“Colle della Maddalena: più collaborazione tra Italia e Francia”

Incontro a Cuneo con il prefetto delle Alpi dell'Alta Provenza Olivier Jacob per parlare di viabilità, emergenze e immigrazione: firmato un protocollo

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Sicurezza, viabilità, immigrazione, situazioni di emergenza da fronteggiare. Sono gli argomenti trattati nel corso dell’incontro svolto a Cuneo tra il prefetto Giovanni Russo e il prefetto delle Alpi dell’Alta Provenza Olivier Jacob, giunto nel capoluogo della Granda con due rappresentanti della Polizia di Frontiera francese, il direttore interdipartimentale Jérome Boni e il direttore zonale Thierry Assanelli.

“E’ stato un incontro interessante ed efficace – ha commentato Russo -. Abbiamo approfondito tematiche comuni che riguardano la viabilità, la sicurezza e il traffico sulla strada del Colle della Maddalena, gli interventi e il modo di operare di Protezione Civile e Vigili del Fuoco in caso di situazioni di emergenza nelle zone di frontiera”. Affrontato anche il tema dell’immigrazione: “In quella zona non ci sono importanti flussi migratori, ma si è comunque deciso di utilizzare pattuglie miste congiunte che operino sia in territorio francese che italiano per contrastare gli episodi di criminalità e di immigrazione clandestina”.

“Un incontro positivo, preparato da mesi e che ci ha consentito di parlare di argomenti importanti – ha confermato il prefetto di Digne Olivier Jacob -. E’ stata l’occasione per rinforzare gli eccellenti rapporti che ci sono tra Italia e Francia”. Al termine della riunione, è stato firmato tra le due Polizie di Frontiera un protocollo sull’immigrazione, che fa seguito ad un altro documento già sottoscritto nello scorso mese di luglio. “Si tratta di un accordo molto più pratico e concreto di quello precedente – ha spiegato Sebastiano Salvo, dirigente della 1^ Zona Polizia di Frontiera di Torino, presente insieme al dirigente della Polizia di Frontiera di Limone Piemonte Martino Santacroce -. Indica le modalità di gestione di situazioni irregolari: come comportarsi ed approcciarsi con le persone, specie con quelle più vulnerabili, come i minori. Inoltre metteremo in condivisione determinate informazioni per elaborare un’analisi di rischio e individuare così le maggiori criticità presenti”.