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Il Piero Angela dell’educazione finanziaria

Il fossanase Beppe Ghisolfi protagonista a livello nazionale

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Con la sua grande co­mpe­tenza e la sua lunga esperienza nel settore eco­nomico-finanziario è anche lui, a suo modo, un’eccellenza della provincia di Cuneo, alla stregua delle esperienze cuneesi che cita come esempi virtuosi nei suoi sempre più numerosi interventi nell’ambito di trasmissioni televisive, dibattiti e approfondimenti editoriali che è chiamato a curare. Stiamo parlando di Beppe Ghisolfi, oggi volto noto del piccolo schermo e apprezzato scrittore. Originario di Cervere, classe 1949, con un passato da insegnante, giornalista e banchiere, oggi è una delle personalità maggiormente interpellate cir­ca la ri­so­luzione dei problemi bancari e finanziari.

Beppe Ghisolfi, sempre più spesso è ospite di trasmissioni televisive locali e nazionali. La gratificano questi inviti?
«Sì. Credo siano dovuti alla mia attitudine a illustrare problemi complessi in modo semplice».

Ci faccia un esempio.
«In molti casi risulta diffi­cile comprendere i moti­vi per cui i provvedimenti del Go­verno impie­­ghino tanto tempo a di­ventare realtà. La causa principale è la burocrazia. Siamo un Paese pie­no di norme, leggi e regolamenti. In genere chi scrive le norme non si cura di chi dovrà applicarle. Ed è così che nascono i problemi».

Recentemente il professor Giovanni Cuniberti dell’Uni­versità di Torino l’ha definita il Piero Angela dell’educazione finanziaria. Perché insiste molto su questo tema?
«Lo ritengo fondamentale. Occorre comprendere bene il significato dei termini economici; altrimenti si rischia di perdere il senso della frase e, al contempo, di restare disorientati. Del resto, come ripeto spesso, vale il detto: “se anche non ti occupi di economia, lei si occuperà di te”».

È per questo che ha realizzato diverse opere editoriali?
«Sì. Il “Manuale di educazione finanziaria” ha avuto un successo straordinario. È un dizionario che riporta i cento termini più utilizzati in finanza, illustrandoli in maniera elementare. Anche gli altri volumi (“Ban­chieri”, “Les­sico finanziario” e “Le fondazioni bancarie. Ma­nuale di navigazione”) sono libri divulgativi, pensati e scritti per chi non ha confidenza con la materia. Tutte le mie opere sono state pubblicate da Nino Aragno, un editore di grande talento con uno sguardo proiettato al futuro».

È vero che sta scrivendo un nuovo libro?
«Sì. Si tratta di una raccolta di ritratti di personaggi, noti e meno noti, che ho incontrato nella mia vita. Da Trump a una simpatica signora, già avanti con l’età, di Sambuco. Ci saranno aneddoti e curiosità, che sono il sale della vita».

E davanti alle telecamere pensa di cavarsela bene?
«Mi aiuta molto l’esperienza fatta in tanti anni a Telecupole. Le regole sono le stesse. La disinvoltura viene con la pratica. Naturalmente bisogna conoscere bene la materia di cui si parla e semplificare i concetti».

Come si trova a colloquiare con Giletti e Formigli?
«Molto bene. Sono entrambi gior­na­listi molto preparati e professionali. La tv ha tempi molto ra­pidi. In pochi minuti occorre esprimere la propria tesi senza perdersi in inutili giri di parole. Alcuni ospiti sono decisamente critici nei confronti delle banche, che vengono spesso prese di mira».

Come giudica la sua carriera?
«Dalla presidenza della Cassa di risparmio di Fossano all’Abi e all’Acri fino alla vicepresidenza europea delle Casse di risparmio. Mi sono impegnato ma ho avuto anche un po’ di fortuna. Ad esempio nell’incontrare per­­­­sone compe­tenti e serie che mi han­no davvero insegnato molto. Se non avessi conosciuto, lungo il mio percorso, personaggi come Antonio Patuelli e Camillo Venesio, le vicepresidenze di Abi e Acri sarebbero rimaste un sogno».

Che idea si è fatto di questi personaggi?
«Sicuramente si tratta di personalità molto speciali in termini di cultura, serietà, competenza e anche generosità. La stessa cosa devo dire di Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri, di cui sono stato vicepresidente, ammirandone l’ingegno e la dedizione al lavoro».

Guardando all’emergenza, non crede che il decreto liquidità stia andando a rilento?
«Le domande sono au­mentate note­volmente. An­che quan­do c’è la ga­ranzia dello Stato, le banche devono predisporre un’istruttoria prima di concedere il prestito. Non si possono quindi erogare risorse senza che si siano rispettate tutte le normative. Normative che non sono solo quelle previste dal decreto ma anche quelle che risultano già in vigore, in quanto emanate in precedenza».

Come vede il futuro dell’Italia nel post coronavirus?
«Gli interventi a favore di imprese e famiglie sono assolutamente necessari. Prima di tutto, occorre fare in modo che le aziende non chiudano e che sia garantito il lavoro. Naturalmente, il nostro debito pubblico aumenterà e questa situazione creerà problemi. Ma il debito si può abbassare quando l’economia va bene, chiaramente non in questi periodi di grandissime difficoltà».

BaNNER