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ELEZIONI 2019 a Bra – Claudio Allasia rivela: “Potrei non proseguire, per fare politica non è necessario candidarsi”

Ex candidato sindaco per il Movimento 5 Stelle nel 2014, oggi consigliere comunale a Bra. "Non ho visto molti cambiamenti, in quest'ultima legislatura. Sono stati di facciata e pochi di sostanza"

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Claudio Allasia (foto Danilo Lusso - Ideawebtv.it)

Claudio Allasia, classe 1969, nativo di Fossano ma residente a Bra, con la famiglia, già da molti anni. Laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Torino.

Nel 2014 scende in campo con il Movimento 5 Stelle, con il quale raccoglie il 9,38%. Proseguendo il nostro approfondimento sulle prossime elezioni amministrative a Bra, l’abbiamo intervistato per capire come si sta preparando il gruppo pentastellato.

Quattro anni e mezzo fa, la scelta di candidarti a sindaco. Che esperienza fu?
Molto sui generis, io non volevo candidarmi e sono stato spinto dal gruppo a fare questo passo. Ho cercato di apparire il meno possibile in campagna elettorale. Incontravo e dialogavo con le persone, ma non amavo stare in copertina, ecco. Fu difficile perchè, ad esempio, negli incontri di quartiere la partecipazione fu bassa. Non si percepiva interesse alla lista. Da questo punto di vista il risultato è stato bugiardo, perchè mi sarei aspettato di meno. Furono voti al simbolo, essenzialmente, più che alla lista o al sottoscritto. L’unica occasione pubblica di confronto, con gli altri candidati, fu quella all’auditorium Arpino. Una campagna elettorale condotta malissimo dal sottoscritto, perchè avverso alle campagne elettorali. Insomma, raccogliemmo voti già destinati“.

Qual è il bilancio di questi anni in Consiglio, da consigliere, e all’opposizione?
Dal punto di vista personale, un’esperienza sicuramente positiva e rimpiango di non averla fatta prima, cioè quando ero più giovane. I giovani dovrebbero assolutamente farla. Dal punto di vista personale, ma politico, passata la metà del mandato mi sono un po’ sfiduciato, perchè come consigliere di opposizione hai delle possibilità di proposta ed io ho prodotto tanto, ma essendo di opposizione le risposte non venivano date. Ti sembra di fare un lavoro sterile. Col passare del tempo ti accorgi che una serie di cose, su cui hai lavorato e ti sei battuto, le hai viste riflettersi nelle azioni dell’Amministrazione. Alla fine, ho poi rivalutato il mio momento di sconforto. Il lavoro di un consigliere all’opposizione ritengo che sia più importante di quello di maggioranza, se fatto bene ovviamente. All’interno del Consiglio c’è molto un votare per schieramento e l’ho visto da ambo le parti. All’opposizione si è portati a fare un’analisi critica. Se hai voglia di lavorare, c’è tanto da fare. L’ho trovato stimolante, dal punto di vista politico“.

Oggi che Bra vedi?
Non ho visto molti cambiamenti, in quest’ultima legislatura. Sono stati cambiamenti di facciata e pochi di sostanza. Manca una visione della città di tipo strategico. In tutti gli interventi fatti negli ultimi anni, non si è mai fatto un intervento verso la mobilità sostenibile. Non si sono fatti dei ragionamenti, ma solo il rifare l’aspetto. Ci sono molte cose da fare, dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista dello svolgimento dei servizi. La città avrebbe bisogno di un cambiamento deciso“.

Prossimamente partirà la nuova campagna elettorale per le amministrative del 2019. A Bra, cosa farà il Movimento 5 Stelle?
Io, al gruppo braidese, ho detto chiaramente che se si vuole presentare alle prossime elezioni, deve farlo con una proposta seria e credibile. Per forza di cose, nella passata tornata e come nuova forza politica, eravamo molto più leggeri e superficiali, anche sui problemi della città. Questo non possiamo più permettercelo. O c’è un lavoro basato su quanto fatto in questi quattro anni e mezzo, oppure è meglio non presentarsi. Questa è una riflessione fatta un anno e mezzo fa, all’interno del Movimento di Bra che si riunisce settimanalmente. Non è ancora definito come ci presenteremo“.

Cosa farà Claudio Allasia?
Preferirei non proseguire il percorso intrapreso. Per fare politica non è necessario candidarsi, perchè ritengo sia giusto lasciare spazio ad altri. Altri che vogliono provare questa esperienza. Al momento, non è determinata la mia candidatura o meno. Durante la campagna elettorale del 2014, avevo dichiarato che non ero sicuro di ripresentarmi alle prossime elezioni. Adesso sono esattamente sulla stessa lunghezza d’onda. Chiaramente, ora nessuno scopre le proprie carte. Nel mio caso: è una posizione che tengo da un paio d’anni. Spero che ci sarà qualcun’altro al posto mio. Come consigliere si potrebbe valutare ma per mia indole, non sono cambiato dal 2014 ad oggi. Non sono un uomo da pubbliche relazioni, ma un uomo da analisi. Se possibile, questa croce la farei portare ad altri. Per fare l’uomo politico, ci sono due aspetti: uno è quello del merito, sapere cosa si fa e non agire superficialmente, l’altro è quello di far vedere agli altri ciò che fai, cioè di essere pubblico. Il secondo aspetto mi è totalmente estraneo. Faccio fatica a vendere fumo e non mi interessa. Non mi piace la battuta ad effetto. Penso di non essere adatto, perchè non ho insieme questi due aspetti“.

Il candidato sindaco?
Non è definito. Il principio di lavoro è la definizione della visione della città, partendo dallo scorso programma elettorale che mancava di molti aspetti. Grazie all’opposizione in Consiglio, si focalizzano temi più concreti, si trovano delle persone motivate su questi temi e, da lì, esce il candidato sindaco“.

Un pensiero sulle prossime elezioni regionali?
Sono sempre stato pessimista. Vedo che il trascinamento delle nazionali non ha perso il traino. Da qui a maggio possono cambiare tantissime cose, noi abbiamo svolto da poco le primarie interne per la designazione del candidato regionale, che è Giorgio Bertola. Rispetto all’altra volta, in Provincia di Cuneo, abbiamo Mauro Campo che si ricandida e Ivano Martinetti. Ci danno più possibilità in termini di risultato elettorale. Mi aspetto, comunque, un buon risultato“.

Sulla situazione politica, nazionale, attuale?
Ci sono molte cose che non mi piacciono di questo governo e altre che mi piacciono di più. Non mi piace che l’esagerazione di annunci e dichiarazioni, a cui però fanno seguito azioni. Si usano degli slogan a sproposito. Parlare di eliminare la povertà, non ha alcun senso politico. Perchè gli effetti si potranno vedere solo più avanti. Puoi dire che stai facendo un lavoro per combattere la povertà. La parte comunicativa io la soffro. Sono molto diffidente, anche, nei confronti dell’alleanza verso la Lega. Il Movimento raccoglie diversi aspetti e diverse origini politiche, culturali, ma c’è il rischio che se si fa una battaglia sugli annunci, si vada a finire verso il loro modo di fare politica. Noi, in teoria, abbiamo sempre detto che bisogna lavorare sul merito, sul lavoro, sull’onestà. Dovremmo abbassare la testa e darci degli obiettivi concreti. Ci sono interventi governativi che posso condividere, altri meno. Ritengo meno sensato parlare di flat tax, c’è bisogno di una revisione del sistema fiscale e del sistema burocratico che lo organizza, insieme ad una riduzione delle tasse, soprattutto per i ceti medio-bassi. Per come strutturata, la flat tax è rivolta ai ceti medio-alti. Vedo luci e ombre“.

Come avvicinare i giovani braidesi ad un interesse politico e, di conseguenza, alle urne?
Ci sono sicuramente due aspetti. La mancanza di interesse, perchè chi dovrebbe essere più interessato, rivolge il proprio interesse verso altre direzioni. Però, per chi si avvicina, non c’è molto incoraggiamento a dare un contributo. In quest’ultima legislatura abbiamo visto ripartire la Consulta delle politiche giovanili, una fervida attività di un gruppo di ragazzi che si è ritrovato con entusiasmo. A me dispiace che non ci sia mai stato un confronto con tutti gli elementi e gruppi consiliari, ma è rimasto un dialogo tra giunta, assessori delegati o consiglieri delegati e Consulta, senza la possibilità che loro portassero le proposte all’attenzione di tutti. C’è una tendenza, che è molto marcata nella città di Bra, che è quella di cercare di guidare le attività di questo tipo. Cioè, chi amministra tiene un filo serrato di dialogo verso un organismo, ma non lo tiene semplicemente come dialogo, ma anche come guida. All’inizio porta entusiasmo, poi diventa un vincolo. Occorre garantire un dialogo aperto, partecipativo, continuo, con sindaco, giunta e consiglio. Coltivare la partecipazione, senza vincolare, senza cercare di mettere a regime la partecipazione, lasciarla libera di esprimersi. Dall’altra parte, dare opportunità e spazi fisici perchè si possa esprimere, il giovane, in uno degli aspetti della sua vita, l’attività sportiva, il ritrovo“.