Home Attualità Demonte: bocconi avvelenati nel Vallone dell’Arma. Un lupo morto ed uno salvato

Demonte: bocconi avvelenati nel Vallone dell’Arma. Un lupo morto ed uno salvato

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Il lupo salvato

Due lupi avvelenati, in gravi condizioni di salute, sono stati segnalati e recuperati nel Vallone dell’Arma, in Valle Stura, sul territorio del Comune di Demonte, da Carabinieri Forestali e guardiaparco.

Il primo animale, segnalato in data 2 gennaio, è morto a distanza di poche ore dal recupero. Il secondo animale, recuperato il 7 gennaio, è stato curato da veterinari professionisti limitando al massimo le interazioni con il personale e provvisoriamente sistemato in un’area confinata sottoposta al minimo disturbo antropico, per evitare abituazione.

A due settimane di distanza, le sue condizioni sono migliorate e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Nazionale (ISPRA) ha indicazioni per il rilascio in natura non appena possibile. Per entrambi i lupi, le analisi hanno confermato la diagnosi di avvelenamento.

Il Vallone dell’Arma, uno dei luoghi più conosciuti e frequentati della Valle Stura, che da Demonte dà accesso all’altopiano della Gardetta e quindi alle valli Grana e Maira, non è nuovo a questo genere di episodi: il caso più clamoroso si è verificato nel 2015, quando il primo giorno d’alpeggio morirono cinque cani da pastore.

Il veleno non sceglie le sue vittime: quando entra nella catena alimentare uccide sia chi si nutre direttamente delle esche, ma anche chi consuma le carcasse. Senza contare che alcune sostanze sono talmente potenti da risultare tossiche addirittura per contatto o inalazione e in grado di contaminare le falde acquifere: un’esca diventa così pericolosa anche le persone.

Illegale e immorale, l’impiego di bocconi avvelenati per “sbarazzarsi” degli animali indesiderati è una pratica barbara e rozza: era già inaccettabile un tempo, quando non si conoscevano i danni reali causati dal veleno – non è assolutamente più tollerabile oggi, che l’impatto delle sostanze tossiche sugli animali, sull’ambiente e, potenzialmente, sulle persone è ormai noto e dimostrato.

Mentre le indagini sono in corso, le unità cinofile antiveleno delle Aree protette Alpi Marittime e Cozie e dei Carabinieri Forestali hanno svolto più interventi di bonifica in zona. Si consiglia comunque ai frequentatori di prestare la massima attenzione. In caso di sospette esche avvelenate, è importante segnalarle al 112 ricordandosi di documentare fotograficamente le esche (se possibile) e indicando il luogo preciso del ritrovamento – senza mai toccare nulla.

Due lupi avvelenati, in gravi condizioni di salute, sono stati segnalati e recuperati nel Vallone dell’Arma, in Valle Stura, sul territorio del Comune di Demonte, da Carabinieri Forestali e guardiaparco. Il primo animale, segnalato in data 2 gennaio, è morto a distanza di poche ore dal recupero.

Il secondo animale, recuperato il 7 gennaio, è stato curato da veterinari professionisti limitando al massimo le interazioni con il personale e provvisoriamente sistemato in un’area confinata sottoposta al minimo disturbo antropico, per evitare abituazione. A due settimane di distanza, le sue condizioni sono migliorate e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Nazionale (ISPRA) ha indicazioni per il rilascio in natura non appena possibile. Per entrambi i lupi, le analisi hanno confermato la diagnosi di avvelenamento.

Il Vallone dell’Arma, uno dei luoghi più conosciuti e frequentati della Valle Stura, che da Demonte dà accesso all’altopiano della Gardetta e quindi alle valli Grana e Maira, non è nuovo a questo genere di episodi: il caso più clamoroso si è verificato nel 2015, quando il primo giorno d’alpeggio morirono cinque cani da pastore.

Il veleno non sceglie le sue vittime: quando entra nella catena alimentare uccide sia chi si nutre direttamente delle esche, ma anche chi consuma le carcasse. Senza contare che alcune sostanze sono talmente potenti da risultare tossiche addirittura per contatto o inalazione e in grado di contaminare le falde acquifere: un’esca diventa così pericolosa anche le persone.

Illegale e immorale, l’impiego di bocconi avvelenati per “sbarazzarsi” degli animali indesiderati è una pratica barbara e rozza: era già inaccettabile un tempo, quando non si conoscevano i danni reali causati dal veleno – non è assolutamente più tollerabile oggi, che l’impatto delle sostanze tossiche sugli animali, sull’ambiente e, potenzialmente, sulle persone è ormai noto e dimostrato.

Mentre le indagini sono in corso, le unità cinofile antiveleno delle Aree protette Alpi Marittime e Cozie e dei Carabinieri Forestali hanno svolto più interventi di bonifica in zona. Si consiglia comunque ai frequentatori di prestare la massima attenzione. In caso di sospette esche avvelenate, è importante segnalarle al 112 ricordandosi di documentare fotograficamente le esche (se possibile) e indicando il luogo preciso del ritrovamento – senza mai toccare nulla.

c.s.