2010-2019 – Dieci anni di sport a Cuneo: come eravamo (grandi) e come siamo (molto più piccoli)

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Una nota citazione, attribuita alla scrittrice Susanna Tamaro, recita: “A volte dobbiamo perdere le cose per capire l’importanza che rivestono.”

Potrebbe essere proprio questo semplice aforisma il riassunto ideale di un decennio: quello che il movimento sportivo cuneese si sta per lasciare alle spalle e che va dal 2010 al 2019, ormai giunto ai titoli di coda.

Già, troppo spesso non apprezziamo fino in fondo ciò che abbiamo. Pochi di noi, appassionati, addetti ai lavori, semplici cittadini, se intervistati al culmine del 2009 sulla qualità dello sport in Granda avrebbero ammesso: “il nostro movimento è in crescita, con alcune eccellenze invidiabili”.

Chissà come sarebbe cambiata la nostra risposta se qualche mosca bianca ci avesse detto che di lì a dieci anni ci saremmo ritrovati a chiudere un decennio contando i cadaveri che ci stavamo lasciando alle spalle, un po’ su tutti i fronti.

Il calcio maschile: storia di quel che fu

Non si può che partire da qui, dal calcio maschile e da quella “Cuneo biancorossa” tanto spesso inneggiata dai suoi tifosi ed oggi cenere. O meglio, cenere resta della società gloriosa che visse 114 anni di storia fino a quel simbolico 3 dicembre in cui è stata simbolicamente staccata la spina sulla sua esistenza.

Oggi l’Ac Cuneo 1905 figura solo negli annali, sostituito da quell’ Fc Cuneo che lascia buone speranze ma che, al 31 dicembre 2019, resta pur sempre una società di Terza Categoria con grandi ambizioni e qualche investitore da cifre importanti, se relazionate all’ultimo campionato dilettantistico italiano.

Restano, insomma, i ricordi. Quello del 2010 era il Cuneo nascente di Fantini, che avrebbe stravinto il girone A di Serie D per poi togliersi lo sfizio di portare in Granda il primo storico scudetto dilettanti, nella finalissima con la nobile decaduta Perugia.

C’era il ritorno tra i “Pro”, c’era l’entusiasmo per un presidente giovane e volenteroso come Marco Rosso e c’era l’affiatamento di una piazza che si sentiva davvero al centro del pallone. La stessa piazza che ora piange sul latte bevuto, versato e calpestato da chi ha preso casa in corso Monviso negli ultimi tempi.

Il volley: storia di una favola senza lieto fine

Non ce ne voglia il calcio, che trascina da sempre le folle a livello nazionale, ma nel cuneese, insieme alla pallapugno, la vera tradizione spetta al volley. E’ la pallavolo a trascinare la nostra provincia, da sempre. E lo fece in particolar modo proprio in quel 2010: il 9 maggio la Bre Banca Lannutti Cuneo supera 3-1 l’Itas Diatec Trentino nel Vday di Bologna ed è campione d’Italia per la prima volta nella sua storia.

Grbic alza per Nikolov, che la schiaccia giù, passa sotto la rete e corre dai Blu Brothers. Vengono ancora i brividi adesso a pensare a quello squadrone, condotto in porto dall’ottimo lavoro di coach Giuliani. Ed era solo l’inizio: arrivarono poi una finale di Champions League ed il passaggio in Granda di altri campionissimi del taraflex.

Nessuno avrebbe mai immaginato che quella favola sarebbe finita nemmeno 4 anni dopo il trionfo bolognese: Valter Lannutti scelse di lasciare, decidendo per una volta di non ascoltare il cuore che lo avrebbe spinto a continuare in eterno con la pallavolo. In tanti, compresi Ideawebtv.it e la Rivista Idea, provarono a sostenere gli inviti per salvare quell’eccellenza, ma nulla fu. La Bre Banca Lannutti Cuneo svanì, portandosi dietro un Tricolore, 5 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane e 7 coppe internazionali.

Il calcio femminile: storia di quel che avrebbe potuto essere

Non solo Ac Cuneo 1905 e Piemonte Volley. Agli albori degli anni ‘10 a Cuneo c’era un altro movimento che brillava, nonostante i riflettori fossero quasi spenti: il calcio femminile. La battistrada si chiamava Associazione Culturale Polivalente Cuneo San Rocco Femminile, che proprio nel 2010 ottenne il ripescaggio per l’allora Serie A2.

Dopo il passaggio del timone a Eva Callipo, il club raggiunse livelli unici: centrò la Serie A nel 2014 e nel 2016, per poi mantenere la prima categoria nazionale nel campionato 2016/17, mentre alle sue spalle (seppur in categorie inferiori) maturavano altre realtà cuneesi degne di nota, qua e là in provincia.

E poi? Poi, come spesso accade e con una totale intempestività, la società fu costretta a vendere la licenza per la disputa della Serie A, anche a causa della mancanza di sostegni veri da parte di tutti coloro che avrebbero potuto trarre frutti importanti dalla permanenza in vita di una realtà di questo tipo.

La favola Cuneo Calcio Femminile svanì, aprendo le porte, manco a farlo apposta, alla Juventus Women, vero traino dell’attuale movimento calcistico in rosa, lontano parente (per fama, interessi e movimento in denaro) di quello che era dieci anni fa. Una vera occasione persa.

Insomma, spesso occorre guardarsi indietro per cogliere errori, mancanze e debolezze. Chissà oggi, come sarebbe bello poter avere una Cuneo tra le grandi nel calcio femminile in crescita. Oppure, chissà come si riuscirebbe a gestire un Palazzetto dello Sport costantemente stracolmo, in un’alternanza unica in Italia tra una squadra di Serie A femminile ed una di Serie A maschile. Già, come sarebbe bello.