«Questa Diocesi è una bella realtà»

Monsignor Marco Brunetti, vescovo di Alba da 3 anni, parla della sua esperienza di pastore e spiega come fa fronte alla scarsità di sacerdoti

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Monsignor Mar­co Bru­­netti, ve­sco­vo di Alba, ha accettato di ri­spondere alle domande postegli da “IDEA” a pochi giorni dal rien­tro dal Centroamerica, per la partecipazione alla Giornata mon­diale della gioventù (Gmg) svoltasi a Panama, intorno a pa­pa Francesco, dove ha guidato u­na delle delegazioni piemontesi.
Poco più di tre anni fa, precisamente il 21 gennaio del 2016, lei veniva eletto vescovo di Alba da papa Francesco: qual è il suo bilancio di questo periodo di pa­store della Diocesi?
«Tre anni fa divenni ve­scovo di Alba, e non nascondo la sorpresa con cui accolsi la comunicazione, legata anche a un po’ di preoccupazione di poter essere all’altezza di un tale compito. Il bilancio di questi tre anni lo considero positivo: mi sono integrato bene e penso di essere stato accolto altrettanto bene sia dal clero e sia dalla popolazione. Dal punto di vista pastorale abbiamo tentato di dare una risposta alle difficoltà della Diocesi dovute soprattutto alla mancanza di sacerdoti con un assetto diocesano in unità pa­storali. La lettera pastorale “Ge­sù cammina con noi” dello scor­­so anno ha tratteggiato il per­corso dei prossimi anni».
Può spiegare il significato del suo stemma episcopale e le ra­gioni della scelta?
«Il significato del mio stemma episcopale trova il suo fondamento nella parabola del buon samaritano che riassume il mio impegno per venti anni nella Pastorale della salute. Le due mani che si stringono nel quadrante di destra rappresentano proprio questa parabola, il pren­dersi cura degli altri. L’u­livo e la vite richiamano all’olio e al vino, i due elementi adoperati dal buon samaritano nella citata parabola: l’olio della consolazione e il vino della speranza. Il leone di San Marco richiama il mio nome di battesimo».
Eccellenza, quali differenze ha riscontrato tra le parrocchie della cintura di Torino (Set­timo, Trofarello, Testona, ecc.) dove lei ha svolto il compito di parroco e quelle di Langa e Roero?
«A Torino le realtà specie della città e della periferia sono mol­to più spersonalizzanti, mentre da noi sono più semplici e umanizzanti. Il rapporto fra Ve­sco­vo e sacerdoti e laici è più im­mediato e diretto. An­che la com­plessità sociale è di­versa, dettata dai grandi numeri. Sono realtà completamente di­verse che non si possono comparare fra loro. Ovviamente in tutte e due questi tipi di collettività ci sono spetti positivi e molto belli e altri problematici, seppure di diverso tipo».
Mons. Vescovo, lei ha attuato in Diocesi diversi cambiamenti, ce ne vuole parlare?
«I cambiamenti che abbiamo fatto in questi anni ho cercato di condividerli con i miei più stretti collaboratori e il Con­siglio presbiterale, tenendo conto innanzitutto del bene delle comunità in armonia con quello dei sacerdoti, cercando di attuare il nostro compito che è quello di annunciare il Van­gelo a tutti. Ho cercato di po­tenziare e di valorizzare gli uffici di Curia come strumento a servizio delle comunità parrocchiale e per accompagnare questa fase della vita della Diocesi a una maggior corresponsabilità dei laici, attraverso una formazione più attenta e mirata. La lettera pastorale credo sia u­na guida per aiutare i parroci e le comunità ad accompagnare questo tempo di cambiamento vissuto dalla Chiesa tutta».
Quante sono le parrocchie della Diocesi, quanti i sacerdoti e quale età media hanno?
«Le nostre parrocchie a oggi sono 126, ma sarà necessario rivederne la sussistenza attraverso forme di accorpamento o di soppressione, come ho indicato nella lettera
pasto­ra­le. I sacerdoti sono cento, molti dei quali anziani. I preti sotto i 50 anni sono appena una ventina. L’età media si aggira intorno ai 65 anni. Tutto questo fa pensare per il futuro».
Su questo territorio operano molte associazioni di volontariato che svolgono con passione e tanta dedizione i propri servizi, quali contatti ha con esse?
«Il mondo delle associazioni, dei gruppi e dei movimenti effettivamente ad Alba è molto ricco di presenze. Ritengo di a­ver costruito un buon rapporto con tutti loro: ci vediamo di frequente e credo ci sia un’ottima collaborazione».
Questo ultimo anno è stato particolarmente importante per la Diocesi. Infatti papa Francesco ha nominato due vescovi, scelti tra i nostri giovani presbiteri: don Marco Mellino di Canale e padre Franco Moscone di Ser­ralunga d’Alba. Nel 2019 lei ordinerà anche tre nuovi sacerdoti: è dunque un tempo di grazia per la Diocesi di Alba!
«Questo periodo è davvero speciale: due ordinazioni episcopali nell’arco di un mese credo passeranno negli annali della storia della Diocesi. Dobbiamo dire un sincero grazie a papa Francesco che ha scelto due figli di questa terra per incarichi così importanti elevandoli
al­l’E­piscopato, segno di un presbiterio preparato e maturo che fa onore non solo alla nostra Chiesa albese, ma anche a tutto il Piemonte. Le prossime possibili ordinazioni presbiterali sono un segno di speranza e ci offrono un po’ di “ossigeno”, ma dobbiamo guardare al futuro sperando che altri giovani rispondano “Sì” alla chiamata del Signore ed entrino in Se­minario. Ci sono molti giovani capaci e generosi, per cui ho fi­ducia nel futuro».
Come è stata la sua recente e­sperienza a Panama, insieme al Pontefice, per la Giornata mondiale della gioventù?
«La Gmg di Panama è stata un’esperienza unica ed eccezionale. Vivere gomito a gomito con i giovani che pregano, si con­fessano, partecipano alle ca­techesi e ascoltano il Papa e i vescovi credo non sia da tutti giorni. Certo i frutti di quanto è stato seminato nella Gmg li dovremo vedere a casa, valorizzando e dando priorità ai giovani, cosa che la nostra Diocesi ha messo in cantiere di fare. Il Si­nodo da poco concluso sui gio­vani e l’esperienza della Gmg sicuramente dovranno procurare dei cambiamenti nel no­stro modo di stare con le nuove generazioni».
Eccellenza, qual è il suo rapporto con le istituzioni pubbliche, le aziende e le associazioni di ca­tegoria che operano su questo territorio?
«Mi sento di dire che il mio rapporto con queste realtà sia ottimo e, soprattutto, che ci sia un’eccellente collaborazione. Il comitato “San Giovanni Paolo II”, con tutte le sue iniziative, compresa l’intitolazione di una piazza al Papa polacco, ne è stata la dimostrazione lampante, ma non è l’unica. Approfitto dell’occasione per ringraziare tutte queste realtà per la sincera disponibilità che costantemente dimostrano nei miei con­fronti e nei confronti della Dio­cesi di Alba».
Infine, monsignor Vescovo, nel ringraziarla, vuole esprimere un suo messaggio personale ai tanti lettori di “IDEA”?
«Il mio messaggio è molto semplice. Invito tutti a essere sempre accoglienti e generosi, capaci di costruire relazione per il bene non solo della Chiesa, ma anche della nostra società. La ricchezza sociale, imprenditoriale, spirituale e umana del no­stro territorio diventi un do­no da condividere con tutti. Vi be­nedico».