparmio di 81,6 milioni di euro annui (408 milioni a legislatura), senza considerare ulteriori risparmi legati alle spese accessorie di rappresentanza. Con questa riforma il Movimento 5 stelle ritiene di interpretare le esigenze generali della collettività e confida quindi in una ampia vittoria del “sì”».

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