1997- La morte di Lady Diana

La sua scomparsa fece notizia a lungo anche a causa dei misteri intorno all’incidente stradale che la determinò

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Il 1997, anno di grandi novità in ambito informatico e scientifico, con la prima clonazione di un essere vivente (la celebre pecora Dolly) e la nascita di Google, è drammaticamente ricordato in particolare per due morti avvenute a cinque giorni di di­stanza l’una dall’altra. Due de­cessi che hanno concluso la parabola terrena di due tra le donne più influenti del XX secolo: quella di Lady Diana, il 31 agosto, e quella di Madre Teresa di Calcutta, il 5 settembre.
Entrambi gli addii suscitarono grande commozione nel mondo intero; quello alla principessa del Galles ebbe però un’eco planetaria prolungata anche per le modalità con cui avvenne. Nata nel 1961, Diana Spencer, infatti, morì a soli trentasei anni in un incidente stradale a Parigi, a bordo di un’au­to guidata dalla guardia del cor­po Hen­ri Paul e in compagnia dell’a­mato Dody Al-Fa­yed, entrambi de­ceduti nello schianto.
Fu un incidente tanto misterioso quanto dibattuto, che ancora oggi, a quasi ventitré anni di distanza, lascia molti punti interrogativi. “È così brutto, così brutto, perché? Non si può giustificare”. Le parole usate da Dolores O’Riordan, compianta cantante dei Cranberries, in “Paparazzi on mopeds” (1999), dedicato alla tragedia, riassumono quel senso di dolore e impotenza generato in gran parte dell’opinione pubblica internazionale dalla morte di quella che è stata considerata una delle cento persone più celebri del Novecento.
Originaria di una delle famiglie più antiche del Regno Unito, Diana entrò nel cuore degli inglesi e non solo quando nel 1981 sposò a soli vent’anni il principe Carlo, eterno erede al trono designato, in quanto figlio della Regina Elisabetta. Inizial­mente timida e schiva, in pochi anni Diana divenne una sorta di “macchia” all’interno della sempre apparentemente perfetta famiglia reale: insofferente per la lontananza di Carlo e i suoi presunti tradimenti, Diana iniziò a palesare la sua distanza da quel mondo fatto di sfarzo e regalità, fino al divorzio, ufficializzato solo a metà degli anni Novanta ma di fatto già in atto dieci anni prima.
Da lì, la sua vita cambiò definitivamente: da moglie del Prin­cipe del Galles, divenne in breve tempo un’icona di eleganza, bellezza e umanità. I suoi viaggi nel mondo, con scopi benefici e di sensibilizzazione (in uno di questi conobbe proprio Madre Teresa, stringendo con lei una grande amicizia spirituale), oscurarono la stessa casa reale, di cui formalmente faceva ancora parte in quanto madre di due pretendenti al trono come William e Harry, tanto che la maggioranza dei sudditi voltò per la prima volta nella storia le spalle alla Regina, preferendole “Lady Di”.
Il suo ruolo di icona si fece, però, sempre più scomodo, a maggior ragione dopo le voci re­lative alla sua relazione con Dody Al-Fayed, figlio del milionario Mohamed Al-Fayed, proprietario di Harrods, di origini egiziane.
Il 31 agosto 1997, mentre la coppia era a bordo di un’auto cercando di fuggire dalla pressione dei giornalisti transalpini, che avevano avvistato i due in un hotel, si schiantò all’interno del tunnel del Pont de l’Alma. La versione ufficiale collegò l’incidente alle condizioni dell’autista, che guidava sotto effetto di alcol e psicofarmaci. Al funerale di Diana parteciparono quasi tre milioni di britannici, con un’attenzione mediatica internazionale quasi senza precedenti.
Da subito ci fu chi ipotizzò una collusione dei servizi segreti britannici, se non addirittura della Corona. I punti di domanda furono tanti, ma sono (e verosimilmente saranno) senza risposta.