Per Valmaggia 5 anni vissuti intensamente

L’Assessore regionale, già sindaco di Cuneo, traccia il bilancio della sua attività all’interno della Giunta guidata da Sergio Chiamparino

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«Un’esperienza totalizzante». Po­che parole per descrivere questi quasi cinque anni di Alberto Valmaggia in Regione, da assessore a am­biente, urbanistica, programmazione territoriale e paesaggistica, sviluppo della montagna, foreste, parchi. Pochi giorni do­po aver spento 60 candeline (lo scorso giovedì 17 gennaio), l’ex Sindaco di Cuneo traccia un bilancio dell’esperienza nel­la giunta Chiamparino.
Partiamo dall’attualità su cui “IDEA” ha riferito sette giorni fa: i con­tributi per il 2018 alle Unioni montane, collinari e di pianura. In tutto 6,2 mi­lioni, nella Granda più di un milione…
«è la cifra più alta di sempre, e tutte le domande hanno ottenuto il contributo. Si tratta di un se­gnale del fatto che la Regione crede fortemente in que­ste collaborazioni tra enti locali, ma soprattutto è un sostegno economico concreto che premia le Unioni, e in particolare quelle montane e collinari, le quali hanno deciso di lavorare insieme, presentando una proposta seria e concreta di gestione unitaria di molte funzioni fondamentali».
Un’altra notizia recente riguarda i 35 mila euro a sostegno della candidatura a patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco delle Alpi del Mediterraneo.
«è un’opportunità in cui crediamo molto. L’area è un gioiello del territorio piemontese e ligure che può diventare un esempio anche per altri luoghi europei. In analogia con il sito Unesco dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, anche questo riconoscimento farà da volano nell’incentivare la promozione turistica ed economica, nonché per far convergere nuove opportunità di fi­nan­ziamenti europei».
Sta per terminare il vostro mandato. A livello generale, quale bilancio può tracciare?
«Non sono stati anni facili perché abbiamo ereditato una si­tuazione finanziaria di forte indebitamento (oltre 8 miliardi di euro su un bilancio totale di 11 miliardi) che ha limitato molte politiche di sviluppo. Abbiamo però preso un ente sull’orlo del baratro e l’abbiamo riportato sulla giusta rotta. I debiti sono stati ridotti di ol­tre il 20%. Sono diminuiti anche i costi della politica: il Pie­­monte è infatti l’unica Re­gio­ne in Italia in cui i consiglieri percepiscono un’indennità pari al sindaco del Comune capoluogo. Siamo usciti dal Piano di rien­tro del debito sanitario a cui eravamo sottoposti dal 2010 che aveva portato alla paralisi del sistema, con blocchi delle as­sunzioni e degli investimenti».
Qual è la cosa più importante fatta in questi cinque anni dal suo Assessorato?
«È difficile fare una graduatoria, ma direi l’essere riusciti, tra le prime Regioni italiane, a concludere il complicato “iter” sul Piano del paesaggio e ad approvare a larga maggioranza la legge sul riuso e la rigenerazione urbana, prima risposta concreta e operativa al problema del consumo del suolo. Ma an­che l’approvazione delle norme in materia ambientale, la programmazione della gestione dei rifiuti, il Piano amianto e l’adozione della tutela delle acque e la qualità dell’aria».
C’è stato un momento particolarmente difficile?
«La perdita di alcuni collaboratori preziosi con i quali abbiamo costruito percorsi importanti per la nostra Regione, in particolare quella del direttore dell’Assessorato, Stefano Ri­gatelli, e della sua vicaria, Ma­riangela Ricca. Rimpianti? Ab­biamo imbastito alcuni progetti che i tempi della legislatura non hanno permesso di portare ad approvazione, ma che sono già pronti per il futuro, come il disegno di legge sul turismo “outdoor”».
Tra le emergenze da fronteggiare c’è stata la grande alluvione del 2016. Come ha reagito la Re­gione Piemonte?
«Insieme agli incendi dell’autunno 2017, è stata una delle emergenze più difficili, un
mo­mento che siamo riusciti a superare grazie al puntuale la­voro degli amministratori locali e al sistema di Protezione civile. Grazie anche agli uffici re­gionali del pronto intervento, sono stati conteggiati i danni e in seguito sono arrivati diversi milioni di euro di finanziamenti per la ricostruzione di un territorio che oggi può contare su una mag­giore sicurezza».
Qual è lo stato dell’ambiente in Piemonte e in particolare della provincia di Cuneo?
«Sostanzialmente buono. Negli ultimi anni ci sono stati miglioramenti, ma non bisogna abbassare la guardia soprattutto ri­guardo all’inquinamento atmosferico e alla qualità dell’acqua della falda superficiale. Dob­biamo migliorare la qualità del­l’aria attuando le misure del piano in adozione in Consiglio regionale, sia con gli interventi strutturali previsti, sia attraverso le buone pratiche di ciascuno».
In conclusione, che esperienza è stata per lei e cosa c’è nel suo futuro?
«Un’esperienza totalizzante che mi ha permesso di conoscere tante belle persone e realtà piemontesi impegnate in buone pratiche. Tra questi, molti am­ministratori che in modo disinteressato lavorano ogni giorno per il bene della propria comunità. Partendo da queste esperienze, con tanti amici che faticano a riconoscersi nei partiti tradizionali, abbiamo costruito una rete civica in Piemonte. è la prossima sfida che cercheremo di affrontare nelle elezioni regionali del 26 maggio, quando, con il presidente Chiam­pa­rino, ci ricandideremo per proseguire il “buon governo” di questi anni».