«Come per l’alluvione sapremo ripartire più forti di prima»

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Quando si incontra una difficoltà grande è di qualche conforto pensare a una circostanza del passato in cui la situazione era molto complicata ma se ne è usciti. In questo momento
di crisi da emergenza sanitaria a cosa pensa per potersi dire: “Ce la faremo come allora”?
«Alluvione 1994. Quello per alcuni versi fu peggio. Da un punto di vista organizzativo, oltre che naturalmente per il dramma generale e le morti che causò. Ci fu un calo del lavoro,  disoccupazione, aziende che hanno dovuto licenziare o mettere in cassa integrazione.
Fu di sostegno allora ed è un’iniziativa che abbiamo ripreso ora, concedere in tempi strettissimi finanziamenti a tasso zero alle aziende. Al tempo fummo i primi a livello nazionale e anche oggi lo abbiamo fatto anticipando anche i decreti ministeriali. In quel caso, però, si vedeva vicina la fine del tunnel, mentre adesso la conclusione della crisi è ancora tutta da scrivere».

Una volta usciti dall’emergenza sanitaria, come occorrerà agire?
«Mentre l’alluvione aveva coinvolto un territorio ristretto, il covid-19 tocca tutta l’Italia, l’Europa e non solo, per cui la questione è mondiale. Se ne esce tutti insieme e non è pensabile
che lo Stato non intervenga per aiutare le imprese italiane di ogni settore a rimettersi in moto. Se non succederà sarà il fallimento del sistema Paese, ma non avverrà. Ci sarà una ripresa
graduale e sono certo che il nostro territorio, forte della presenza di imprenditori capaci, di manodopera competente e prodotti di qualità, ne uscirà più forte di prima».