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Scissione PD, Mauro Calderoni: “Tanto tuonò che infine piovve”

L'analisi del sindaco di Saluzzo sulla mossa di Matteo Renzi, non senza dubbi e quesiti sul futuro del centrosinistra

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Mauro Calderoni (Foto da Facebook)

Tanto tuonò che infine piovve…pianificata, taciuta, programmata, sospettata, annunciata, negata, promessa, attesa. Finalmente è arrivata l’ennesima scissione: Matteo Renzi ha fondato il suo movimento!

Nel frattempo quelli tra noi meno appassionati di politica à la carte continuano ad attendere una riflessione compiuta sulla sconfitta del 2018 e sul remake del 2019. I più tradizionalisti addirittura si chiedono se l’assetto organizzativo del centro sinistra sia adeguato a governare efficacemente ed a rappresentare, al contempo, una proposta credibile per le prossime sfide elettorali?

A livello nazionale, dopo la “crisi del Papeete”, ci siamo gettati a capofitto in un’alleanza politica improvvisata col Movimento 5 Stelle, senza chiarire quale sia il progetto strategico per il futuro del Paese e quali invece le priorità impellenti.

A livello locale come intendiamo riorganizzare la nostra presenza nelle aree marginali, specie quelle rurali e montane? Le aree interne, infatti, sono le zone del Paese più delicate perché, se le forze europeiste che hanno mantenuto il timone della UE, hanno prevalso nelle aree metropolitane, hanno invece fallito nelle aree interne.

L’ennesima scissione infatti pare più un’azione di tattica parlamentare che lascia dubbi sull’effettiva efficacia di lungo periodo. Ha ancora senso che tante formazioni politiche scelgano di competere autonomamente invece di impegnarsi in una proposta politica strategica?

Pensiamo davvero che la soluzione ai mali della politica sia il ritorno al proporzionale, alla somma di identità ingessate, se non addirittura di personalismi? Il vecchio modello dei partiti distinti e concorrenziali tra loro può dare risposte alla complessità della modernità?

Il PD è nato per rafforzare quel patrimonio di esperienza e di militanza che rischia di essere disperso mentre poteva e può essere la base da cui rilanciare una proposta politica larga, inclusiva, attrattiva.

Al Lingotto ci si propose un processo politico che attivasse le forze migliori delle nostre comunità e che coinvolgesse i molti che non si riconoscevano nelle famiglie politiche esistenti, per contrastare il decadimento del quadro politico ed evitare almeno lo sgretolamento di una base valoriale comune.

Non sono mancati gli errori, ma quell’obiettivo sembrava raggiunto quando Renzi si impose trionfalmente alle primarie del 2013 e successivamente colse l’incredibile risultato del 41% alle europee del 2014. Invece è stato un abbaglio perché Matteo non ha saputo esercitare il comando, esercitando una guida inclusiva.

Io, come tanti altri, ho creduto al progetto di Partito della Nazione ed a quella sorta di pacificazione tra progressisti e moderati, dopo gli anni cruenti del berlusconismo. D’altronde, a livello locale, pratichiamo queste esperienze e perseguiamo questi obiettivi da almeno 20 anni.

Che ne facciamo quindi di questo patrimonio di esperienze e di relazioni? Ho già proposto, fin qui inutilmente, di metterle a disposizione di una stagione politica fatta di impegno pubblico coerente e responsabile, nella convinzione che comunità e territori possano contribuire a rigenerare la stanca democrazia italiana.

Se è vero che ci si salva e si va avanti se si agisce insieme, è giunto il tempo di quel grande dibattito pubblico ed aperto per individuare le ragioni dello stare insieme. Se ne faccia carico il PD che, con l’uscita di Renzi, può superare i leaderismi che lo asfissiano e tornare ad essere una comunità che sappia fare sintesi di valori ed ideali diversi.

Siamo ad una svolta: il PD sia perno di una campagna di ascolto delle pure e delle aspettative della gente sennò sarà l’ennesima manovra di retroguardia di un ceto politico sempre più distante dalla realtà che pretenderebbe di governare.

Mauro Calderoni