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Quaresima sociale da cui ripartire tutti

Mons. Marco Brunetti spiega come, pur tra grandi difficoltà, la Chiesa stia cercando di continuare a dare assistenza spirituale e sostegno concreto ai fedeli

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«È un momento particolare quel­­lo che stia­­mo vivendo come nazione, ma anche a livello mondiale; una situazione che, in un certo senso, ci fa sentire tutti parte di una stessa difficoltà: combattere un virus che è così potente, benché invisibile». Inizia così la riflessione sui tempi che stiamo vivendo affidata dal vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti, alla rivista IDEA, parlando di difficoltà che toccano la stessa Chiesa. «Que­sta situazione ha messo un po’ in crisi le celebrazioni, an­che in tempo di Quaresima, in vista della Pasqua», aggiunge infatti il presule, per poi precisare: «Ci prepariamo all’appuntamento con la più importante solennità dell’anno liturgico non sapendo ancora come faremo. In settimana ci saranno fornite indicazioni dalla Con­ferenza episcopale italiana, in modo tale da seguire una strada univoca per tutto il territorio nazionale. Sap­piamo quanta gente in questo momento patisca il fatto di non poter accedere alla Messa, però la Chiesa si è fatta e si fa presente in mezzo al suo popolo. Vo­glio ringraziare i sacerdoti, i diaconi an­che per quello che fanno con i mezzi di co­mu­nicazione e i “social” per accompagnare le varie co­mu­nità in questo momento difficile. Allo stesso modo ho cercato di porre qualche segno di presenza; sono stato il giorno di San Giuseppe a fare una supplica al santuario della Mo­retta. La scorsa settimana ho letto un breve messaggio per i giovani e le famiglie, mercoledì sera (ieri, il 25 marzo, ndr) lo farò per gli anziani e i malati e per quelli che se ne prendono cura, ovvero medici, infermieri e operatori sanitari in generale. Abbiamo anche cercato di non lasciar sole le persone bi­sognose, per cui il centro di prima accoglienza di Alba, con don Gigi e i suoi collaboratori, che ringrazio, ha continuato a farsi carico dei senza fissa di­mora e a fornire loro i pasti, sia pure con tutte le precauzioni del caso. Anche la Caritas ha continuato a gestire l’ascolto, anche se telefonico, di persone bisognose e lo stesso emporio si è organizzato grazie al Co­mu­ne, ai servizi sociali, alla Protezione civile, proprio per soccorrere le persone bisognose che continuano a necessitare di un supporto come (e in certi casi più di) prima». «Anche i media della Chiesa cattolica stanno offrendo un bel servizio», osserva ancora il Vesco­vo di Alba. «Alcuni mezzi di comunicazione della
Con­ferenza episcopale italiana stan­no accompagnando le famiglie le persone anziane e chi lo desidera per momenti di preghiera e di riflessione. Siamo o­perativi, sia­mo in campo. Sap­piamo che c’è bisogno di dare speranza, di essere accompagnati in questo momento delicato».
Monsignor Brunetti, per chi è più preoccupato?
«Per le persone sole, per le persone malate, che non possono essere avvicinate dai loro cari e parenti. In tal senso, faccio proprio un appello a medici e infermieri affinché pongano loro gesti di consolazione e di preghiera, se credenti, quasi per supplire a questa forzata mancanza di affetto e di relazione da parte delle persone più strette e vicine».
Mai come in questo momento il conforto spirituale dimostra tut­ta la sua importanza…
«L’assistenza spirituale e religiosa continua a essere garantita, anche se tanti preti vorrebbero fare di più, però magari le imposizioni igienico-sanitarie lo im­pediscono. C’è qualche difficoltà, per esempio, con le case di ri­poso, dove i sacerdoti sono im­possibilitati a portare il conforto e il sostegno abituali. Cer­chiamo di organizzarci con altri strumenti. Il desiderio di essere vicini c’è sempre».
Crede che questa emergenza, sanitaria, una volta passata, ci lascerà diversi da prima?
«Siamo nel tempo della Qua­resima, che forse era diventata un fatto un po’ individuale, privato, in cui chi crede pone qualche segno di riflessione, di preghiera e di penitenza.
Que­sto virus, che piaccia o me­no, ha imposto una “quaresima sociale”. La Quaresima è sempre stata un percorso che ci dovrebbe portare alla conversione, al cambiamento di vita e credo che questa quarantena, questa “quaresima” che stiamo vivendo, cristianamente per chi cre­de e laicamente per gli altri, ci porterà, come tutte le crisi, a cambiare le cose. Forse stiamo comprendendo che esistono valori veri e profondi, relazioni e affetti che sono molto più importanti di altri aspetti a cui finora forse abbiamo dato troppa importanza. Da questa e­mer­­genza dobbiamo trarre qualcosa di positivo, proprio per crescere e migliorare come società e come Chiesa».
Come Pastore della sua Diocesi, che co­sa l’ha colpita in modo particolare?
«Mi ha toccato molto vedere queste celebrazioni senza po­polo. L’idea di avere davanti aule di culto e banchi vuoti, anche se con fedeli collegati “in streaming”, mi ha indotto a riflettere sul fatto che una Chie­sa senza popolo non è Chiesa. È il popolo stesso che è Chiesa. Dob­bia­mo riscoprire la bellezza di es­sere popolo di Dio».

Venti camere del seminario vescovile messe a disposizione dell’Asl per medici e personale sanitario

Con una lettera indirizzata al direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio e al commissario per l’ospedale di Verduno Giovanni Mon­chie­ro, il vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti, ha dato la disponibilità di venti camere del seminario per ospitare gratuitamente medici e personale ospedaliero in vista dell’apertura anticipata dell’ospedale di Verduno. La decisione è maturata «in spirito di sussidiarietà e di carità evangelica», considerando la gravità della situazione sanitaria, la scelta della Regione di aprire l’ospedale per la cura delle persone affette da covid-19 e l’invito della presidenza dei Vescovi italiani ad abbracciare scelte solidali che possano aiutare il Paese ad affrontare l’emergenza. «Mi sembrava giusto fornire un aiuto in più come Diocesi, così ho mes­so a disposizione le stanze», ha aggiunto il Vescovo. «È un piccolo gesto, però ci sembrava importante collaborare anche su questo fronte, perché sappiamo che tanti medici e infermieri hanno bisogno di un luogo dove andare a riposare, so­prattutto quelli che vengono da fuori, ma anche quelli che non osano rientrare a casa. Mi ha fatto molto piacere che l’iniziativa sia stata gradita dal Direttore generale e dal Commissario per l’ospedale di Verduno, i quali mi hanno confermato di avere necessità di disporre di luoghi per far riposare medici e personale ospedaliero».

Le Diocesi italiane si mobilitano per l’emergenza, la Caritas attiva anche una raccolta fondi

La Presidenza della Conferenza episcopale italiana, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche in cui anche tante Diocesi versano, incoraggia ad abbracciare con convinzione scelte solidali, che possano contribuire a rispondere all’emergenza covid-19. Di fatto, molte Diocesi italiane, a partire dalle più provate dall’emergenza, già hanno aperto le porte. Si tratta di una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas italiana lancia una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. «È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità», afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, che lancia la campagna “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”. Per contribuire alla raccolta fondi di Caritas italiana (via Aurelia 796, 00165 Roma) utilizzare il conto corrente postale n. 347013, effettuare una donazione “on-line” tramite il sito www.caritas.it o un bonifico bancario (con la causale “Emergenza coronavirus”) tramite: Banca popolare etica, via Parigi 17, Roma, Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111; Banca Intesa Sanpaolo, Fil. accentrata Ter S, Roma, Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474; Banco Posta, viale Europa 175, Roma, Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013 e UniCredit, via Taranto 49, Roma, Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119.

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