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Sgominata cosca della ’ndrangheta attiva tra Torinese e Cuneese: 12 le persone in manette

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Nelle prime ore della mattinata di martedì 30 giugno, tra le province di Torino, Cuneo e Reggio Calabria, la Squadra mobile di Torino e il Nucleo investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Cuneo hanno dato esecuzione all’ordinanza dispositiva di custodia cautelare emessa dal Gip di Torino su richiesta dei Pm Paolo Cappelli e Stefano Castellani.

Il provvedimento cautelare restrittivo riguarda 12 persone (per otto di loro è stata disposta la custodia in carcere, mentre le rimanenti quattro sono state poste agli arresti domiciliari). Contestualmente all’esecuzione delle misure restrittive sono state eseguite trenta ulteriori perquisizioni domiciliari all’interno delle tre province prima citate. Per la realizzazione della fase esecutiva sono stati impiegati complessivamente oltre 200 uomini di Polizia, Carabinieri e Polizia penitenziaria, con l’utilizzo di reparti di rinforzo del controllo del territorio e di unità cinofile per la ricerca di droga e armi.

L’attività investigativa, iniziata nell’ottobre 2016, ha consentito di rivelare l’esistenza di un “locale” di ’ndrangheta (nel gergo malavitoso, il luogo dove avvengono le riunioni degli ’ndranghetisti) in provincia di Cuneo, precisamente a Bra, avente al vertice una famiglia originaria del comune reggino di Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), da anni radicata sotto la Zizzola.

L’avvio delle indagini è scaturito dalle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, all’epoca detenuto nel carcere di Saluzzo per scontare la pena di trent’anni di reclusione conseguente a un omicidio di cui è stato dichiarato colpevole e alla sua appartenenza al “locale” di ‘ndrangheta di Volpiano.

Il traffico di sostanze stupefacenti (specie cocaina e marijuana), in aggiunta ad altre tipologie di reati riscontrati, è risultato essere tra le principali fonti illecite di guadagno del sodalizio, al punto che è stato possibile accertare l’esistenza di una vera e propria organizzazione dedita al traffico di stupefacenti collegata alla cellula di ’ndrangheta operativa a Bra; ciò ha confermato quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia.

L’indagine ha messo in luce come il gruppo criminale potesse godere di contatti e appoggi di rilievo in seno anche alle forze dell’ordine e all’Amministrazione pubblica locale. In particolare, due carabinieri risultano indagati per favoreggiamento personale e rivelazione di segreti di ufficio, accuse aggravate dall’agevolazione mafiosa. I due avrebbero infatti fornito informazioni riservate al gruppo malavitoso. Un altro militare risulta indagato per i reati di favoreggiamento personale e rivelazione di segreti di ufficio, oltre che per accesso abusivo ai sistemi informatici riservati; tutto ciò, anche in questo caso, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Secondo quanto emerso dalle indagini, i malavitosi potevano inoltre contare sulla collaborazione di due appartenenti alla Polizia penitenziaria, ora accusati di corruzione aggravata dall’agevolazione mafiosa.

Una delle persone sottoposte a misura cautelare, anche tramite i suoi familiari, avrebbe poi stretto contatti con un appartenente all’Amministrazione pubblica di Bra, finendo così iscritto al registro degli indagati per scambio elettorale politico-mafioso.

Dal lavoro degli inquirenti è anche emerso come gli esponenti del gruppo malavitoso fossero considerati in grado di influenzare l’assegnazione di posti in occasione di manifestazioni promosse a livello locale, ma di portata nazionale e internazionale.

Infine, una contestazione per concorso esterno in associazione di stampo mafioso è stata mossa a un avvocato, che è risultato essere un tramite tra uno degli arrestati e alcuni esponenti di spicco della ’ndrangheta.

Forniremo ulteriori aggiornamenti sulla vicenda nel caso in cui le autorità competenti dovessero comunicare nuove informazioni ufficiali sull’inchiesta in corso.

La Redazione

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