Due “start-up” geniali sono “Ancalau” 2019

I progetti per curare in digitale glaucoma e maculopatie e del drone capace di scovare i rifiuti si dividono il premio. Giorgetto Giugiaro nella “Hall of fame” degli eventi bosiesi

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Se passi a Bosia la domenica a cavallo dell’inizio astronomico dell’e­state, oltre a divertirti, impari, impari sempre.
Questo offre, oltre a fare da eccezionale elemento promozionale per il paese e per il territorio, il densissimo giorno del premio “An­calau” e dell’annessa rassegna “Alta Lan­ga in vetrina”, frutto dell’inventiva, dell’eclettismo e della passione del trio meraviglia composto dal sindaco, Et­tore Secco, dal pubblicitario in pensione… per finta Silvio Saf­firio, presidente dell’associazione culturale che porta lo stesso no­me della manifestazione, e da Oscar Farinetti, il quale non ne­cessita di presentazioni, ma di cui è giusto ricordare quanto ha detto su Giuseppe Ber­nocco.
A proposito del cheraschese vincitore del premio “Ancalau lo­cal/global”, il creatore del concetto di “alti cibi” ne ha evidenziato l’essere partito davvero da zero, a differenza di lui che aveva un padre già imprenditore.
Dopo di che, per far diventare l’“U­ni­Eu­ro” il colosso che fu, è servito quel “quid” insondabile e personalissimo, ripetutosi con “Eataly”, che accomuna gli im­prenditori di razza, diciamo noi.
A Bosia ogni anno, al termine di un programma tanto interessante quanto sfibrante per chi lo ge­stisce, gli organizzatori promettono che per l’edizione successiva si limiteranno al “minimo sindacale”. Però sanno già che così non sarà, perché la stanchezza passa in fretta e la voglia di rimettersi in gioco spinge a in­ventare nuove proposte coinvolgenti.
Anche perché occorre essere al­l’altezza dei giovani che aderiscono al bando, di volta in volta più estrosi nelle proprie invenzioni, ma anche più concreti dal punto di vista imprenditoriale e… simpatici nel presentare le “start-up” in gara, così come raccomandato da Saffirio.
Davanti a una giuria stellare (foto sotto), alla presenza anche di Vit­torio Carnevali, responsabile di “I3P”, l’incubatore di imprese in­novative del Politecnico di To­rino, i giovani concorrenti hanno dimostrato competenza e capacità espositiva, nonché di possedere il dono della sintesi.
Ne sono risultati un “talk-show” interessantissimo e un compito davvero difficilissimo per la giuria, perché ciascuna delle cinque “start-up” finaliste possiede av­vincenti potenzialità.
E infatti, alla fine, per la prima volta, il premio “Ancalau” è stato diviso in due.
Ha vinto il progetto “ReVideo”, terapia digitale di recupero della vista con l’autoriparazione e rigenerazione delle aree danneggiate da glaucoma e maculopatie, a cui sono andati 7.000 euro e il trofeo scolpito su una pietra di fiu­me da Remo Sal­cio.
Al secondo posto, per un’incollatura, è arrivato “Pax”, drone in grado di rilevare depositi di rifiuti abbandonati tramite uno speciale algoritmo, pensato e realizzato da tre liceali albesi che in autunno andranno a presentarlo ad Abu Dhabi, essendosi già imposti nel concorso internazionale “I giovani e le scienze”, promosso dalla Fast (Federazione del­le as­sociazioni scientifiche e tecniche). La giuria ha pertanto deciso di assegnare 3.000 euro a questi promettenti studenti.
è doveroso almeno citare gli altri tre progetti presentati a Bosia.
Sono: “Drive sitter”, una “app che blocca le app” durante la gui­da per evitare multe al guidatore e rischi di incidenti; “Humus”, piattaforma di “job-sharing” per il reclutamento regolarizzato di la­voratori immigrati nell’agricoltura; “Novis” piattaforma “hardware-software”, sviluppata in collaborazione con l’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uic), che consente di giocare a “videogame” sviluppati “ad hoc”.
è destinato a lasciare tracce durature anche il convegno sulla pietra di Langa e sui terrazzamenti, organizzato con passione e condotto dall’architetto Massimo Pozzaglio, con le relazioni di Donatela Mur­tas, don Toio Delpiano, Piercarlo Grimaldi, Marco De­vecchi e
Ro­berto Cerrato, con “guest star” l’architetto paesaggista Paolo Pej­­rone e il celeberrimo “designer” garessino Giorgetto Giu­gia­ro, a cui è stata conferita la “Hall of fa­me” dell’“Ancalau”.
Il guaio, per manifestazioni co­me quella bosiese, è che, per quanto spazio si preveda, esso sarà sempre insufficiente rispetto alla vo­lontà di tracciare un quadro completo degli eventi accaduti per immagini e attraverso i testi.
Quindi, cari lettori, l’anno prossimo mettete in conto di andare di persona a Bosia e di vivere il clima del­l’“An­calau”, tanto più che gli or­ganizzatori godono dell’appoggio di Giove pluvio: finora sono state tutte do­meniche al­l’insegna del sole e del cielo serenissimo, da mattina a sera.