Il Piemonte di Alberto Cirio che riparte

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«Una regione oggi malata, però dalle incredibili potenzialità che faremo di tutto per rilanciare»

Se ha promesso che il Pie­­monte riprenderà a correre, in questo mese dal­l’insediamento di certo lui, A­lberto Cirio, ha corso e continua a correre. Nelle vesti di presidente della Regione è sta­to a Bru­xelles e a Parigi e, men­tre scriviamo, si accinge a partire per Roma dove, con l’assessore Mar­co Ga­busi, ha un appuntamento con il ministro Danilo To­ni­nelli. In mezzo, sono già piuttosto numerose le “missioni”, da solo o con i suoi assessori, svolte in vari centri piemontesi.

La questione del lavoro è al pri­mo posto fra le sue preoccupazioni perché, spiega, «in Pie­monte abbiamo la disoccupazione giovanile al 30%, mentre la confinante Lombardia è al 20».

Che fare, allora, Presidente?
«Ci siamo subito messi all’opera per predisporre, entro l’anno, il Piano di competitività per il Pie­monte: misure concrete proposte alle aziende che intendano in­vestire sul territorio. Co­me dicono i nostri vecchi, proporremo me­tà consigli e metà soldi. Evi­denzieremo, cioè, che il Pie­monte è im­prendi­torialmente appetibile per il posizionamento geografico, tanto più in prospettiva con la realizzazione di Tav e terzo valico, af­fiancando alla va­lutazione strategica risorse finanziare di sostegno agli investimenti in innovazione e in ricerca».

Da dove arriveranno le risorse?
«Le attingeremo dai fondi europei. Sono stato autorizzato dal­l’Ue, durante la recente missione a Bruxelles, a rimodulare quanto ci spetta e non ancora speso, frutto di richieste di vari anni fa, non più in linea con le nostre esigenze attuali. Mi è sta­to garantito che sarà concessa l’au­torizza­zio­ne entro tre­nta giorni da quando la Re­gione co­municherà i cambiamenti di de­stinazione dei fond­i a sostegno di chi investirà in Piemonte».

Anche la semplificazione burocratica è importantissima, vero?
«In effetti non sono sufficienti i consigli sul fatto che il Piemonte sia un buon posto per investire e non basta neppure il sostegno fi­nanziario, se per avere un’autorizzazione a realizzare qualche opera bisogna attendere mesi. Il terzo elemento del Piano per la competitività sono i percorsi privilegiati sotto il profilo bu­ro­cratico: tempi certi nelle pratiche e, soprattutto, facilitazioni nei rapporti con le varie autorità che si occupano di ambiente, tema fondamentale e assolutamente da rispettare, ma che non dev’essere motivo di sfibranti attese».

Quindi obiettivi immediati della sua Giunta sono i fondi europei e la sburocratizzazione, ma un’al­­tra questione basilare è quel­la dell’autonomia che oggi evidenzia alcuni intoppi per le divergenze fra Lega e M5S…
«Paradossalmente la parziale “impasse” a Roma torna a nostro favore. Mi sono confrontato con il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: loro sono molto avanti nelle materie individuate e nella trattativa formale con il Governo. Il rallentamento ci permette di tentare di raggiungerli, se saremo bravi e veloci. Siamo partiti subito e venerdì 19 luglio, Festa del Pie­monte, la Giunta si riunirà per fare il punto e per in­serire le ma­terie mancanti, in particolare in­novazione e ricerca e commercio internazionale, te­mi su cui si gioca molto del futuro della re­gione e che non so­no contemplati nelle richieste formulate da Chiamparino.

Ab­bia­mo ereditato una gestione molto timida della que­stione autonomia, noi invece avremo un ap­proccio opposto, determinato e ambizioso. La Co­stitu­zione, al­l’articolo 116, dà la possibilità di ridefinire il ruolo delle Regioni. Abbiamo la facoltà di ricontrattare il “prezzo” del rap­porto con lo Stato: oggi trasferiamo a Roma 10 miliardi di euro in imposte in più di quanto torna in Piemonte come trasferimenti sta­tali e l’esigenza di autonomia non è un ca­priccio. Faccio un esempio: a Mi­rafiori si produrrà la 500 elettrica. Numerose aziende di conseguenza stanno scegliendo il Pie­monte per localizzare i centri di ricerca e di produzione delle batterie, un “business” in sicura for­te espansione. Una Regione autonoma e pronta dovrebbe poter curvare già a settembre il “curriculum” formativo degli studenti degli istituti professionali verso tali specializzazioni per far studiare di più ai ragazzi il motore elettrico, per essere pronti per le richieste di personale specializzato che ci sa­rà. Questo oggi non è possibile, il “curriculum” formativo dev’essere basato su ciò che dice Roma, uguale per tutta la penisola. Nel campo della formazione professionale è una follia che il ragazzo di Bari studi le stese cose del coetaneo di Pi­ne­rolo. Sull’autono­mia giocheremo una parte im­portante della no­stra credibilità ed ecco perché ho te­nuto fra le mie deleghe questa materia. Ci vorrà del tempo, è chiaro, ma se non si parte mai…».

Capitolo infrastrutture: l’incontro a Roma con Danilo Toninelli.
«Sono fiducioso per questo pri­mo incontro ufficiale (quando “IDEA” sarà stampata, si sarà già svolto, ndr). Ho constatato la grande disponibilità del Mi­ni­stro. L’incontro è stato programmato per discutere delle infrastrutture del Piemonte, ma non della Tav. Era importante sgomberare il campo da un tema che ritengo deciso. Sono stato a Pa­rigi al Cda della “Telt”, la società che si occupa della realizzazione dell’opera. è stata una giornata storica, con la pubblicazione dei bandi per i lavori del tunnel in Italia, con il cofinanziamento dell’Ue salito al 55% per la parte internazionale e il finanziamento al 50% anche per la tratta na­zionale da Bussoleno al nodo di Torino. è una grande buona notizia. Ma il Piemonte non vive di sola Tav che pure è un progetto strategico per il no­stro futuro: ci sono troppe opere fondamentali da realizzare che qualcuno definisce “minori”. Lo sono dal punto di vista dei costi, non per la loro rilevanza. Asti-Cuneo e Pede­montana di Biella attendono la realizzazione da troppo e sono state messe al­l’ordine del giorno del vertice convocato a Roma».

Lei ha evidenziato la disponibilità di Toninelli che, invece, a detta di Chiamparino e dei suoi, l’anno scorso dimostrò una net­ta “scortesia istituzionale”…
«Credo sia anche una questione di approccio. Io uso quello langhetto che non esclude la dialettica quando ci vuole, ma non è bellicoso in partenza, non prende di punta per principio. E poi va det­to che un pezzo della maggioranza parlamentare fa parte del mio Governo. Avere la Lega con noi è importante per avere un piede nell’Esecutivo nazionale, perché né la Tav, né l’Asti-Cuneo le fa la Regione. Quanto al confronto con Toninelli, io credo ancora al­l’onestà intellettuale delle persone che ti guardano ne­gli occhi e prendono un impegno preciso. Il “premier” Giuseppe Conte e il Ministro così hanno fatto ve­nendo a Cherasco sul pon­te dell’autostrada sospeso nel vuo­to e promettendo l’apertura dei cantieri entro l’estate».

Ecco, Asti-Cuneo e polemiche connesse: lei che ne dice?
«A Bruxelles ho avuto la conferma che per procedere con il piano stabilito dal Governo non necessita un’autorizzazione preventiva da parte dell’Ue al cambiamento dell’ipotesi presentata dal precedente Esecutivo. è stato solo segnalato la necessità che non si violino le regole sulla libera concorrenza. È chiaro che, se non se ne facesse nulla, noi che siamo stati definiti il “cane da guardia”, non ci limiteremo ad abbaiare, ma morderemo».
Sul tappeto vi è anche la questione delle tratte ferroviarie dismesse o sospese.
«Necessita un piano straordinario al riguardo ed è un altro degli argomenti affrontati a Roma. Mi è piaciuto il metodo perché a To­ninelli sono stati inviati in via preventiva i temi da discutere, cosicché al Ministero potessero esaminarli e parlarne in base alle informazioni più aggiornate».

Sabato 20 luglio, su iniziativa di Ferruccio Dardanello, sarà presentato il progetto definitivo del­la variante di Pieve di Teco-Or­mea, valico Armo-Cantarana…
«Il Presidente della Camera di commercio di Cuneo promuove un’iniziativa giusta, perché chiede di finire ciò che è stato iniziato, un progetto molto utile in pro­spettiva. Negli ultimi anni il Piemonte è rimasto fermo. Nel­l’Amministrazione pubblica, non si può dire: “Non ci sono i soldi, ergo non facciamo nulla”. Ci sono meccanismi di finanziamento per progetti che abbiano ritorni economici significativi, per cui si possono eseguire senza pesare sui cittadini. Un’o­pera come quella, ad esempio, potrebbe prevedere un pe­daggio. I­noltre i fondi europei possono aiutare, perché siamo a cavallo fra due regioni e in estrema prossimità della Francia per cui si possono aprire possibili utili scenari a Bruxelles».

Passiamo alla sanità e al problema delle quote capitarie.
«La domanda principale è: il diritto alla salute dei cittadini del Pie­monte dev’essere uguale per tutti? La risposta non può che es­sere “sì”, sia per chi vive a Ni­che­lino sia per chi abita a C­a­prauna. Per garantirlo la Re­gione fa investimenti e oggi le quote riservate a certe province sono inferiori rispetto ad altre. È una situazione ereditata e assurda, legata alla spesa storica. Chi in passato ha speso di più, viene premiato ri­spetto a chi è sempre stato oculato. Del resto è ciò che capita a livello di trasferimenti statali alle Regioni. Stiamo ap­profondendo la questione ed elaborando una soluzione che cre­do sia perequativa, con elementi di maggiore giustizia. Stiamo anche ridefinendo le quote del piano di riparto nazionale fra le Regioni. Con­finiamo con la Lom­bardia, molto attrattiva sotto il profilo sanitario, con Svizzera e Francia e con una Regione autonoma: chiediamo che tali elementi siano tenuti in considerazione nel nuovo riparto. I numeri sono talmente alti che anche piccolissime variazioni percentuali possono avere ripercussioni positive grandissime sul bilancio regionale».

E per le liste d’attesa?
«Esse pesano sui cittadini nel momento in cui sono più deboli. Non è accettabile che per una visita alla cataratta ci vogliano sei mesi e che si rischi di aspettare un anno per la visita alla prostata. Abbiamo una sanità eccellente, fatta di professionisti bravissimi, ma dobbiamo far funzionare meglio ciò che non va a livello organizzativo. Aggiungo che un altro obiettivo prioritario in cam­po sanitario è un rapporto con i privati trasparente, molto chiaro, tenendo ben saldo il controllo della programmazione nelle ma­ni del pubblico, ma avvalendosi di ciò che i privati possono garantire in termini di servizi».

Intanto, però, si fa drammatica la carenza medici.
«La Regione sarà innovativa an­che di fronte a questa emergenza. Oggi si pagano 70 euro l’ora medici ingaggiandoli per tenere aperti certi servizi per una media di oltre dieci ore al giorno. Una borsa di studio vale, invece, 25.000 euro l’anno. Se specia­lizzare uno studente costa questo, quale follia è non spendere tale cifra per avere nuovi medici? Nei giorni scorsi abbiamo annunciato le nostre borse di studio regionali che si affiancano alla possibilità di inserimento lavorativo in ospedale grazie al decreto “Calabria” varato dal Governo nazionale. I borsisti si dovranno impegnare a lavorare in Pie­monte per 5 anni una volta raggiunta la specializzazione. Chie­deremo alle fondazioni bancarie e ai privati di contribuire a istituire altre borse di studio, mettendo sul piatto della bilancia anche delle agevolazioni fiscali».

Il Piemonte è fuori delle Olim­piadi 2026. Non si può far nulla?
«Su questo è stata fatta una scelta scellerata, con danni enormi per il Pie­monte. Però sono fi­ducioso che possano arrivare buone notizie. Le ri­sorse sono poche e i tempi per le Olimpiadi sono ridotti. Da noi ci sono impianti già realizzati, come le piste da bob. A fronte della scelta sbagliata degli anni scorsi, con dignità ho bussato alle porte di chi ha vinto, Lom­bardia e Veneto, per dire che il Piemonte c’è. E parrebbe che qual­cuno possa darci udienza».

Sul turismo come agirete?
«Rifaremo la legge regionale sul­l’organizzazione e sull’offerta turistica che risale al 1996, quando non c’era internet. E occorre riformare il sistema delle Atl sia per ragioni di efficienza, sia perché la riduzione del numero delle partecipate è un obiettivo di ri­sparmio. Le Atl devono garantire un’offerta turistica omogenea per prodotto turistico, non di confine geografico, sulla falsariga di quanto fatto per i Laghi e per Langhe, Monferrato e Roero».