Barolo: il WiMu ospita la Hall of Fame dell’enologia italiana

La prima cerimonia di ingresso nella Hall of Fame del vino italiano è in programma sabato 22 giugno

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Il WiMu di Barolo accoglie le stelle del vino italiano. Nasce nell’avveniristico Museo ideato da François Confino e inaugurato nel più famoso borgo di Langa nel 2010 la Hall of Fame dedicata ai grandi nomi dell’enologia italiana.

Così come per il mondo dello sport, la musica e ancora il cinema, anche il vino avrà la sua Galleria delle Glorie dedicata ai personaggi che con carisma e visione, attraverso la loro opera, hanno contribuito a fare dell’Italia un punto di riferimento nel mondo, promuovendo i prodotti e i paesaggi, anticipando spesso le tendenze del pubblico, accendendo i riflettori su vitigni e denominazioni.

Allora non è un caso che la prima cerimonia di ingresso nella Hall of Fame del vino italiano sia in programma sabato 22 giugnoall’indomani del solstizio d’estate e nel quinto anniversario dell’Unesco dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato. Alle 16.30 nel cortile del castello comunale Falletti di Barolo, sede del WiMu, la Barolo & Castles Foundation inaugurerà una nuova tradizione per far sì che – dopo l’attenzione e la narrazione giustamente dedicate ai padri fondatori dell’Ottocento come la marchesa Juliette Colbert e il conte Camillo Benso di Cavour, il maggiore generale Paolo Francesco Staglieno e l’enologo francese Louis Oudart –, anche il Novecento entri di diritto a far parte del percorso museale.

«E’ proprio nei lunghi e travagliati decenni del grande secolo del vino italiano che possiamo individuare le personalità chiave che hanno permesso ai territori vocati all’enologia di uscire dagli angusti steccati in cui era confinato, prendendo le strade di tutto il mondo – dicono dal Comitato scientifico della Barolo & Castles Foundation –. E’ giunto il momento di accogliere tra i grandi della patria, almeno quella fondata sulla vite, i più illustri rappresentanti dell’enologia italiana, trovando loro uno spazio all’interno del WiMu di Barolo destinato a diventare sempre più la casa delle Glorie del vino».

Per la prima edizione di questo omaggio, partendo dal territorio di riferimento dei Paesaggi vitivinicoli dell’Unesco, è lo stesso Comitato scientifico della Fondazione (formato da rappresentanti dei Consorzi e personalità del mondo culturale, artistico, intellettuale e imprenditoriale locale) ad aver valutato e selezionato una terna di nomi che sabato 22 giugno inaugureranno la Hall of Fame con il “ritiro dell’etichetta”. Ovvero, per ogni personaggio, la posa nel Museo dell’etichetta di un’annata simbolo in grado di raccontare non solo la carriera dell’uomo, ma il punto di svolta in una sorta di “prima e dopo”.

I nomi scelti dalla Barolo & Castles Foundation per il 2019 sono Renato Ratti per la Langa, Giacomo Bologna per il Monferrato e Matteo Correggia per il Roero.

Le tre “divise” che saranno ritirate per entrare nel Museo del Vino sono il Barolo Marcenasco 1965, la Barbera Bricco dell’Uccellone 1982 Braida e il Roero Ròche d’Ampsèj 1996.

Per un ritratto dei tre vini, e relativi autori, interverranno alla cerimonia il giornalista e divulgatore Massimo Martinelli, che ricorderà la figura di Renato Ratti, Marco Felluga, decano dell’enologia friulana, amico storico e compagno di mille avventure e viaggi di Giacomo Bologna, e Coco Cano, noto pittore uruguaiano da molti anni stabilitosi in Italia, amico di Matteo Correggia e ideatore dell’iconica etichetta della cantina roerina.

Durante l’incontro saranno proiettati video e immagini che ritraggono i protagonisti e ci sarà la posa delle etichette celebrative, disegnate, utilizzando come colori i vini dei tre nomi insigniti del riconoscimento, dall’artista Rita Barbero, nella sala degli Stemmi del castello comunale Falletti di Barolo, sede del WiMu.

A condurre la cerimonia sarà il giornalista de La Stampa Roberto Fiori.

«Finalmente iniziamo a concretizzare una serie di idee condivise con il territorio attraverso il lavoro del Comitato scientifico della Fondazione – dice Paolo Damilano, presidente della Barolo & Castles Foundation –. Questo progetto è un punto di partenza per continuare a dare visibilità a cantine e produzioni e arricchire il Museo di ulteriore interesse per turisti e appassionati. Come le stelle per il mondo del cinema, la musica e lo sport, una Galleria delle Glorie che raccoglie le etichette più significative del territorio, e in futuro anche oltre confini, è un elemento conduttore di fascino per poter raccontare in maniera diversa e originale la storia dell’enologia italiana».

Aggiunge Renata Bianco, sindaco di Barolo: «Accogliamo con entusiasmo questa nuova iniziativa che ha l’ambizione di diventare un appuntamento annuale per dedicare un’esposizione permanente, all’interno del nostro WiMu a Barolo, agli uomini e le personalità che hanno contribuito a rendere grande il mondo del vino in Langa, in Piemonte, in Italia e all’estero».

° 1965 Barolo Marcenasco – Renato Ratti

Prima annata di Barolo prodotta da Renato Ratti al suo rientro dal Brasile, dov’era stato tecnico della Cinzano. Una lavorazione con metodi moderni (affinamento più lungo in bottiglia, indicazione del vigneto), che ha dato il “la” non solo e non tanto all’azienda di famiglia, quanto all’impegno di Ratti sul territorio, tradotto anche in decine di libri, le cariche istituzionali (presidenza del Consorzio del Barolo e direzione del Consorzio dell’Asti), la prima mappatura dei Cru, la carta delle annate, l’Albeisa, il Museo dell’Annunziata.

° 1982 Barbera Bricco dell’Uccellone Braida – Giacomo Bologna 

Prima annata della “Barbera delle Barbere”, ottenuta da vigneto singolo, affinata in barrique e dunque trattata alla stregua di un grande rosso italiano. Di fatto, sancì l’affermazione della tipologia nel mondo, sdoganando definitivamente un vino fino a quel momento considerato “da pasto”, o comunque semplice e incapace di grande complessità.

° 1996 Roero Ròche d’Ampsèj – Matteo Correggia

Prima annata del “Roero per eccellenza”, prodotto da un giovane Matteo Correggia dopo aver frequentato i più esperti colleghi di Langa e aver appreso le tecniche viticole e produttive più moderne ed efficaci. Subito accolto con grande favore dalla critica italiana e internazionale, il Roero Ròche d’Ampsèj decretò il successo enologico della Sinistra Tanaro, offrendole un posto al tavolo dei grandi vini del mondo.

La prima edizione della Hall of Fame del vino italiano è promossa dalla Barolo & Castles Foundation in collaborazione con il Comune di Barolo, il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, il Consorzio di tutela del Roero, il Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato, l’Enoteca Regionale del Barolo e MCC Multi-Color Italia S.p.A., che sostiene il WiLa – Wine Labels Collection.

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