Il rugby annulla il 2019/20, i Saluzzo NWR: “Scelta giusta, gli altri movimenti seguano la linea”

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Il rugby ha tracciato la strada e ora verosimilmente molti altri sport lo seguiranno. Da qualche giorno, il pallone ovale ha ufficialmente dichiarato conclusa la stagione sportiva 2019/2020, primo sport italiano a decidere in questo senso. Conclusa e annullata: non ci saranno verdetti, in termini di promozioni, vittorie e retrocessioni. Si ripartirà totalmente da zero dal prossimo campionato.

I Saluzzo North West Roosters, che da quest’anno partecipavano al campionato a 15, hanno accettato ed apprezzato la scelta della FIR, riconoscendone la totale sensatezza. A spiegarci le ragioni è Paolo Radosta, storico dirigente del club di Manta: “Una scelta che condividiamo totalmente perché le condizioni fisiche degli atleti non avrebbero permesso comunque una ripresa normale a questo punto: si sarebbe resa necessaria una nuova preparazione atletica, ritardando ancora notevolmente i tempi. Inoltre, in linea con quanto sottolineato dalla stessa Federazione, ci vuole rispetto per quello che è il contesto tragico che stiamo vivendo: ci sarà tempo per lo sport e il divertimento, ma è giusto che ora siano messi da parte”.

Una linea logica, insomma, che per Radosta anche gli altri movimenti dovrebbero seguire: “Capisco che sia difficile e che molti movimenti abbiamo delle remore. Nel mondo degli atleti nessuno vuole mai fermarsi. Figuriamoci nel rugby, dove si gioca sempre e, anzi, ci si diverte ancora di più a giocare ad esempio in condizioni climatiche al limite del praticabile. Detto questo, comprendere la situazione e scegliere di conseguenza per lo stop credo che sia un comportamento consapevole, da fare proprio”.

Radosta non dimentica nemmeno il piano economico, centrale in questo senso: “Bisogna essere onesti con se stessi e con gli altri, sottolineando come il rugby non muova i capitali economici che invece altri sport, di squadra e non, muovono. Nel mondo della palla ovale solo i top team hanno alcuni giocatori che sono equiparati ai lavoratori e che hanno delle retribuzioni comunque non altissime. Il problema, insomma, è per una ristretta cerchia di atleti, che ora andranno tutelati dalle istituzioni sportive e governative. Detto questo, però, occorre uno sforzo di obiettività da parte di tutti: andare avanti sarà dura, in ogni sport, e sarà più opportuno optare per un anno “in bianco”, azzerando promozioni, retrocessioni e vittorie per tornare a pianificare la prossima stagione, nella speranza che non ci siano ulteriori intoppi”.