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Una rete per l’ictus: protocollo fra Asl CN1 ed Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle

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800 casi di ictus ogni anno, dei quali il 40% non arriva in tempo utile in ospedale. Di qui la necessità di lavorare in rete, coinvolgendo tutti gli attori chiamati a intervenire per scongiurare gli esiti di una malattia che ha costi sociali ed economici molto elevati.
Asl CN1 e azienda ospedaliera S. Croce e Carle hanno messo a punto un protocollo per la gestione integrata dell’ictus, con il coinvolgimento delle neurologie, neuroradiologia, radiologia interventistica e emergenza urgenza, presentato a Cuneo lunedi 22 ottobre nella sala conferenze dell’ospedale Santa Croce e Carle.

Luca Ambrogio è il direttore della Neurologia del S. Croce e del dipartimento Area Medica: “ L’ictus può essere di natura ischemica quando l’arteria si chiude, o emorragica, quando si ha la rottura del vaso. Le ischemie rappresentano l’80% dei casi. Esso rappresenta la terza causa di morte nel mondo e la prima di disabilità. Possiamo affermare con certezza che la prevenzione sia la miglior terapia. Organizzare reti è sempre più importante, ma è anche difficile”.

Gli fa eco Baldassarre Doronzo, direttore della Cardiologia di Savigliano e del dipartimento Medico Specialistico dell’Asl CN1: “E’ importante l’osmosi delle conoscenze che permette di far acquisire competenze anche alle periferie. Se un tempo lavorare a New York o Cuneo faceva una grande differenza, oggi non è più così”.

Fondamentale il fattore tempo: l’intervento entro le prime tre-quattro ore al massimo permette un recupero, in molti casi totale, delle funzioni motorie e del linguaggio nei pazienti colpiti da ictus. “Gli interventi nella prima ora (“golden hour”) dalla manifestazione dei sintomi consentono di ottenere i migliori risultati”, spiega Lucia Fenoglio direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza dell’Asl CN1, che gestisce anche l’emergenza territoriale 118.
Ma come si tratta l’ictus? Con la trombolisi venosa (molto più disponibile e più semplice) e quella meccanica, iniziata a Cuneo nel 2015, come spiega Giuseppe Romano, neuro-radiologo al S. Croce, soffermandosi sulle tecniche adottate.

A Cuneo al 30 settembre sono già state 240 le diagnosi, con 72 interventi di trombolisi endovenosa e 26 di trombectomia.
Maria Roberta Bongioanni, direttore della Neurologia di Savigliano (dove le trombolisi attese sono 41 l’anno, le trombectomie 13-14) sottolinea: “Le cure riducono la mortalità, ma anche la disabilità. Il punto di forza della stroke unit è la presenza di personale formato sulle patologie vascolari e di professionisti di diverse discipline che lavorano in sinergia”.

Tema, quello della formazione, su cui si è soffermato anche Luigi Gozzoli, direttore della Neuroradiologia: “Tra Cuneo, Savigliano e Mondovì sono state formate 260 persone”.
“Anche Mondovì è un nodo della rete – spiega Alessia Di Sapio, direttrice della Neurologia del Regina Montis Regalis – che usufruisce del legame e della interdisciplinarietà tra ospedali. Il nostro è un lavoro di screening della popolazione che arriva al Pronto soccorso.

All’incontro ha partecipato anche un testimonial, Claudio Rossa di Saluzzo, uscito senza esiti da un ictus che lo ha colpito il 10 agosto scorso: tempestivo l’intervento salvavita del 118 che lo ha trasportato a Savigliano, ospedale da cui è poi stato trasferito a Cuneo per effettuare la trombolisi intra-arteriosa.
Il presidente dell’associazione Alice Cuneo Onlus Giuseppe Bonatto, ha sottolineato l’importanza della prevenzione, obiettivo prioritario del sodalizio.

c.s.