Piano Scuola, le palestre come possibili aule? Uisp Piemonte attacca: “Si viola il diritto fondamentale allo sport”

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Con il nuovo Piano scuola, pronto per pianificare l’annata scolastica 2020/21, la prima post-lockdown, in seno al Ministero dell’Istruzione si sarebbe ipotizzato di utilizzare spazi alternativi come musei e palestre per consentire lo svolgimento delle lezioni in aule più ampie e numerose.

Una decisione che non ha lasciato indifferente il mondo dello sport. Di seguito, il comunicato con cui la Uisp Piemonte ha preso posizione contraria, sottolineando come un’occupazione quotidiana delle palestre per le lezioni cancellerebbe il diritto fondamentale allo sport per tutti i cittadini.

“Ancora una volta tanti bambini penseranno “di non essere stati bravi” e saranno penalizzati nel loro naturale e indispensabile bisogno di movimento.

L’attività motoria, il gioco, lo sport sono fondamentali nella vita degli individui di ogni età: per la salute, l‘educazione, la formazione e tanto altro ancora. Lo sanno bene gli altri paesi Europei che li hanno inseriti nei programmi scolastici, e addirittura in molti casi anche negli orari di lavoro di diverse aziende.

Alla fine degli anni Sessanta UISP, con altri EPS, propose di aprire le palestre di tutte le scuole dopo l‘orario scolastico. Dopo le prime esperienze fu emanata una legge che assegnava al territorio, quindi agli Enti Locali, il compito di concedere alle società sportive, le palestre, per lo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della pratica motoria e sportiva, come componente fondamentale delle politiche del territorio.

Fu una vera e propria rivoluzione: i bambini al pomeriggio tornavano a Scuola per fare sport e con loro anche i nonni che frequentavano i primi corsi di ginnastica per anziani ed i genitori coinvolti nei corsi di ginnastica per adulti, fino ad arrivare alle ultime ore della sera con i tanti corsi, tornei, campionati amatoriali di pallavolo, pallacanestro, arti marziali, ecc.

Tutto ciò era ed è stato fino a febbraio 2020 lo sport popolare, per tutt* e sociale, a tariffe accessibili, agibile per tutt*, sotto casa. Erano -e sono – nuove comunità di cittadini e cittadine, attive e partecipate, quelle che si ritrovavano nelle Scuole del proprio quartiere, che neanche i doppi turni imposti dal boom di nascite di quegli anni e dal grande numero di allievi erano riusciti a fermare, perché, al posto che sopprimere facilmente le attività, si erano cercate soluzioni socialmente e moralmente efficaci.

Le società sportive questa volta dovranno scendere in piazza insieme ai loro associati, ai tanti praticanti, alle famiglie, agli amici ed a tutti i presenti e futuri cittadini per rappresentare la difesa di un diritto fondamentale.

Se non state bravi non andiamo in palestra!

Una decisione di questo tipo non può essere assunta senza convocare il mondo sportivo,che per quanto ci riguarda,si dichiara disponibile a lavorare ad un tavolo per individuare soluzioni alternative in ogni comune e quartiere”.