I “Sentieri dei Frescanti” roerini raccontati dai ragazzi del liceo artistico albese (FOTO)

Nuova fase del progetto che unisce le eccellenze architettoniche della Sinistra Tanaro

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Si chiama “I Sentieri dei Frescanti”: e forse rappresenta uno dei punti più alti, dettagliati e concreti in fatto di valorizzazione delle potenzialità architettoniche del Roero.

Qualche numero: 9 Comuni complessivamente coinvolti “in rete” (un fattore, questo, su cui occorre ragionare continuamente: in positivo, senza dubbio), 3 lingue disponibili per la “lettura” delle informazioni a disposizione di visitatori e turisti, 137 chilometri di sentieristica su cui si innesta questo progetto (prendendo le mosse dal “Roero Bike Tour”, altro piano intercomunale promosso da tutti i paesi della Sinistra Tanaro, con la regia tecnica dell’Ecomuseo delle Rocche, e finanziato dai fondi regionali del Piano di Sviluppo Rurale), 20.000 (come gli euro giunti dalla Fondazione Crc per compartecipare a questo piano di promozione), e 25.000, sempre in euro, come la nuova sovvenzione giunta ora dal medesimo ente cuneese per dare continuità e condivisione all’intero progetto.

Andiamo con ordine: tutto nacque in tempi relativamente, ossia nel 2016. Allorché un nutrito plotone di sindaci decise di avvalersi della professionalità dell’architetto Silvana Pellerino, mostrando un’accresciuta consapevolezza sulle ricchezze architettoniche e artistiche del Roero. Dal “capire” al desiderio di “far conoscere”: si decise di fare sistema, in modo funzionale, per sottolineare la valenza del patrimonio storico artistico del territorio.

«In particolare – racconta la stessa Pellerino – era stata selezionata una rappresentanza significativa, dagli antichi affreschi e dipinti tra il ‘400 e il ‘700. Per parlare di accoglienza turistica, occorre coordinare e razionalizzare le risorse del territorio in modo sinergico per valorizzare i beni posti in rete, attraverso l’analisi, l’informazione e la creazione di un efficiente sistema gestionale monitorabile».

Il “Sentiero dei Frescanti”, voleva (e vuole) contribuire ad aumentare l’attrattività del territorio, ampliare e diversificare l’offerta turistico-culturale, offrendo al turista escursionista nuovi stimoli e opportunità di scoperta, anche in una chiave contemporanea, facendo leva anche sulle opportunità fornite da web e social networks.

“Rete”, dunque: ideale ma anche “fisica”, contando sì sui sindaci, ma anche sul medesimo Ecomuseo, sulla sezione albese di Italia Nostra e sul Club Unesco albese («che l’ha fatta diventare parte integrante del nascente progetto Distretti Culturali», precisa l’architetto), su uno staff di comunicatori e tour operators qualificati.

I luoghi d’eccellenza? Presto detto: la Cappella di San Servasio a Castellinaldo d’Alba, il Palazzo comunale di Ceresole d’Alba, il Santuario della Madonna dei Boschi di Vezza d’Alba, la Confraternita di San Francesco d’Assisi di Santa Vittoria d’Alba per quanto concerne gli affreschi d’influenza medioevale, e poi il barocco piemontese ben espreso dalla cappella del crocifisso nel castello di Magliano Alfieri, la cappella campestre di San Michele a Santo Stefano Roero, l’imponente confraternita dell’Annuziata di Guarene, e la “cappella pendente” di San Bernardo a Castagnito. Tutti siti che meritano una visita, un’attenzione mirata: sia da essere visitatori, sia nel caso in cui si tratti di posti vissuti come scenario della quotidianità.

Dice la Pellerino: «Una parte consistente della comunicazione avviene attraverso i socials e il sito www.sentierideifrescanti.it, per garantire il raggiungimento di un pubblico vasto, selezionato attraverso campagne mirate, e facilmente monitorabili. In questo modo è possibile coinvolgere anche un target più giovane, e sfruttare il meccanismo delle condivisioni, cosa che con il solo materiale cartaceo non è possibile».

Ora c’è una nuova fase, sempre tesa a parlare con linguaggi moderni e mettendo le nuove generazioni al centro del discorso: ossia, una collaborazione con il Liceo Artistico “Pinot Gallizio” di Alba, avallata dal dirigente Luciano Marengo e dalla docente di storia dell’arte Piera Arata. Un esperimento? Molto di più: una classe terza adeguatamente preparata sotto il profilo storico, sia per la parte di produzione, in cui i ragazzi saranno i protagonisti di una serie di video volti a raccontare gli affreschi.

«Attraverso il loro impegno ed entusiasmo, vogliamo provare a coinvolgere un pubblico giovane e dare coscienza che il loro contributo è importante: tramite la loro visione, potranno così comunicare con l’utilizzo di strumenti contemporanei lo spirito di queste opere». E “fare Roero”, nel senso più compiuto dell’espressione.

Paolo Destefanis