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Comincia la corsa di Alberto Cirio

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Il centro-destra unito ha sciolto le riserve: l’europarlamentare candidato per il Piemonte

Forse stava nel­l’ordine naturale del­le cose, ma per giungere all’ufficialità si è dovuto attendere oltre un anno dalla prima “indiscrezione” con­­creta espressa in un evento pub­blico, pronunciata dal consigliere re­gionale forzista Gil­berto Pi­chet­to, a conferma di vo­ci insistenti che co­munque circolavano già nei mesi precedenti.
Il centro-destra (Lega, Forza Ita­lia e Fratelli d’Italia, a cui sul­le schede elettorali si aggiungeranno varie altre liste “civiche”) ha archiviato gli ultimi in­dugi e, u­nito, ha designato quale proprio aspirante presidente del­la Re­gione Pie­monte l’eurodeputato Al­berto Ci­rio.

Una designazione che il neocandidato al­bese si è guadagnato sul campo, per il lavoro svolto in qualità di assessore “di peso” nell’Ammistrazione regionale di centro-destra, quando tra l’altro si occupò dello sviluppo del turismo, forte anche delle esperienze fatte nella capitale delle Langhe, e confermandosi, inoltre, eccezionale catalizzatore di voti in occasione delle europee del 2014.

A Bruxelles, questo è innegabile (nelle pagine successive il caso vuole ci soffermiamo su due dei benèfici progetti che l’hanno vi­sto protagonista, giunti a maturazione in questi giorni), Cirio si è dato molto da fare, ol­tre che per il proprio Paese, per la regione e la provincia in cui è nato e cresciuto umanamente e politicamente.

Il commento a caldo dopo la conferma della notizia della candidatura è stato il seguente: «Rin­gra­zio innanzitutto il presidente Silvio Berlusconi per aver proposto il mio nome e i “leader” della Lega e di Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per la fiducia che mi hanno dimostrato. Per arrivare a oggi è stato ne­cessario del tempo, è vero. Ma vengo da una terra dove la natura, da secoli, insegna agli uomini che bisogna saper aspettare. Che ogni cosa va lasciata maturare. I nostri vini pregiati riposano al buio per mesi, anni. Ma, quando finalmente vedono la luce, basta loro un istante per esprimere il meglio e per comprendere che ogni giorno di quell’attesa ne è valsa la pena. Amo la mia regione. Questo, per me, è un onore. E ora si corre, con le scarpe da gin­nastica ai piedi. Perché il Pie­monte ha bisogno di energia. Ha bisogno di un’altra velocità!».

Due sono i temi che Alberto Ci­rio ritiene fondamentali per ri­dare slancio al Piemonte tutto, af­finché riprenda a correre: il saper attingere ai fondi comunitari e l’arrivare a definire con lo Sta­to i criteri di una maggiore autonomia regionale.
«Quando si comunica cosa si vuol fare, serietà impone di dire ai cittadini anche come si pensa di finanziare i progetti delineati», spiega il candidato del centro-destra a “IDEA. «Io lo faccio, per quanto riguarda l’Ue, forte dell’esperienza che ho acquisito in cinque anni di lavoro, nell’àmbito del quale ho verificato una volta di più come il nostro Paese, e pure il Piemonte, non sappiano approfittare delle notevoli opportunità offerte da Bru­xelles. Basti dire che a oggi, su un miliardo di euro di finanziamento potenzialmente disponibili per il Piemonte, e ormai quasi in sca­­denza, ne è stato richiesto e ottenuto appena il 30%. E sono alle porte i nuovi fondi strutturali a cui avremo la possibilità di attingere con un’adeguata programmazione e una forte attenzione verso questi canali».

Vi è poi la questione dell’autonomia, per la quale Cirio conta «sulla presenza della Le­­ga al Governo e su personalità importanti e preparate del Car­roccio qual è il piemontese Ric­cardo Mo­linari. Lo “sbilancio” fra quanto i piemontesi, tramite i prelievi fiscali versano all’Erario statale e ciò che ricevono da Ro­ma è spaventoso. Par­liamo di qual­cosa come 10 mi­liardi di eu­ro l’anno. Per citare un termine di paragone, il bilancio della Re­gione si aggira sui 13 miliardi. L’ar­ticolo 116 della Co­stitu­zio­ne autorizza le Regioni a ne­goziare con il Governo centrale maggiori competenze e senza dubbio gestire in proprio servizi importanti significa farli funzionare meglio e anche risparmiare, il che libererebbe significative risorse fi­nanziarie da investire sul territorio o da usare per diminuire la pressione fiscale».

I temi sul quali si concretizzerà la campagna elettorale sono tanti, ma su uno in particolare si sofferma Alberto Cirio, quello della sa­nità: «La giunta Chiamparino ha risanato i conti e questo è un suo merito. Ma parliamo di un settore fondamentale per la collettività, per il quale non si può ragionare solo in termini di costi. Se esistono liste d’attesa infinite per certe prestazioni, a poco vale es­sere virtuosi, come peraltro bisogna essere sempre, nell’amministrazione economica. L’inte­gra­zione fra il pubblico e il privato attuata in Lombardia, con gli evidenti positivi riscontri pratici per la popolazione, è un esempio che secondo me dovrebbe essere tenuto ben presente».

Al “Corriere della sera”, che gli ha chiesto come pensi di allestire la sua eventuale Giunta, Cirio, do­po aver ribadito che vi sono fra le priorità le “3 S” (sicurezza, strade e sanità), ha risposto: «La immagino composta da persone perbene, dotate di competenza, ma anche di buon senso. Io pen­so che la tecnica non possa mai essere dissociata dalla vita e dai problemi reali di tutti i giorni. Poi toccherà ai partiti valutare».
E sul lavoro, vera emergenza, ha aggiunto: «Questo c’è quando si aiuta l’azienda. Il primo punto da aggredire è la burocrazia. Amo il modello anglosassone: le imprese vanno agevolate, non punite».

BaNNER