Blitz della Guardia di Finanza: 4 arresti, coinvolta cooperativa sociale di Cuneo

L'operazione è stata condotta dalle Fiamme Gialle di Imperia

0
1026

Dalle prime ore di oggi i finanzieri della Compagnia di Sanremo hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare e stanno procedendo al sequestro preventivo di beni nei confronti di un’organizzazione che da due anni gestiva centri di accoglienza straordinaria (C.A.S.) per migranti nella Provincia di Imperia.

I provvedimenti cautelari, emessi dal Gip del Tribunale di Imperia, hanno colpito tre cittadini piemontesi: G.M (classe 1957), la convivente E.D.M. (classe 1971) e l’avvocato G.T. (classe 1952), soci occulti di una finta cooperativa sociale di Cuneo, la CARIBU, con la quale avevano ottenuto la gestione del C.A.S. di Sanremo a luglio del 2017 e, nel successivo febbraio 2018, anche quello di Vallecrosia. Oltre a loro è stata
tratta in arresto anche la sorella del promotore, A.M. (classe 1961), che aveva il compito di riciclare i proventi della frode in alcune società di famiglia.

Le indagini, partite nel novembre 2017 e coordinate dalla Procura della Repubblica di Imperia, hanno fatto emergere una condotta predatoria che aveva lo scopo di appropriarsi di gran parte dei fondi che la Prefettura di Imperia erogava per la gestione quotidiana di circa 120/130 migranti. Il sistema si basava sulla comunicazione quotidiana alla Prefettura di un numero di ospiti dei C.A.S. superiore a quello reale e sulla sovrafatturazione di costi, mai o solo parzialmente affrontati per erogare ai migranti i servizi che erano previsti in base all’appalto pubblico. La sovrafatturazione avveniva grazie all’interposizione di una serie di società di capitali, tra cui la LIBRA SRL di Cuneo, utilizzate per drenare dai conti della cooperativa quasi il 70% dei fondi erogati dal Ministero dell’Interno.

In particolare, l’immobile sede di uno dei due C.A.S., acquistato dai due fratelli G.M. e A.M. con un mutuo, veniva affittato alla LIBRA SRL, sempre di proprietà degli indagati, per 38mila euro annui (pari al premio annuale del mutuo), a fronte di una richiesta di rimborso alla Prefettura di quasi il triplo dell’importo, pari a 90mila euro.