Centro Riabilitazione Ferrero, dipendenti e Cgil uniti: “No alla svendita del lavoro” (VIDEO)

L'azienda, che ha strutture ad Alba e Robilante, vuole applicare un nuovo contratto con salario più basso, i lavoratori si sono espressi negativamente attraverso un referendum promosso dal sindacato

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“Diciamo no alla svendita del lavoro: questa è una schiavitù legalizzata, non vogliamo la carità, solo quello che è giusto”. A parlare sono alcuni dipendenti del Centro di Riabilitazione Ferrero di Alba e Robilante, che si sono espressi anche attraverso un referendum proposto dalla Cgil.

Per capire cosa sta accadendo occorre fare un passo indietro. Dal 1° novembre l’azienda, che oltre alla sede di Alba (160 dipendenti) ha una struttura a Robilante dove lavorano in 100, ha deciso di applicare un nuovo contratto, non sottoscritto dalle categorie Cgil, Cisl e Uil, ma siglato dall’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), dall’Ugl e da alcuni sindacati autonomi. Un contratto definito “pirata” dalla Cgil, con condizioni notevolmente peggiorative in termini di diritti e salario dei dipendenti, professionisti da anni impegnati nella cura e nell’assistenza di bambini e giovani disabili e di anziani non autosufficienti.

L’attuale proprietà già nel 2009, quando prese in mano l’azienda salvandola da un fallimento, pretese l’applicazione di un contratto con minor tutela anche salariale rispetto a quello precedentemente in vigore. Ci fu un referendum con una risicata maggioranza di pareri favorevoli e tutti i dipendenti accettarono la decisione.

Questa volta, però, non ci stanno più. E lo hanno detto attraverso un referendum promosso dalla Cgil: “Abbiamo chiesto di farlo in accordo con le altre organizzazioni sindacali e con la direzione dell’azienda – ha spiegato Alfio Arcidiacono, segretario provinciale Funzione Pubblica della Cgil Cuneo -. Non hanno accettato, allora lo abbiamo promosso da soli, mossi anche dalla spinta dei dipendenti. La partecipazione è stata altissima e il risultato parla chiaro”.

Dei 260 dipendenti aventi diritto, hanno votato in 209: i favorevoli all’introduzione del nuovo contratto sono stati 25, i contrari 184, numero pari all’88%. All’interno delle strutture lavorano infermieri, tecnici di riabilitazione, Oss ed anche medici: con le condizioni poste dall’azienda, avrebbero circa 1500 euro lordi in meno all’anno.

“Questa è una schiavitù legalizzata – hanno detto alcuni di loro, presenti alla conferenza stampa convocata dalla Cgil -. Abbiamo responsabilità importanti, ci viene chiesta grande professionalità e livelli elevati di servizio, e vogliono farci questo contratto? Così ci offendono. Noi non chiediamo la carità, solo quello che è giusto che ci venga dato”.
“L’azienda, peraltro, non vive situazioni di difficoltà – ha ancora aggiunto Arcidiacono -, non c’è nessuna motivazione che giustifichi questa scelta”.

Attraverso una lettera, la Cgil ha già informato la Ferrero dell’esito del referendum, con la richiesta di annullare l’accordo e riprendere una trattativa. “Altrimenti metteremo in campo tutte le iniziative utili per modificare questa decisione, con la mobilitazione, ma anche facendo appello alle aziende sanitarie e alla Regione perché vigilino sui comportamenti di realtà convenzionate. Ci sono protocolli sottoscritti a livello regionale e devono essere rispettati. Siamo comunque ottimisti e ci auguriamo che l’azienda recepisca il messaggio: confidiamo nel loro buonsenso. Facendo un passo indietro, farebbero una bella figura”.

Ai nostri microfoni, ecco le parole del segretario provinciale Funzione Pubblica della Cgil di Cuneo Alfio Arcidiacono.