«Un progetto per riscattarsi ritrovando bellezza e orgoglio»

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La grandezza di Renzo Piano risiede nella capacità di declinare le sue geniali intuizioni in progetti che sanno rispondere concretamente alle necessità del contesto per il quale sono pensati, senza tuttavia rinunciare al desiderio di innovare nel segno della sostenibilità.

Nato il 14 settembre 1937 a Genova, Renzo Piano cresce in una famiglia di costruttori edili. Consegue il diploma di maturità classica, per poi frequentare la facoltà universitaria di architettura, prima a Firenze e poi a Milano, dove collabora con lo studio di Franco Albini, da lui considerato il suo mentore. In seguito si reca a Parigi dove segue le lezioni di Jean Prouvé che curiosamente ritroverà come presidente della commissione giudicatrice per il progetto del centro “Georges Pompi­dou”.

Grazie all’attività del padre inizia a visitare i cantieri e a esercitare la professione. Viaggia tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra per perfezionare la propria formazione. Fin dagli albori il suo tratto si distingue per una costante ricerca e la sperimentazione nei riguardi dei materiali e delle tipologie strutturali, oltre che da una marcata vena anti accademica.

A 34 anni, insieme a Richard Rogers e con la collaborazione di Gianfranco Fantini, vince il concorso internazionale per la costruzione del centro “Georges Pompidou” di Parigi.

Nel 1988 il Comune di Genova gli affida l’incarico di ristrutturare il Porto antico in vista delle celebrazioni “colombiane” del 1992. Ha vinto anche il concorso per il nuovo auditorium “Parco della musica” di Roma, il premio “Pritzker” e ha completato la chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Ha progettato anche l’Accademia delle scienze di San Francisco, negli Usa, uno degli edifici più ecosostenibili al mondo. Portano la sua firma anche “La scheggia” di Londra e il Nuovo palazzo di giustizia di Parigi.

L’architetto genovese è ambasciatore dell’Unesco e finanzia le attività della fondazione che porta il suo nome, costituita nel 2004. Nel 2013 è stato nominato senatore a vita dall’allora presidente Giorgio Napolitano. Oggi risiede a Parigi e il suo studio di architettura, Building Workshop, è tra i primi per fatturato.

Nell’emergenza conseguente al crollo di parte del “ponte Morandi” di Genova, è stato uno dei primi a scendere in campo per la ricostruzione, proponendo l’idea di installare sul nuovo viadotto 43 corpi luminosi, uno per ciascuna delle vittime della tragedia, e di sorreggerlo con una teoria di piloni, la cui sezione è ispirata alla prua delle navi.

«Ero a Ginevra quando si verificò il crollo e da allora non penso a altro», affermò Piano poco tempo dopo il crollo, aggiungendo: «Bisogna che la città ritrovi orgoglio e riscatto, bisogna ricostruire questo ponte e ripensare l’intera area della Val Polcevera. Il ponte lo costruiscono gli ingegneri, ma sono lieto di poter essere utile al progetto perché dietro al ponte ci sono l’orgoglio e la bellezza della città».

Lungo 1.067 metri e caratterizzato da 19 campate, il “ponte per Genova” è sorretto da 18 pile in cemento armato di sezione ellittica. È stato costruito dalla società consortile costituita da Fincantieri e Salini Impregilo in meno di un anno visto che la prima pietra è stata posata nel giugno del 2019 e che la diciannovesima e ultima campata è stata issata il 28 aprile.

Il taglio del nastro dovrebbe essere celebrato il 27 luglio con un concerto dell’orchestra dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, trasmesso in diretta in prima serata su Rai Tre.