Beinette: migranti sfruttati in hotel-ristorante, coniugi cinesi nei guai (VIDEO)

Indagine dei carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro: cinque africani erano costretti a turni di 12 ore con una paga di circa 200 euro al mese

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Lavoravano 11 o 12 ore al giorno, senza riposo settimanale né ferie, percependo sporadicamente una retribuzione mensile di circa 200 euro. E’ successo a Beinette tra il settembre del 2017 e l’aprile del 2019, quando si sono concluse le indagini del Nucleo carabinieri dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Cuneo, coordinate dal procuratore capo Onelio Dodero. Nei guai marito e moglie cinesi, rispettivamente di 44 e 43 anni, che gestivano un ristorante giapponese (Tokyo) e un hotel a Beinette, che hanno patteggiato 11 mesi di reclusione e che sono stati ai domiciliari dallo scorso luglio a settembre.

L’albergo in questione era stato anche adibito a CAS (Centro Accoglienza Straordinario) per ospitare migranti: proprio tra loro i coniugi attingevano manodopera da sfruttare. Cinque i rifugiati di origine africana (provenienti da Nigeria, Senegal, Ghana e Mali) che venivano costretti a lavorare su turni che potevano raggiungere anche le 14 ore giornaliere, senza riposi settimanali, né tantomeno ferie. I più fortunati potevano disporre formalmente di un contratto part-time di 20 ore con una retribuzione, che avveniva in maniera sporadica e dopo diverse pressioni dei lavoratori, che si aggirava tra i 200 e i 400 euro al mese. L’indagine è partita grazie alla segnalazione di uno dei migranti sfruttati, che ha raccontato di essersi ustionato con dell’olio bollente e di essere stato invitato a non dire nulla.

“Dopo le prime informazioni, abbiano cominciato le indagini – ha spiegato Dario Scarcia, comandante carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro di Cuneo -. Ci siamo mossi per cercare di carpire la fiducia dei migranti sfruttati, grazie anche all’aiuto di un mediatore culturale”. E i migranti hanno iniziato a parlare: “Vengono da realtà difficilissime – ha detto Dodero -, quando arrivano qui, non hanno coscienza di essere sfruttati, per loro lavorare 12 ore al giorno può essere normale. Per questo è un aspetto importante che abbiano parlato, confermando poi tutto di fronte al giudice. E’ uno step fondamentale. La Procura è particolarmente sensibile e attenta a questi fenomeni”. Presente alla conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell’operazione anche il direttore dell’Ispettorato del Lavoro Sergio Fossati: “Questo fenomeno è uno dei più infami. La rottura del muro del silenzio ha un valore importante. Questa indagine, in cui c’è stata grande sinergia con i carabinieri e la Procura, dimostra che lo sfruttamento non avviene solo in agricoltura”.

Durante le indagini, sono stati effettuati controlli da parte degli ispettori dell’Asl CN1 che hanno fatto emergere situazioni di igiene precaria negli alloggi e nella cucina.
I due coniugi cinesi esercitavano anche violenza psicologica sui migranti sfruttati. Avevano aperto la struttura nell’estate del 2015 e ospitavano 24 migranti. In passato, avevano gestito altri due CAS: uno a Montoso, frazione di Bagnolo Piemonte ed uno a Robilante, entrambi chiusi per questioni di natura economica.
La sentenza ha decretato la confisca di tutti i beni aziendali e di una somma di circa 191 mila euro. E’ stato inoltre sequestrato e confiscato un appartamento a Savona. Ai migranti sfruttati è stata corrisposta una somma di circa 1000 euro ciascuno come risarcimento.

Presente alla conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri di Cuneo Pasquale Del Gaudio: “Il fenomeno delittuoso in questione è molto brutto, ma questa attività ci porta alla consapevolezza che i controlli nel settore, laddove ci siano delle segnalazioni, avvengono in maniera approfondita e portano dei risultati”.

Ecco il video diffuso dai carabinieri.