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Luca Virone, infermiere al CTO e “performers” di musical: “Stiamo facendo turni massacranti. Il Covid-19 non è un gioco”

Nato a Taormina nel 1984 e (da anni) braidese in tutto e per tutto. Ragazzo pieno di energie e dalla grande empatia. "In questo momento stare a casa significa stare al sicuro. Nel mondo dello spettacolo, qualcuno si è reinventato. Con il mio gruppo di Roma, stiamo studiando via Skype"

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L’emergenza sanitaria in corso, per la pandemia Coronavirus, “raccontata e vissuta” da chi è in “prima linea”.

Luca Virone, nato a Taormina nel 1984 e (da anni) braidese in tutto e per tutto, è un infermiere professionale al CTO di Torino (centro traumatologico ortopedico), nel reparto di Neurochirurgia. Luca, ragazzo pieno di energie e dalla grande empatia, è (anche) un apprezzato “performers” di musical. L’abbiamo raggiunto telefonicamente.

Al momento, non sono a contatto con pazienti positivi. Con le nuove disposizioni dovute all’emergenza, però, siamo ripartiti con la riorganizzazione del reparto. Attualmente abbiamo un’area dedicata alla terapia subintensiva, con 8 pazienti che arrivano dalla rianimazione. Poi, abbiamo 8 pazienti in Neurochirurgia. Qui al CTO c’è una parte della rianimazione che è dedicata ai positivi al Covid-19, poi c’è un piano dedicato al ricovero dei pazienti che, dopo la terapia intensiva, hanno bisogno di altre cure e la subintensiva del Pronto Soccorso. Il nostro ospedale si è attrezzato, per salvare più vite possibili.

A livello professionale, è un momento delicato per tutti. Lo stiamo vivendo negativamente, ha un impatto psicologico notevole. Mi sento molto colpito da questa emergenza sanitaria. Oltre ai turni massacranti che stiamo facendo, al 90% è tutta urgenza. A livello organizzativo è stato un grosso cambiamento, a livello emotivo e personale tutti stiamo dando il massimo. Stiamo facendo sforzi quadrupli, la mole di lavoro è immensa. Vogliamo prenderci cura di tutti.

Purtroppo, l’italiano fa le leggi e poi le interpreta. Sono state dettate delle regole, delle direttive, ma vedo ancora troppe persone in giro. Troppi che se ne infischiano, magari pensando che questa è una vacanza. Stare a casa non è un andare contro alla volontà di ciascuno, ma in questo momento stare a casa significa stare al sicuro. Qualcuno non capisce, non comprende. Il Covid-19 non è un gioco! Come dicono l’Istituto Superiore di Sanità e la Protezione Civile, dobbiamo evitare le morti di massa.

A Bra vedo troppa gente a spasso, chi con la mascherina, chi senza e chi, anche, senza guanti. Qualcuno sottovaluta il problema. Il numero di braidesi risultati positivi e i decessi, devono farci riflettere. Nessuno è esente da questa situazione.

Nel mondo dello spettacolo, qualcuno si è reinventato. I social sono uno strumento potentissimo e ci danno la possibilità di restare in contatto, organizzare eventi virtuali e progetti, seppur a distanza. Con il mio gruppo di Roma, stiamo studiando via Skype. Chiaro che questa cosa sta diventando pesante, soprattutto in termini economici. Il momento è complicato, speriamo che questo virus molli la presa, per ripartire gradatamente. Ci vorrà del tempo per tornare alla vita normale, ma almeno uscire dalla fase pericolosa“.

BaNNER