Quando i neri erano i meridionali: spopola in rete il video su testo dell’albese Marco Giacosa

Il video ha raggiunto e superato il milione di visualizzazioni su Facebook

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Quando i neri erano i meridionali: ovvero, l'ultimo è "il più terrone" di tutti

Quando i neri erano i meridionali: ovvero, l'ultimo è "il più terrone" di tutti **CREDITS: Con: ANDREA PENNACCHI Da un testo di MARCO GIACOSA Adattamento e regia: FRANCESCO IMPERATO Operatore: CLAUDIO PASTAFIGLIA Una produzione: GOLEMHUB.COM +++please share+++ +++Tutti i diritti sono riservati+++

Publiée par This is Racism sur Vendredi 19 octobre 2018

Ha superato il milione di visualizzazioni, spopolando in rete, un video pubblicato dalla pagina facebook “This i Racism”, in cui l’attore Andrea Pennacchi affronta la tematica del razzismo in Italia,  recitando un monologo in cui si rivolge direttamente ai “terroni”. Il testo del monologo è scritto dall’albese Marco Giacosa e ricorda come in passato, per anno, fossero stati i meridionali emigrati al Nord gli oggetti di comportamenti razzisti e discriminatori: il titolo del video, eloquente, è “Quando i neri erano i meridionali: ovvero, l’ultimo è “il più terrone” di tutti“. La regia è stata curata da Francesco Imperato.

Così Marco Giacosa, attualmente residente a Torino, racconta la genesi del testo da cui Pennacchi ha tratto il proprio monologo: «L’idea mi è venuta una sera d’estate, ero a Porta Nuova e passando accanto a due anziani con forte accento del Sud ho sentito che uno diceva all’altro: “Con questi neg*i non se ne può più, sono tutti spacciatori”. E l’altro annuiva, confermava con passione. Tutti i modelli con cui si parla dei migranti – ultimamente degli africani, qualche anno fa dei rumeni, prima degli albanesi – li avevo già sentiti negli anni ’80 e riguardavano i meridionali, i terroni. I terroni non avevano voglia di lavorare, spacciavano, perdevano tempo. Il piemontese no, il piemontese era puro. I giornali pure ci mettevano del loro: ricordo i titoli, “Preso l’autore della rapina della Cassa Rurale, è un siciliano di 27 anni”, oppure: “Scippa donna in pieno centro, catturato un pugliese senza fissa dimora”. Davvero, non è passato molto tempo. Anziché prendere un criminale per quello che è, cioè una persona che in un dato momento della vita commette un’azione criminale, si prende l’autore di un crimine e lo si ascrive a una categoria, e quindi in virtù dell’appartenenza a quella categoria lo si processa come “essere criminale”. Questo accade. È stupefacente che lo facciano persone che sono state, loro, prime vittime di questo schema»