226 persone soccorse sulle nostre montagne

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Resi noti i numeri dell’attività 2019 del sasp

Il Piemonte è la regione con la porzione di arco alpino più ampio d’Italia. Un primato di cui sono ben consci gli operatori del soccorso alpino e speleologico piemontese (Sasp), cor­po operante in montagna, in am­biente ipogeo e in terreno im­pervio, che ha diffuso i dati relativi all’attività 2019.

Nel corso dei dodici mesi dell’anno passato la centrale operativa del Sasp, attiva 24 ore su 24 presso la centrale dell’emergenza sanitaria di Grugliasco (in provincia di To­rino), ha gestito 1.989 chiamate di emergenza superando ancora una volta il record registrato nel 2018 di 1.900 e confermando un au­mento che prosegue da oltre 10 anni. Di queste chiamate, 1.251 (nel 2018 erano stati 1.210) si sono trasformate in interventi di soccorso alpino e speleologico veri e propri, mentre 738 (37%) sono state risolte direttamente dagli operatori per telefono oppure passati per competenza ad altri enti. Le persone soccorse in Piemonte sono state in totale 1.420, rispetto alle 1.386 dell’anno precedente (il picco, pari a 1.450 è stato registrato nel 2017).

L’interpretazione di questi dati non è, naturalmente semplice. Se da un lato si potrebbe concludere che sempre più persone si fanno male in montagna, dall’altro è bene sottolineare il fatto che l’abitudine a rivolgersi ai numeri di emergenza è sempre più radicata e da un punto di vista tecnologico risulta sempre più facile lanciare un “sos” anche dalle zone più im­­pervie del territorio piemontese.


Ogni missione di soccorso viene effettuata con l’utilizzo dell’el­iambulanza 118 e le squadre a supporto, oppure soltanto dalle squadre a terra. Anche in questo ambito si osserva un nuovo au­mento nel numero assoluto di operazioni effettuate via aria che raggiunge l’81% del totale (in 224 casi, pari al 22 per cento, partendo dalla base di Cuneo). Tut­tavia è bene ricordare l’importanza fondamentale dei 1.166 tecnici di soccorso alpino e speleologico suddivisi in 55 stazioni di­stribuite in tutte le valli dell’arco alpino piemontese.

L’u­ti­liz­zo dell’elicottero è infatti possibile soltanto in situazioni di visibilità ottimale e consente di recuperare un massimo di 2 infortunati, mentre con maltempo e di notte, le uniche risorse disponibili per un soccorso sono i volontari che operano via terra. Analizzando la distribuzione nu­merica, si osserva che nel 2019 il 39% delle persone so­no state recuperate dalle squadre senza l’ausilio del mez­zo aereo.

È poi interessante segnalare che il 94% delle persone soccorse ha richiesto un intervento di soccorso mentre effettuava attività ricreative contro il 4% di residenti e il 2% di infortunati durante attività lavorative. Il 72% erano maschi contro un 28% di femmine (in leggero aumento). I periodi di maggior lavoro per i tecnici del Sasp sono le vacanze estive e natalizie e i fine settimana quando un maggior numero di persone frequenta le montagne. Sulle cause che determinano gli interventi, quasi nella metà dei casi (46%) esso è legato a una caduta. Seconda causa, un malore (17%) seguita dalla perdita di orientamento (13%).