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«Un aiuto contro i comportamenti alimentari errati»

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A Cuneo il centro coordinato da Anna Maria Pacilli al fianco di chi soffre di dipendenze da abuso o rifiuto di cibo

La pandemia ci ha imposto un confronto “fre­quen­te” e “serrato” con noi stessi; abbiamo dovuto fare i conti con i nostri limiti e le nostre paure. Ecco perché sono stati mesi piuttosto difficili per le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, già fragili e, dunque, rese ancora più vulnerabili da questa emergenza. A Cuneo, al loro fianco, c’è sempre stato il Centro Dca (disturbi del comportamento alimentare) di corso Fran­cia, la cui attività non si è mai interrotta, coordinata dalla responsabile, la psichiatra Anna Maria Pacilli. Noi di IDEA la abbiamo intervistata.

Dottoressa Pacilli, come avete affrontato questo periodo?
«Abbiamo proseguito l’attività, alternando le presenze e cercando di sfruttare l’ampio giardino che abbiamo a disposizione. Per chi non se la sentiva di recarsi in sede abbiamo utilizzato telefono e Skype».


Quali le conseguenze dell’emergenza sui pazienti?
«Ci sono state due reazioni differenti. In alcuni casi la patologia si è acuita, perché ai disturbi alimentari si sono associate delle vere e proprie forme fobiche nei confronti del virus che hanno portato ad avere una tal paura del contagio da non volere venire al centro, nonostante le rassicurazioni. Al contrario, per altri pazienti avere un motivo per uscire di casa è stato terapeutico, specie per chi a casa vive situazioni familiari problematiche».

Quali attività proponete presso il vostro centro?
«Dal lunedì al venerdì diamo la possibilità alle persone che soffrono di disturbi alimentari di incontrarci per ricevere supporto e per poter seguire una terapia. Il momento più delicato è quello dei pasti, che viene curato da nutrizionisti e consumato con il controllo dei nostri operatori. Al termine, vengono proposte attività di tipo riabilitativo, tra cui la cura dell’orto, che consentono alle ragazze seguite dal nostro centro di non pensare eccessivamente al fatto di aver appena ingerito cibo o, comunque, all’eventuale desiderio di smaltire calorie in fretta».

Quali sono i disturbi principali che vi trovate ad affrontare?
«Anoressia, bulimia e disturbo dell’alimentazione incontrollata. Le patologie si manifestano prevalentemente in età adolescenziale, anche se ultimamente si assiste anche a esordi più precoci, intorno ai 10-11 anni, e a forme tardive, che interessano donne di 40-50 anni».

Si registrano casi anche tra gli uomini?
«Anni fa no. Oggi ci sono, ma in percentuale decisamente bassa, pari all’1-2%. Nella popolazione maschile si verificano principalmente due forme di anoressia: quella simile alla patologia femminile, che si manifesta con l’estrema magrezza, oppure l’“anoressia inversa”, tipica dei frequentatori di palestre, che sembrano avere un pe­so corretto ma in realtà hanno un ec­cesso di massa muscolare e, in molti casi, si nutrono solo di cibi iperproteici».

Quali sono le cause?
«Si è spesso alla ricerca di un’immagine del corpo molto “magra” che si pensa possa risultare attraente da un punto di vista estetico e sessuale. Può condizionare anche il ruolo della famiglia: a volte le nostre pazienti vivono situazioni difficili o hanno genitori soggetti agli stessi problemi, aspetto, quest’ultimo, che incide dal punto di vista comportamentale. L’obiettivo è la presa di coscienza da parte dei pazienti. Una ragazza che ora è tornata a stare bene mi ha detto: “La mia struttura fisica è questa, il problema è che io volevo andare contro la mia genetica”».

«Si tratta di una dipendenza dal cibo, sia in caso di rifiuto che di abuso. Il buon esito delle terapie non è facile da raggiungere anche perché c’è il rischio di ricadute. Tuttavia, circa il 60-65% dei casi porta a termine il percorso positivamente, riuscendo talune volte a guarire definitivamente».

BaNNER
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