Racchette di legno in… mani sicure

Sergio Parola ha donato alla fondazione “Crc” la sua ricca collezione di cimeli tennistici

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«Le racchette di legno mi sono sempre state nel cuore. Ho cominciato a giocare con le racchette di legno e continuo tuttora, un paio di volte alla settimana. Il gomito e il braccio sono i punti deboli di un tennista e, personalmente, trovo che il legno assorba le vibrazioni molto meglio della racchetta moderna e sta di fatto che, pur giocando da molto tempo e per un lungo periodo anche in maniera intensiva, ho mai avuto problemi».
Bastereb­bero queste pa­role per rendersi conto che ci troviamo al cospetto di un soggetto fuori dal comune. Perché il cu­neese Ser­gio Parola fuori dal comune lo è nel senso più ampio e positivo: perché fuori dagli sche­mi, tipico di chi prova gusto nel differenziarsi dalla norma, ma anche propositivo, vulcanico, intraprendente, lungimirante.
Il tennis è uno dei principali (ma non l’unico) campi d’applicazione in cui trova espressione la sua capacità di fare la differenza.
L’ultima iniziativa in tal senso è piuttosto recente e coinvolge anche la fondazione “Crc”.
Sergio Parola, infatti, ha donato la sua ricca collezione di cimeli tennistici, “in primis” racchette, ma anche trofei, stampe e libri antichi all’ente guidato da Gian­do­menico Genta, anch’egli grande appassionato dello sport di Fe­derer e di Nadal.
Al riguardo, Parola spiega: «I miei figli non sono particolarmente appassionati di tennis e volevo lasciare la mia collezione di decine e de­cine di racchette a qualcuno che sapesse
ap­prezzare un at­trezzo di fine Ottocento o di inizio del secolo scorso. Quan­do la Fondazione mi ha parlato di un progetto vol­to alla valorizzazione della sto­ria dello sport locale attraverso anche l’esposizione di cimeli come quelli in mio possesso, ho aderito ben volentieri».
Com’è arrivato a possedere così tante racchette di legno?
«Mi affascinavano da sempre e, quando mi capitava l’occasione di poterne comprare una, non mi tiravo mai indietro…».
Oggetti del genere si trovano nei mercatini dell’antiquariato?
«Di rado. Però ho la fortuna di conoscere tanti amici con il non­no che aveva giocato da giovane e, sapendo della mia passione, quando si imbattevano in racchette di legno svuotando cantine o solai, me le regalavano».
Le racchette di legno hanno anche un’incordatura diversa?
«è diversa l’incordatura, ma anche il tipo di materiale: per le racchette moderne si utilizzano corde sintetiche, mentre per quelle di legno si ricorre al budello. Ho la fortuna che uno dei mi­gliori incordatori, capaci di utilizzare il budello, sia un cuneese, Gian­carlo Spada, straordinario anche con le corde sintetiche, tanto che prende parte ai principali tornei al mondo!»
Ritorniamo alle origini. Lei quando ha incrociato il tennis per la prima volta?
«Ho iniziato a giocare a tennis a 14 anni, al Circolo cuneese. A quei tempi non c’erano i maestri, ma c’era il muro che era considerato il migliore dei maestri, visto che non sbagliava mai. Ho cominciato così, arrivando sino alla terza categoria e partecipando a tornei sino a pochi anni fa. Lavoravo presso la Banca commerciale italiana che aveva una squadra nazionale di tennis e io ho giocato dieci anni per Milano: partivo il venerdì pomeriggio e tornavo al lunedì per poter andare in banca».
Per lei sport vuol dire tennis, ma anche pallavolo. È stato per de­cenni allenatore della Cuneo Vbc. Non sono due discipline diversissime?
«La tattica di gioco è diversa, ma ci sono grandi similitudini nei movimenti, perché il tennis è fatto di spostamenti destra-sinistra e scatti brevi in avanti. Il campo da volley in fondo è un minicampo da tennis, dove si gioca in sei. Per allenare un centrale di pallavolo, che deve essere bravo a murare destra, sinistra e al centro, io lo facevo palleggiare a tennis».
Oltre a “conservare” lo sport sotto forma di cimeli, è un maestro anche nell’organizzare gli eventi sportivi…
«Anni fa con il mio allievo Giorgio Salomone, arrivato a giocare in serie A, abbiamo pensato di organizzare in piazza Duccio Galim­berti i primi campionati italiani “juniores” di serie A di “beach-volley”, ma­schile e femminile, e lo abbiamo fatto per 14 anni. Nel 2002, do­po la vittoria al mondiale del­la nazionale italiana di pallavolo, abbiamo organizzato un “I­talia-resto del mon­do” a Cu­neo: ab­biamo dovuto chiudere le entrate del pa­laz­zet­to perché più di 5.000 spettatori non era possibile ospitare!».
E poi c’è “Tennis retrò”, il torneo con le racchette di legno, iniziato nel 2008.
«L’avevo proposto a qualche circolo, ma l’avevano visto un po’ come un ritorno al passato. Al­lora ne ho parlato con Sergio Costamagna, organizzatore del­la “Stracôni”, e lui mi ha detto: “Facciamolo in memoria di mio figlio Matteo”, morto in un incidente stradale. Così ab­biamo organizzato il torneo e il ricavato delle iscrizioni va alla fondazione “Matteo Costama­gna” per so­stenere un villaggio in Africa».